Che cosa abbiamo imparato dai primi due mesi del 2019?


A dicembre 2018 i movimenti scomposti sui mercati finanziari testimoniavano un sentiment decisamente posizionato per l’arrivo di un’imminente recessione. La repentina ripresa di gennaio e la prosecuzione della fase positiva in febbraio hanno visto allontanarsi lo spettro della fine del ciclo ma non ne cambiano i connotati fondamentali. La decrescita sincronizzata delle principali economie mondiali è ormai largamente maggioritaria nel consensus degli operatori, sebbene risulti ancora problematico individuare la modalità di interazione con essa da un punto di vista di asset allocation. “Questo inizio d’anno”, afferma Mark Holman, fondatore e CEO di TwentyFour Asset Management, boutique obbligazionaria di Vontobel Asset Management, “rappresenta un’importantissima opportunità, poiché ci permette di comprendere quali siano le determinanti fondamentali dell’andamento dei mercati nella fase di ciclo economico avanzato di fronte a noi”.

Il primo insegnamento che possiamo trarre, secondo Holman, è l’importanza delle Banche Centrali e l’impatto che hanno in termini economici e  di fiducia sui mercati. “È innegabile”, sottolinea, “che gli Stati Uniti siano destinati a soffrire del restringimento delle condizioni di politica monetaria e della mancanza di stimolo fiscale rispetto ai dodici mesi alle spalle, ma è bastato una dichiarazione di intenti del governatore Powell per abbattere la volatilità sui mercati”. Il rallentamento dell’Europa, è invece, secondo il fondatore e CEO di TwentyFour Asset Management, stato causato da preoccupazioni meno legate ai fondamentali economici più congiunturali. La trade war ha impattato l’export tedesco, i gillet gialli la fiducia di un Paese come la Francia fortemente dipendente dai comuni interni, e le tensioni del governo italiano con l’Unione Europea hanno determinato un aumento degli spread che ha molto pesato negli ultimi 10 mesi. Le condizioni monetarie non sono però cambiate a differenza di quanto avvenuto negli Stati Uniti e secondo Holman questo potrebbe fare la differenza nel corso del 2019, garantendo all’economia europea di migliorare a partire dal secondo semestre e in caso di pressioni evitare un innalzamento dei tassi di default a differenza di quanto potrebbe accadere negli Stati Uniti.

Il secondo insegnamento segnalato da Holman riguarda specificamente la costruzione di portafoglio, in particolare in ambito obbligazionario, expertise di riferimento di TwentyFour Asset Management. “L’ultimo trimestre del 2018”, spiega, “ha rappresentato il peggiore della storia da punto di vista delle fuoriuscite dai fondi obbligazionari e la nostra view è che i disinvestimenti si siano concentrati maggiormente su ciò che era possibile vendere, piuttosto che su ciò che era giusto vendere”. “In questa fase di decrescita e ciclo avanzato”, prosegue il fondatore e CEO di TwentyFour Asset Management, “i portafogli dovranno essere prima di tutto estremamente liquidi, in modo da essere flessibili in caso di nuove correzioni come quella vissuta alla fine del 2018”. Periodo che ha testimoniato inoltre l’importanza di detenere risk-off assets, come US Treasuries e governativi australiani da combinare con la componente credito per generare ritorni significativi.” Fondamentale su questo punto secondo Holman è limitare il più possibile la duration, preferendo inoltre l’Europa agli Stati Uniti tanto in termini di valutazioni quanto di contesto di investimento.  “Quello che abbiamo imparato e che abbiamo di conseguenza implementato nei nostri portafogli è stato l’importanza di un aumento dell’esposizione negli short dated bonds, della diminuzione della credit duration e dell’aumento dell’interest rate duration”.

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