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Cambio climatico: se i big dell’asset management non fanno abbastanza


I principali asset manger a livello mondiale sono in ritardo sulla tabella di marcia per quanto riguarda la transizione delle loro società partecipate verso un'economia a basse emissioni di carbonio. A dirlo è lo studio ‘Asset Managers and Climate Change’ (in allegato alla fine dell'articolo) condotto dalla società di ricerca britannica InfluenceMap.

“Il settore della gestione patrimoniale svolge un ruolo fondamentale nel sistema finanziario, data l’entità dei portafogli gestiti dai suoi principali player, le loro interazioni con le realtà che operano nell'economia reale e il potere che hanno di plasmare le politiche di governo come settore economico chiave a sé stante”, si legge nel report. Tuttavia, l'analisi di FinanceMap mostra che il settore nel suo insieme non sta dimostrando ancora di essere all’altezza di queste responsabilità.

Nello specifico, su 15 asset manager analizzati (che gestiscono complessivamente 37 mila miliardi di dollari), solo tre risultano coerentemente impegnati con le società nell’allineamento dei loro modelli di business con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sanciti dalle Nazioni Unite. La maggior parte di essi sovrappesa ancora le società che utilizzano tecnologie ‘brown' a discapito di quelle verdi in quattro settori chiave: automobilistico, petrolio e gas, energia elettrica e produzione di carbone, che rappresentano circa il 10% dei mercati azionari globali.

I migliori e i peggiori
Secondo l’indagine, gli asset manager che stanno concretamente dimostrando un engagement con le compagnie per quanto riguarda l’accelerazione delle singole transizioni aziendali verso tecnologie a basse emissioni di carbonio e l’allineamento delle proprie politiche aziendali con i target dell’Accordo di Parigi sono Legal & General Investment Management, Allianz Global Investors e UBS Asset Management.

Questi player, sottolineano gli autori del report, sono tutti partecipanti alla campagna Climate Action 100+, un’iniziativa quinquennale siglata da 225 investitori di tutto il mondo che si rivolgono alle aziende maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra.

A essere in ritardo sulla tabella di marcia rsono i giganti statunitensi come BlackRock, Goldman Sach, State Street e JPMorgan Chase. “Tenendo conto dell’enorme influenza che essi esercitano sui mercati/aziende e le risorse della gestione del rischio che controllano, è necessario un rapido aumento del loro engagement per realizzare quei cambiamenti nei settori e nelle aziende che incidono maggiormente sul percorso globale delle emissioni”, commentano da FinanceMap.

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Lo studio ha anche rilevato il collegamento tra impegno e voto sulle risoluzioni degli azionisti a supporto degli obiettivi di Parigi. Se da un lato società come BlackRock e Capital Group hanno votato contro il 90% delle risoluzioni nel 2018, dall’altro è emersa anche una forte stewardship di player più piccoli come Hermes IM, Sarasin & Partners, Walden Asset Management, Trillium Asset Management e Zevin Asset Management,

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