Chi investe in economia reale?


Un convegno e una ricerca per analizzare l'investimento in economia reale per fascia di risparmiatore e comprendere come valorizzare una tipologia di allocazione in grado di supportare il sistema Paese in un momento in cui è sempre più importante individuare nuovi driver di crescita. Il quaderno di ricerca di Intermonte SIM "Economia reale e Private Banking: analisi dell'impatto del settore sul Paese", redatto in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano e il contributo di AIPB, ha messo in luce una fondamentale necessità: allargare la platea degli investitori.

Tutti i significati della diversificazione

Il Private Banking italiano, con un totale di 844 miliardi di euro di asset in gestione a fine giugno 2019 rappresenta sicuramente, per caratteristiche di clientela e livello di servizio, il candidato ideale per veicolare risorse private allo sviluppo dell’economia reale. Questo settore offre servizi di gestione e consulenza a soggetti che vantano un patrimonio di una consistente e con una maggiore tolleranza al rischio.

Per quanto riguarda le famiglie italiane, invece, nel periodo che va da gennaio 2018 a fine giugno lo stock di ricchezza investito nell’economia reale è diminuito, a vantaggio di impieghi verso l’estero e soprattutto verso il debito pubblico italiano, che ha drenato una parte importante di risparmio. Gli intermediari hanno giocato un ruolo determinante in questo trasferimento di risorse, in particolare verso impieghi esteri. Questo il quadro disegnato dalla ricerca presentata a Milano, da cui emerge, dunque, come il concetto di diversificazione debba essere inteso anche come relativo alla tipologia di investitore che accede alle opportunità derivanti dai mercati privati.

Le prospettive per il futuro e il ruolo del Private Banking

Nel corso del convegno è inoltre emerso come frenare la crescita del debito pubblico sia certamente una priorità per favorire il flusso di risorse verso l’economia reale. Numerose sono le iniziative in fase di partenza per nuovi fondi e nuovi progetti dedicati alle imprese, sia da soggetti privati sia dal pubblico, con in prima linea la Cassa Depositi e Prestiti. Il Private Banking, è stato sottolineato, sarà un attore importante nel processo e potrà spingere in modo determinante per sostenere i flussi di capitale interfacciandosi da una parte con le aziende emittenti e dall’altra con una fascia di investitori individuali adatti a prodotti e strategie mirate e specializzate per una maggiore tolleranza del rischio e un orizzonte temporale di medio e lungo periodo

Secondo Federico Sella, amministratore delegato di Banca Patrimoni Sella & C. “è necessario create una nuova categoria di investitori che stia a metà tra Private e Retail. Per fare questo però è necessario che le autorità legislative creino il terreno adatto per il suo sviluppo”. Andrea Ragaini, vice direttore generale Banca Generali, ricorda che in Italia ci sono moltissime opportunità di sviluppo per i private markets. “Il cliente italiano deve essere però accompagnato durante tutto il processo dell’investimento. Il premio per l’illiquidabilità deve essere compreso, così come il rischio”, afferma.

Per un investitore private, questo è un contesto particolare, dove ci sono 14.000 miliardi di titoli che danno rendimento negativo. Private Equity, Private Debt, investimenti in Infrastrutture e nel Real Estate, oggi, raccolgono l’attenzione degli investitori, grazie alle prospettive di rendimento che offrono. Fattore rilevante è però la rinuncia alla liquidabilitá per un arco di tempo di medio/lungo termine.

"Perché l’industria del private banking possa accelerare il suo contributo all’economia reale sarebbe auspicabile una certa semplificazione del prodotto, un vantaggio fiscale nei fondi di private equity e la possibilità di investire, all'interno di una consulenza evoluta, una quota percentuale, da decidere insieme al regolatore, in strumenti meno liquidi”, commenta Saverio Perissinotto, direttore generale di Intesa Sanpaolo Private Banking.

Per quanto riguarda il mondo dei titoli quotati, l’appetibilità dell’economia reale nazionale dipenderà dalle aspettative di ritorno e dalla rischiosità percepita. Oltre agli incentivi fiscali, servono perciò riforme che possano migliorare la competitività e l’attrattività del sistema Italia. Per vedere crescere ulteriormente la quota di investimenti diretti in imprese produttive è necessario inoltre dare continuità e stabilità alle politiche economiche e fiscali volte ad agevolare le quotazioni per aumentare il peso dell’azionario italiano sul valore globale.

“A livello governativo la revisione della normativa sui PIR va sicuramente in questa direzione e ci auguriamo che l’iter autorizzativo degli ELTIF venga finalizzato in tempi brevi, così da aggiungere un tassello importante alla gamma di strumenti disponibili per investire nell’economia reale”, auspica Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte SIM".

"Gli investitori", ha concluso Paolo Langé, presidente AIPB - Associazione Italiana Private Banking, "sono alla ricerca di performance che non trovano più nei mercati tradizionali e rivolgono sempre di più la loro attenzione verso nuove frontiere di investimento come quelle rappresentate dai Private Market. Il segmento Private ha dimostrato una forte attenzione e consapevolezza rispetto a questa asset class. Auspichiamo, quindi, che negli interventi futuri di policy vengano tenute in considerazione tali sostanziali differenze, al fine di massimizzare le ricadute positive sulla crescita del nostro Paese”.

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