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Carla Venesio: “Il robo advisor non è e non sarà mai un nostro competitor”


Carla Venesio, responsabile Wealth Management e Private banking, Banca del Piemonte

 La novità dell’anno si chiama Orchestra: 18 linee di gestione che si differenziano per stile gestionale (attivo o passivo), sottostante di investimento (più asset class o una sola asset class) e rischio (alto, medio o basso), con l’obiettivo di servire il numero maggiore di tipologie di clientela. “Va molto bene”, esordisce Carla Venesio, responsabile wealth management e private banking di Banca del Piemonte, “anche alla luce del fatto che si tratta di linee di gestione MiFID compliant in termini di trasparenza e rendicontazione. Inoltre, data una certa flessibilità operativa all’interno dell’impianto riusciamo a rispondere al meglio alle esigenze del cliente”. Riorganizzare l’offerta è stata una delle prime mosse del 2018 della storica banca privata torinese, facente capo alla famiglia Venesio da quattro generazioni. Fin dalla sua costituzione, la Banca è stata ispirata dai principi di sana e prudente gestione, coniugati con una grande propensione all’innovazione. Con circa 50 filiali, serve oltre 70 mila clienti principalmente diffusi in Piemonte e Lombardia, offrendo servizi integrati dal commercial al corporate banking, dal private banking al wealth management. “Abbiamo una rete  di circa 30 professionisti divisi in premium banker, che servono clientela con disponibilità fino a 500 mila euro, e private banker, che seguono clientela con disponibilità da 500 mila euro in sù”. I consulenti distribuiscono solo fondi terzi e offrono dunque un servizio di consulenza a valore aggiunto: “Partiamo sempre da concetti di asset allocation di portafoglio, rischio complessivo, orizzonte temporale per poi parlare di singolo prodotto”, chiarisce Venesio.

Consulenza evoluta 

L’idea di fondo resta infatti quella della consulenza evoluta, che propone al cliente piani di investimento totalmente personalizzati con una visione di lungo periodo per accompagnarli nei diversi momenti di evoluzione della loro vita. “Abbiamo chiuso il 2017 con una raccolta, comprensiva di gestito e amministrato, pari a 3,8 miliardi  e un patrimonio netto che supera i 170 milioni. Una buona crescita, in linea con quello che ci eravamo prefissati”, continua la manager. Questo anche grazie ad una visione della consulenza ben precisa: “Non siamo venditori di titoli o di fondi. I nostri professionisti sanno che la consulenza, quella fatta bene, è apprezzata dalla clientela, soprattutto in un contesto di mercato difficile come questo”, spiega Venesio. L’importanza del private banker sta allora al centro della struttura. “La presenza di una consulenza, anche telefonica, è ancora molto importante, per questo non abbiamo sviluppato un sistema completamente svincolato da una relazione interpersonale, un servizio online che venda meramente i prodotti. Spesso, quando parliamo di risparmio gestito, pensiamo a Milano o Torino, dimenticando che la provincia italiana è molto diversa: il robo advisor non è un competitor”, ribadisce l’esperta. Che poi aggiunge: “Il fintech può certamente aiutare il private banker nella gestione della clientela, per questo stiamo sviluppando la possibilità di interagire in maniera più snella e smart coi nostri consulenti”.

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