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Cohen (iShares): "strumenti passivi per investitori ‘buy and hold’"


Sono diversi anni che in Europa l’industria delle soluzioni passive sta crescendo molto velocemente. Dopo la crisi finanziaria, nei portafogli di banche e assicurazioni sono aumentate le allocazioni in strumenti passivi. Secondo Stephen Cohen, head of EMEA iShares, “gli ETF non vengono più utilizzati esclusivamente per prendere esposizioni tattiche su determinate asset class, ma sono diventati dei mattoncini per la creazione dell’asset allocation”. A differenza di un tempo, c’è stato un cambiamento dal punto di vista strutturale. Grandi reti di distribuzione hanno cominciato ormai da diversi anni a utilizzare questi strumenti come building blocks per la costruzione di soluzioni di investimento. “Tralasciando lo storico dibattito sui vantaggi e svantaggi degli strumenti attivi e passivi, sta aumentando l’interesse dell’investitore verso questi strumenti che offrono costi più bassi”, spiega Cohen. “L’investitorepuò comprare strumenti passivi e aumentare l’esposizione in una determinata asset class a un costo contenuto”.

In America sono già diversi anni che anche gli investitori ‘buy and hold’ si orientano verso questo tipo di soluzione: “Nel giro dei prossimi 4-5 anni ci aspettiamo di vedere la stessa tendenza anche in Europa”, spiega il responsabile. Ma con l’aumento della volatilità questi strumenti possono essere ancora efficaci ed efficienti? Cohen sostiene che “non è la tipologia di strumento (attivo o passivo) a determinare la performance del portafoglio, ma la nostra asset allocation. Nel momento in cui c’è un drowdawn di mercato, non tutte le asset class crollano. Ad esempio, se crolla il valore dei titoli azionari americani, i titoli governativi e alcune materie prime come l’oro salgono. Le performance sono determinate dalla capacità dell’investitore di capire dove sono nascoste le opportunità, che possono essere implementate sia attraverso fondi attivi sia passivi”, spiega Cohen.

Mifid II e strumenti passivi

Con l’introduzione della nuova regolamentazione MiFID II in Europa ci sarà una maggiore trasparenza per quanto riguarda i costi di gestione. “Secondo noi, questo favorirà il mercato degli strumenti passivi. Il passaggio non sarà rapido, ma graduale. I clienti retail cominceranno a  comprendere pienamente i costi dei prodotti finanziari e, dato il contenimento delle commissioni di gestione degli strumenti passivi ci si interrogherà sulle differenze di costo”.

“A mio avviso la regolamentazione cambierà la mentalità degli investitori europei e sensibilizzerà le persone sui costi dell’investimento finanziario, orientandole verso soluzioni efficienti come gli ETF”, conclude il Cohen.

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