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Cecchini (RBC I&TS): “L'obiettivo? Essere un punto di riferimento per il mondo del private equity”


RBC Investor & Treasury Services, succursale di Milano, è una società di diritto italiano che si occupa di servizi di custodia, middle office, fund administration, banca depositaria e società incaricata dei pagamenti, che negli ultimi due anni ha beneficiato di una crescita nel settore, data da una dinamica più che positiva del risparmio gestito in Italia.

Un punto di riferimento per il private equity

Il principale 'hub' europeo di RBC Investor & Treasury Services si trova in Lussemburgo, e offre diversi servizi finanziari a supporto anche della clientela italiana. Negli ultimi anni, la società ha puntato molto sul private equity sviluppando servizi di alta qualità per i clienti del mondo real estate, private debt e direct loans: “In Italia, sfruttiamo le nostre competenze lussemburghesi per offrire un servizio anche in questo settore”, spiega Andrea Cecchini, che aggiunge, “abbiamo sviluppato delle competenze specialistiche dal punto di vista operativo, a cominciare dal calcolo del NAV. Il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento per il mondo del private equity e dei fondi alternativi”. Tra i prodotti offerti da RBC rientrano anche i servizi di TA, che in Lussemburgo rappresentano il 30% della quota di mercato.

Investimenti in Big Data

RBC Investor & Treasury Services Italia è composta da circa 90 professionisti, con uffici commerciali, HR, finance, IT, client operation e risk compliance. Negli ultimi due anni, a livello di gruppo, la società ha investito molto sulla tecnologia, rafforzando anche il team di business technology. “L’obiettivo è quello di creare database che possano raccogliere una grossa quantità di dati e renderli fruibili alla clientela in un formato adatto ad ogni esigenza con strumenti ah hoc”, spiega Cecchini.

Evoluzione del mercato

Negli ultimi anni, il settore dell’asset management ha vissuto un importante sviluppo. Primo fra tutti, a partire dal 2012, è stato la riduzione progressiva dei rendimenti dei titoli obbligazionari e la conseguente esigenza di abbassare il costo della raccolta da parte della banche. Ciò ha portato la clientela retail a ridurre le esposizioni obbligazionarie in portafoglio e investire in fondi e prodotti assicurativi (in particolare unit linked). “C’è stato un forte cambiamento di macro asset allocation a favore dei fondi”, spiega il managing director. “All’interno di questo trend, la nota dolente è che la quota dei fondi domestici sia rimasta stabile mentre quella dei fondi esteri e off-shore è invece cresciuta molto. Come società abbiamo quindi cercato di intercettare questa dinamica”.

Il secondo trend riguarda i fondi alternativi, che secondo il manager stanno diventando una "scelta obbligata". Il mercato italiano è di per sé molto ricco e con un potenziale di crescita elevato per quanto riguarda questo tipo di  investimenti. “Oggi le soluzioni obbligazionarie non offrono dei rendimenti appetibili e i mercati azionari hanno quotazioni troppo elevate. Gli investitori, per ora istituzionali, si stanno spostando verso strategie alternative, come il private equity, real estate, i non performing loans e i direct loans”.

Infine una considerazione sui PIR: “Anche l’introduzione dei PIR è stata molto positiva: gli investitori sono incentivati fiscalmente a sottoscriverlo alimentando un segmento di mercato corporate, quello delle PMI, che prima veniva considerato poco e che ha un ottimo potenziale di crescita”, conclude Cecchini.

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