Coerenza trasparenza e liquidità i tre pilastri della fund selection


Sono diversi gli aspetti macroeconomici e geopolitici che condizionano gli attuali contesti di mercato o che potrebbero farlo. Ma quanto incidono tali dinamiche sul lavoro di un fund selector? Funds People ha chiesto a tre noti professionisti del settore quali siano i principali fattori, criteri e parametri utilizzati nella loro attività al fine di garantire una migliore e più accurata selezione di un fondo di investimento nei mercati di oggi.

In generale, dal dibattito è emerso che un processo di selezione ottimale deve poggiare principalmente su alcuni pilastri quali la consistenza e coerenza tra gli obiettivi di investimento, la trasparenza del processo e delle fonti di valore aggiunto, nonché un’elevata liquidità degli investimenti ripetibile nel tempo. “Ogni gestore preso in considerazione deve soddisfare queste caratteristiche”, dichiara Paolo Biamino, responsabile manager selection di Euromobiliare AM SGR. “Per quel che ci riguarda, da sempre preferiamo parlare di ‘selezione dei fondi più adeguati alle nostre esigenze’ piuttosto che di gestori migliori in assoluto o dalle performance superiori. Di regola, quando conduciamo una ricerca, definiamo a priori le caratteristiche desiderabili per un gestore che opera in una determinata asset class o adotta uno specifico stile di investimento: studio del risk management, stile di gestione, strategia, ecc.”, spiega il manager.

È quindi molto importante che un fondo abbia delle caratteristiche ben precise e distintive con un track record comprovato, aggiunge Filippo Valvona, fund selector di Amundi SGR. “Nelle analisi punto a far emergere il modo in cui è stata conseguita una determinata performance. In particolare, cerco di capire se il risultato sia frutto di un processo ben strutturato o di particolari circostanze favorevoli, come quelle di mercato, ad esempio. Al contempo, vanno valutate le tipologie e i livelli di rischio che il gestore ha assunto nel tempo”, spiega l’esperto. “Un altro importante elemento da tenere in considerazione, a mio avviso, è l’esperienza del gestore, o del team, che deve essere consolidata e comprovata. Eseguiamo, quindi, un’analisi quantitativa con diversi modelli per approfondire questi risultati e, successivamente, passiamo a un’analisi qualitativa per studiare il processo d’investimento. Cerchiamo fondi che possano dare i risultati attesi in determinate condizioni di mercato, soprattutto in cicli economici differenti”, commenta Valvona.

In Azimut Capital Management SGR si parte con lo scegliere su quale mercato o asset class investire, come spiega Claudio Catalani, advisory desk specialist della società. “Fatto questo, bisogna selezionare il miglior veicolo, e a tale scopo abbiamo sviluppato un algoritmo proprietario che valuta su diversi orizzonti temporali indicatori sia di performance sia di rischio. Il tema dei costi viene inglobato indirettamente nell’analisi considerando i rendimenti ‘al netto’. 

La trasparenza rimane uno dei valori qualitativi più importanti”, commenta l’esperto, che poi aggiunge: “Utilizziamo i migliori market data services presenti sul mercato che sono assolutamente all’avanguardia in termini di prestazioni e funzioni, consentono un aumento di produttività e permettono di dare più spazio all’analisi qualitativa. L’aspetto critico può riguardare la corretta classificazione dei prodotti (ad esempio, la corretta definizione dei peer group) e in quest’area c’è ancora un discreto margine di miglioramento”. 

‘Commoditizzare’ il beta

Fermo restando i principi cardine, Biamino sottolinea che il processo di selezione deve evolversi nel corso del tempo rispondendo agli stimoli proposti dal mercato e, più in generale, dall’evoluzione dell’industria del risparmio gestito. “Oggi si parla di ‘commoditizzazione’ del beta, ormai accessibile almeno nell’equity a costi prossimi a zero, mentre le capabilities di gestione attiva vengono riservate a gestioni con grado di concentrazione elevato o con grado di sofisticazione superiore (alternativi et sim.)”. 

Pur non arrivando a suggerire la sostituzione delle gestioni attive ‘core’ con strumenti passivi, da Euromobiliare ritengono che sia corretto “ragionare sulla differenziazione dei processi di selezione laddove, per le asset class tradizionali per le quali non vengano percepite fattispecie di rischio specifico immediate, la selezione avviene prevalentemente su base quantitativa”, dettaglia il manager, secondo il quale, al contrario, il massimo dettaglio nell’analisi viene riservato alle asset class più speculative e alle strategie di investimento con grado di sofisticazione più elevato. “Questo almeno in linea di massima, visto che qualsiasi scatola può sembrare piena a prima vista finché non si solleva il coperchio per verificarne il contenuto. Rimane sempre il trade-off nella scelta tra una boutique o una società che possa essere sostenibile nel tempo”, conclude Biamino.

Polarizzazione 

Valvona, che lavora nella fund selection da quasi vent’anni, si è detto positivamente colpito dalle opportunità che ultimamente si stanno presentando per i fund selector. “Da un lato, la continua ascesa del mondo passivo sta scremando il campo da quelle soluzioni che si presentavano come attive ma che in realtà non facevano null’altro che replicare il benchmark con una struttura di costi importanti. Dall’altro lato, nel mondo degli asset manager la continua ricerca di economie di scala che favorisce fusioni o acquisizioni ci sta conducendo a una polarizzazione dell’industria dove avremo un numero piuttosto contenuto di enormi asset manager con esposizioni oltre i 1.000 miliardi e poi parecchi piccoli player o boutique estremamente specializzati su nicchie di mercato”. 

In pratica, per il manager di Amundi SGR stiamo assistendo da una parte a una spinta verso i passivi e dall’altra alla nascita di piccole realtà specializzate in determinate nicchie di mercato per operare nelle quali non si può far affidamento su un team generalista, ma anzi questo deve essere fortemente specializzato per capire il valore aggiunto apportato. “Comprendere queste strategie permette di effettuare le scelte più corrette. La risultante di questi due fenomeni sarà un’ulteriore spinta verso fondi realmente attivi e iperspecializzati, pertanto al fund selector sarà richiesta una maggiore tecnicità e specializzazione, ma al contempo avrà la possibilità di far emergere in maniera più evidente la propria professionalità e competenza”, conclude l’esperto.

Professionisti
Società

Notizie correlate