Com’è cambiato Carmignac Patrimoine


Era il gennaio del 2019 quando Edouard Carmignac ha deciso di lasciare il ruolo di co-gestore del fondo di punta della maison da lui stesso fondata nel 1989. Trent’anni di innegabili successi che hanno portato il fondo Carmignac Patrimoine ad essere uno fra i più noti dell’universo europeo. Anche nel 2020 questo ha infatti ottenuto il rating Blockbuster (B) FundsPeople.

Cos’è cambiato nella gestione?

Da allora la gestione di Carmignac Patrimoine è interamente affidata a David Older per la componente azionaria e Rose Ouahba per quella obbligazionaria. “Io e David ci conosciamo dal 2015 quando si è unito al team specialista del settore tecnologico statunitense”, spiega Ouahba. “Dallo scorso anno lavoriamo più a stretto contatto, da quando abbiamo preso la piena responsabilità della strategia di Carmignac Patrimoine. Devo dire che il cambiamento da allora è stato significativo: David ha arricchito la nostra capacità di generazione di alpha e la selezione dei titoli è diventata sempre più importante per la performance. Precedentemente eravamo abituati a considerare prioritarie le tematiche macroeconomiche, ma ora abbiamo un maggiore equilibrio tra alpha e beta”.

Un secondo elemento di novità sottolineato da Rose Ouahba è un focus mirato verso settori e stili di investimento, grazie ad un rapporto più stretto con il Cross Asset Team della casa di gestione. “In questo momento ad esempio guardiamo molto al rapporto tra titoli ciclici e growth. Questo ci fornisce un ulteriore elemento di conoscenza del nostro portafoglio e ci aiuta a capire se si creano le condizioni per un turnover dello stesso”, chiarisce sul punto il gestore. Negli ultimi 18 mesi, per quanto riguarda nello specifico l’universo obbligazionario, il team è ora al completo e conta un esperto per ogni asset class.

Carmignac Patrimoine può contare inoltre sulla presenza e sull’esperianza di un Comitato di Investimento Strategico di cui fanno parte i due co-gestori e tre figure apicali della società quali Edouard Carmignac, Didier Saint-Georges e Frédéric Leroux. “Questo Comitato”, dichiara Rose Ouahba, “è per me e David uno strumento estremamente prezioso per confrontarci con professionisti di grande esperienza in grado di captare i segnali di cambiamento dei mercati da qualunque parte questi arrivino”.

“Nel campo del risk management”, completa Ouahba per quanto riguarda i cambiamenti avvenuti da gennaio 2019 a oggi, “abbiamo aggiunto una risorsa al fine di migliorare l’analisi quantitativa e comprendere le implicazioni tra i titoli presenti in portafoglio. Per individuare, quindi, la possibile formazione di bias derivanti dalla natura multi-asset del fondo. Questo è in particolarmente importante nella relazione tra la componente obbligazionaria e quella azionaria del portafoglio”.

Affrontare la crisi dei mercati

I due elementi che hanno maggiormente facilitato Carmignac Patrimoine nell’affrontare i mesi più difficili della crisi legata a Covid-19 sono stati la tempestiva e decisa azione del team di gestione e la natura stessa del fondo. Il fondo ha, infatti, un orizzonte di lungo periodo e una significativa esposizione ai trend secolari, tra cui quello tecnologico a cui appartengono quelle imprese che hanno rafforzato il proprio business nel corso della crisi.

“A partire dalla fine di marzo abbiamo aumentato l’esposizione ai titoli ciclici”, rivela Ouahba sulla componente azionaria. “La decisione di andare in questa direzione con specifico focus sulla qualità ha portato ad individuare alcune interessanti opportunità in titoli come Amadeus, leader nel comparto delle prenotazioni di voli aerei e Safran, attiva nel settore aereospaziale. In aprile abbiamo poi rinforzato la nostra posizione tattica sulle banche europee”. Per quanto riguarda la componente azionaria di portafoglio, il focus rimane perciò sui titoli growth, con una componente di titoli ciclici maggiormente elevata.

Per quanto riguarda la parte obbligazionaria su cui la manager ha competenza diretta, “dopo l’ulteriore abbassamento dei tassi di interesse”, afferma, “abbiamo iniziato a diminuire l’allocazione ai titoli governativi passando ai titoli corporate. È stata la ricetta che abbiamo utilizzato anche nel 2008 e 2009 per sovraperfomare il mercato. Siamo entrati con decisione nel campo degli investment grade e stiamo inoltre aumentando l’esposizione ai subordinati bancari”. “Abbiamo acquistato inoltre titoli emessi da esportatori di materie prime, approfittando dell’alto rendimento determinato dalla caduta dei prezzi del petrolio e sempre operando opportunisticamente abbiamo aggiunto titoli come EasyJet, Ryanair, Carnival, Airbus, aziende direttamente impattate dalla crisi Covid-19 ma resilienti”, completa il quadro Ouahba.

“Un’ultima osservazione va fatta per quanto riguarda le valute. Il rischio di cambio sul dollaro è stato coperto, con aggiunta di un basket di valute dei mercati emergenti che si sono fortemente deprezzate nel corso della crisi”, conclude l’esperta.

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