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Cinque fattori chiave per l'economia mondiale nel secondo semestre 2018


I risultati aziendali continuano a rinforzare i mercati. Negli Stati Uniti, sette società su dieci quotate sullo S&P 500 sono riuscite a superare le ambiziose aspettative degli analisti. In media, le aziende hanno rappresentato il 25% in più dei profitti previsti nel trimestre. Tutto questo mentre l'indice MSCI World (in EUR) supera il +4,5% nell'anno. “Uno scenario apparentemente idilliaco, come un tranquillo e caldo pomeriggio estivo”, commenta Philipp Vorndran, investment strategist di Flossbach von Storch. “Tuttavia, non possiamo escludere la formazione di nuvole all’orizzonte”, continua l’esperto. Sono cinque, nello specifico, i fattori che secondo il Flossbach von Storch Research Institute potrebbero determinare improvvise oscillazioni nei mercati nei prossimi mesi. Vediamole brevemente:

La debolezza della valuta di alcuni Paesi emergenti
“Le aspettative di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti aumentano grazie ai buoni dati sulla situazione economica e sul mercato del lavoro. L'inflazione guadagna terreno grazie all'aumento dei prezzi del petrolio e, se rimane al 2%, la Fed potrebbe decidere di effettuare una serie di rialzi dei tassi. ‘America first’ è il motto di Donald Trump e non ci aspettiamo che Jerome Powell si allontani da questa premessa. I rappresentanti della Fed ormai non si considerano più i protettori del sistema monetario internazionale”, commenta l’esperto di Flossbach von Storch.

Cambiamento di regime della Fed
Vorndran sottolinea che “con il binomio Obama/Yellen, i tassi di interesse probabilmente non sarebbero saliti così in fretta. L'effetto sulle economie periferiche può essere molto più drastico di quello che avremmo potuto intuire alcuni anni fa”.

Gli emergenti sono sulla linea di fuoco (per ora)
La svolta verso una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti interesserebbe soprattutto i Paesi emergenti. “Se gli investitori in altre aree monetarie si aspettano che i tassi USA salgano più velocemente che in altre regioni, investiranno di più in obbligazioni statunitensi, rafforzando il dollaro. Tassi di interesse più elevati e un dollaro più forte sono dannosi per quei Paesi altamente indebitati che hanno contratto gran parte del loro debito in dollari USA”, commenta Vorndran. L'effetto sui bilanci pubblici e aziendali potrebbe essere devastante, avverte lo strategist.

La mancanza di indipendenza dell'autorità monetaria in Turchia
“Da quando Erdogan ha assunto la presidenza nell'agosto 2014, la lira turca si è deprezzata di circa il 50% rispetto all'euro e il livello di indebitamento, largamente denominato in USD, supera il 50% del PIL”, spiega Vorndran. Recentemente, il presidente ha evidenziato la permissività della ‘sua’ Banca centrale con la sua politica. La fiducia degli investitori nella valuta è stata compromessa dall'apparente mancanza di indipendenza dell'autorità monetaria.

Populismo all’italiana
La turbolenta formazione del governo in Italia, che ha portato a una coalizione tra i partiti populisti della Lega e del Movimento 5 Stelle, è una prova di fuoco per la forza della zona euro. “L'indebitamento italiano è di 2.286 miliardi di euro, che rappresenta circa il 130% del PIL. Con il nuovo governo, sono previsti miliardi di spese aggiuntive, superiori al 7% del PIL e che dovrebbero essere finanziate principalmente attraverso nuovi debiti”, spiega l’esperto.

“Senza il continuo sostegno della BCE, il rendimento delle obbligazioni richieste dagli investitori sarebbe aumentato molto più rapidamente. In questo contesto, una variazione rilevante dei tassi di interesse è sempre più improbabile. Non crediamo neanche che sia probabile l’implementazione a breve termine dei mini BOT, che dal nostro punto di vista potrebbe incoraggiare un deflusso di capitali dal Paese e infine un aumento del rendimento richiesto delle obbligazioni”, conclude Vorndran.

Come devono muoversi, dunque, gli investitori? Da Flossbach von Storch raccomandano di seguire due premesse fondamentali: “Da un lato, fare affidamento su una gestione attiva e mantenere una liquidità sufficiente a fornire flessibilità al portafoglio. Dall'altro, investire in titoli di qualità. Il cielo è coperto. Dove cadrà il prossimo fulmine? È importate restare vigili e posizionarsi per sfruttare le opportunità che possono presentarsi in questo scenario”.

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