C'è vita oltre i tecnologici?


Contributo a cura di Mario Cribari, partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers Sa.

La parola d’ordine nelle scelte di investimento in questo momento resta la qualità in termini di bilancio, management e brand name, caratteristiche che si trovano anche in altri settori oltre a quello tecnologico, dei farmaceutici o consumi non discrezionali. C’è vita oltre ad Amazon, Google, Netflix, Novartis, Nestlé, ecc. Limitarsi a queste sole società potrebbe essere poco redditizio, oltre che una mancata opportunità.

La possibilità di una seconda grave ondata che porti ad altri lockdown non è da sottovalutare, ma resta improbabile. Molto più probabile è invece uno scenario di continui focolai più o meno ampi nel corso dei prossimi mesi, gestiti in una modalità di smart lockdown. Fermare del tutto l’economia sarebbe un prezzo troppo alto da pagare. Gli interventi monetari epocali dei mesi scorsi sono stati accompagnati da interventi fiscali senza precedenti, anche in Paesi che facevano del rigore di bilancio il loro mantra, come la Germania. La possibilità di una ripresa a "V" è diventata oggi concreta, d’altronde una ripresa più veloce è tipica di uno shock esogeno rispetto a uno shock endogeno che è molto più lento da recuperare, come era stato nel 2008. Non bisogna farsi spaventare troppo dalle previsioni di economisti e istituti di ricerca, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, che prima sottovalutano la situazione, poi esagerano.

I dati economici più attuali dimostrano che una ripresa forte potrebbe concretizzarsi già a partire dal trimestre appena cominciato. A rompere le uova nel paniere potrebbe essere semmai il rischio politico legato al presidente americano. Donald Trump è terrorizzato dai sondaggi che lo danno perdente rispetto a Joe Biden e potrebbe scegliere di giocarsi il tutto per tutto in vista delle elezioni presidenziali.

Oggi le valutazioni dell’indice S&P500 sembrano carissime. Serve cautela però, perche l’S&P500 è sovrappesato di settori come quello tecnologico, dei consumi non discrezionali, del pharma, che sono scesi in modo più limitato nella correzione e sono poi saliti di molto nel successivo rally di mercato. Questi settori rappresentano trend di crescita secolari incontrovertibili e i loro utili attesi per il 2020 e il 2021 sembrano essere addirittura favoriti dalla situazione pandemica. D’altro canto altri settori più ciclici che compongono l’indice hanno avuto forti correzioni e le loro stime sugli utili per il 2020 e il 2021 sono ancora a livelli recessivi. Il crollo degli utili attesi di questi settori ha fatto sì che le valutazioni si siano portate a livelli apparentemente elevati. Da una parte i multipli dei settori growth sono alti perche i prezzi sono saliti, dall’altra i multipli dei settori value sono anch’essi saliti perche sono scesi gli utili. Le valutazioni di mercato sono dunque poco attendibili in questa fase, a nostro parere.

La possibilità di vedere altre sorprese positive per i settori growth sono basse e per quanto quest’anno gli utili dei settori ciclici siano stati tagliati fino al 40%, ci sembra troppo presto per concludere che anche il 2021 sarà un anno recessivo dal punto di vista dei loro utili. Dal nostro punto di vista c’è troppo pessimismo su questi ultimi. Lo stesso discorso vale per listini geografici diversi da quello Usa, dove i settore ciclici sono più pesati. Qui vediamo valore a 12 mesi, in particolare nei settori dei consumi discrezionali, l’energetico, gli industriali, le costruzioni. A livello geografico ci riferiamo all’Europa, con la Germania in testa, ad alcuni settori americani, al Vietnam e per i più coraggiosi al Brasile.

Per quanto riguarda la diatriba value vs growth, la risposta non è univoca. Preferiamo discriminare tra settori ciclici e difensivi, con i primi che tendono a rispondere meglio al miglioramento degli indici precursori economici così come sembra stia avvenendo nel corso delle ultime settimane”, conclude Cribari. “In questo contesto consigliamo di restare moderatamente investiti, con investimenti ben equilibrati tra settori difensivi e ciclici e con la possibilità di mediare eventualmente su correzioni. Solo un ritorno dell’S&P500 tra 2.700 e 2.800 punti potrebbe stimolare a diventare più aggressivi sul mercato.

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