Catalano (AcomeA): “Nell’ultimo anno abbiamo dato più spazio all’asset allocation"


L’attività di fund selection di AcomeA SGR ha registrato un’importante evoluzione negli ultimi anni. Inizialmente il processo era maggiormente focalizzato sull’analisi quantitativa, ma negli ultimi 2-3 anni il peso della parte qualitativa è aumentato. “Con l’inserimento in portafoglio di strategie absolute return, unconstrained, long/short equity e credit, l’analisi qualitativa ha assunto maggiore importanza”, afferma Fabio Catalano, responsabile fund selection di AcomeA SGR.

L’approccio quantitativo si basa su un’analisi per percentile relativo to peer, che consente di individuare e suddividere i fondi per stile e dimensione. Una volta inseriti i diversi fondi all’interno del peer di appartenenza, l’analisi viene effettuata su tre anni rolling utilizzando principalmente quattro dati statistici, aventi ciascuno un peso del 25%:

  • performance, rolling di breve (da 1 a 18 mesi) e di medio (da 18 fino a 36 mesi). Questi due indicatori hanno un peso del 12,5% ciascuno;
  • Volatilità, dove viene considerata la standand deviation a 1, 2 e 3 anni;
  • Indicatore di consistenza, attraverso l’analisi dello sharpe ratio a 1,2 e 3 anni;
  • Indicatore di difensività, ovvero il drawdown a 1, 2 e 3 anni.

L’analisi per percentile relativo ci consente di ottenere il ranking AcomeA, che definisce il posizionamento di ogni fondo rispetto al gruppo di appartenenza”, afferma Catalano. I fondi selezionati dalla boutique italiana hanno generalmente un track record di almeno tre anni, “a meno che sia possibile ottenere un’analisi di consistenza del gestore attraverso la valutazione di mandati precedenti in altre società o, nel caso in cui decidessimo di sviluppare una nuova strategia, andiamo a verificare le società più consistenti su una determinata asset class”, dice l’esperto. Il passo successivo è l’approccio qualitativo, dove l’obiettivo principale è l’analisi delle correlazioni. “Tra gli aspetti qualitativi, consideriamo gli AuM e tendiamo a privilegiare le strategie con almeno 100 mln di euro. Inoltre, monitoriamo i prezzi e le dinamiche dei flussi, in quanto se una strategia ha avuto deflussi importanti diventa solitamente meno efficace”, dice l’esperto.

Nell’ambito dell’analisi qualitativa, negli ultimi due anni la parte più rilevante è stata la selezione dei gestori che consente alla casa italiana di beneficiare di strategie a cambio aperto e coperto. “Per i fondi in valuta forte, vogliamo essere noi a scegliere l’asset allocation valutaria e quindi preferiamo non abbinare la rischiosità del portafoglio, soprattutto obbligazionario, con la rischiosità valutaria. Da qualche mese abbiamo iniziato a verificare i costi di copertura con le società di gestione, che risultano troppo elevati rispetto al rendimento del sottostante”, spiega Catalano. Per quanto riguarda i prodotti in local currency, a fine 2017 AcomeA ha iniziato a gestire l’asset allocation con dinamica valutaria incorporando la volatilità della valuta.

Lato azionario, il processo di fund selection inizialmente era focalizzato maggiormente sull’analisi quantitativa, finalizzata alla selezione dei gestori di area. “Negli ultimi due anni abbiamo preferito concentrarci su strategie globali, combinando strategie caratterizzate da alta volatilità e alto rendimento con altre strategie più difensive come minimum variance, low volatility e dividend”. In termini generali, AcomeA nell’ultimo periodo ha dato più spazio all’asset allocation rispetto alla fund selection.

Analisi settoriale

L’obiettivo principale dell’analisi settoriale è quello di individuare strategie che aumentino la decorrelazione del portafoglio. AcomeA utilizza l’analisi settoriale mutuando un modello che è stato sviluppato all’interno del fondo AcomeA ETF attivo. “Sviluppiamo mensilmente un’analisi di forze relative settoriali rispetto agli indici globali e, quando otteniamo segnali di forza relativa, creiamo asset allocation. Storicamente la consistenza di alpha creation dei gestori settoriali è molto più bassa rispetto a quelli regionali, quindi vengono utilizzati maggiormente come allocation direzionale”, conclude Catalano.

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