Cina, l’ottimismo dei gestori internazionali


“First In, First Out”. Un’espressione con cui abbiamo acquisito familiarità da quando la Cina, primo Paese ad entrare nella crisi sanitaria da Covid-19 ha iniziato a mostrare segnali di miglioramento mentre nel resto del mondo venivano applicate su larga scala le misure di contenimento con inevitabili impatti sull’economia.

Guardare lontano

“Sembra che la Cina stia riavviando con successo la sua economia, sostenuta dal graduale miglioramento dei dati macro nel secondo trimestre. La capacità produttiva interna è tornata in gran parte alla normalità nel mese di aprile. La domanda dei consumatori ha seguito, anche se il tasso di ripresa varia a seconda dei settori. Il governo cinese ha attuato pacchetti di stimolo e di agevolazioni finanziarie per aiutare le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, a superare questo momento difficile. Se da un lato c'è il rischio di sovrastimolare l'economia e di aumentare la leva finanziaria, dall'altro il governo ha anche rimosso qualsiasi obiettivo di PIL per quest'anno, che consideriamo una decisione politica appropriata”, spiega Jasmine Kang, gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest.

Il rovescio della medaglia è rappresentato dalle relazioni con gli Stati Uniti che vivono nuovi momenti di tensione e minacciano il commercio globale. “L'amministrazione Trump ha minacciato di rimuovere gli ADR cinesi a causa della loro incapacità di soddisfare i requisiti di supervisione contabile stabiliti dalla Securities and Exchange Commission - il governo cinese continua a vietare l'invio agli Stati Uniti dei documenti contabili locali per revisione. Le società interessate hanno tre anni di tempo per conformarsi, ma il rispetto dei requisiti statunitensi è fuori dal loro controllo. Si tratta di una questione storica che è riemersa con l'intensificarsi della guerra commerciale. L'ultimo disegno di legge ha accelerato il processo di "ritorno a casa" degli ADR cinesi, tra cui NetEase e JD.com, che hanno appena completato la loro quotazione secondaria a Hong Kong questo mese, con un numero crescente di aziende disposte a prendere in considerazione l'opzione, soprattutto dopo una serie di precedenti di successo tra cui il debutto di Alibaba lo scorso autunno”, analizza nel dettaglio il punto Kang.

Fattori che però vengono ridimensionati se considerati in un’ottica di lungo termine, tenuto anche conto che “il governo cinese avrà a disposizione risorse politiche sufficienti per sostenere e stabilizzare l'economia durante questo periodo difficile”. “Nel più lungo periodo, la Cina rimane attraente con la sua storia di crescita dei consumi interni, della domanda di servizi e di dedizione e capacità di innovazione”, conclude la gestore del fondo Comgest Growth China specializzato in azionario del mercato asiatico.

"Pur essendovi alcuni rischi all'orizzonte, il mercato sembra tuttavia averli in larga parte scontati", sostengono inoltre dal Team Asian Equities di Aberdeen Standard Investments. "Malgrado il recente rimbalzo, le valutazioni dell'azionario asiatico restano contenute. Dal momento che le valutazioni differiscono da un segmento all'altro, gli investitori dovrebbero guardare oltre le turbolenze di breve periodo per identificare le opportunità a lungo termine. Le prospettive migliori sono quelle dell'azionario asiatico di qualità con fondamentali solidi e la possibilità di trarre vantaggio dalla crescita strutturale della regione", completano.

Tra le aree di interesse gli esperti delTeam Asian Equities dell'asset manager annoverano i consumi di fascia elevata in segmenti quali sanità, gestione patrimoniale e assicurazioni, l'adozione di servizi tecnologici quali il cloud e l'introduzione del 5G e le crescenti esigenze della regione legate alle infrastrutture e all'urbanizzazione.

Un terreno ancora poco battuto

Per quanto riguarda il mercato obbligazionario le opportunità per gli investitori potrebbero essere anche più consistenti. “A seconda dei criteri usati, la Cina è la seconda economia mondiale oppure addirittura la prima. Ovvio, quindi, che vanti un mercato obbligazionario di grandi dimensioni. Di fatto, il secondo al mondo, alle spalle degli Stati Uniti. Ciò nonostante, ci capita ancora di incontrare investitori che non prendono in considerazione il mercato obbligazionario cinese, men che meno di dedicarvi una posizione in portafoglio. Secondo i dati di Citi, meno del 4% di questo mercato ha raccolto capitali da investitori esteri e la maggior parte di questi investimenti interessa i tassi, anziché i crediti. Il dato contrasta con la media del 40% di altri mercati obbligazionari sia sviluppati che emergenti”, fa notare Brad Tank, chief investment officer Fixed Income di Neuberger Berman.

"Guardando al futuro, oltre alla dimostrata resilienza durante la crisi sanitaria, il mercato obbligazionario cinese potrebbe, a nostro avviso, offrire una buona esposizione alla ripresa. La Cina è stata la prima economia colpita dalla pandemia e la prima a ritornare a crescere: nel secondo trimestre, quando gli Stati Uniti e l’Europa hanno subito una battuta d’arresto, la Cina è cresciuta del 3,2% e gli economisti prevedono un’espansione compresa tra il 5,5 e il 6,0% nel secondo semestre. Il nostro team obbligazionario cinese a Shanghai ritiene che il potenziale di ripresa sia particolarmente forte nel settore immobiliare e quello chimico. Il nostro team obbligazionario cinese a Shanghai ritiene che il potenziale di ripresa sia particolarmente forte nel settore immobiliare e quello chimico", aggiunge.

Un sentiment positivo sul mercati fixed income cinese è espresso anche da Ninety One. “In Cina i dati economici hanno continuato a tracciare un quadro di graduale miglioramento, sebbene la domanda esterna per le esportazioni del paese rimanga debole. All'interno della Cina, il settore dei servizi sta mostrando segnali positivi, sebbene rimanga un quadro contrastante. È incoraggiante che le transazioni sul mercato immobiliare siano aumentate. Inoltre, il renminbi ha beneficiato dell’indebolimento del dollaro USA, del miglioramento della bilancia commerciale e dei continui afflussi di capitali esteri. Per questi motivi, rimaniamo sovrappesati”, dichiara Peter Eerdmans, head of Fixed Income and Co-Head of Emerging Market Sovereign & FX della società.

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