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C’è ancora potenziale nell’azionario europeo?


A cura di Jaime Mesia, Sales Director & Product Specialist di Alken Asset Management. Contributo sponsorizzato da Alken Asset Management. 

I primi mesi del 2018 dovrebbero essere un’anteprima dello scenario di mercato che ci aspettiamo di vedere nel corso dell’anno: uno scenario di maggiore volatilità, attento alle decisioni di politica monetaria e ai dati sull’inflazione. Il tutto accompagnato da livelli significativi di liquidità, pronta ad essere messa in campo in caso di correzione. In questo contesto di aumento dell'inclinazione della curva dei tassi, più evidente negli Stati Uniti che in Europa, la correlazione tra le asset class, tra il mercato azionario delle diverse regioni e settori, dovrebbe essere quanto meno bassa.

Detto ciò, la selezione dei titoli rappresenta un elemento fondamentale per generare alfa. È molto probabile che siano i gestori con un passato di successo alle spalle quelli che riusciranno a battere ampiamente i rispettivi indici. La volatilità appare come un’opportunità quando si tratta di individuare occasioni di acquisto per quei gestori con un approccio attivo che sono in grado di sfruttarla a loro favore.

È evidente che i settori più difensivi, che si sono comportati come proxy dei bond a dieci anni, sono più vulnerabili in questa fase del ciclo. I loro titoli sono aumentati in virtù del maggiore interesse per  le imprese difensive, e sono scambiati a multipli elevati, con bassi tassi di crescita. Compagnie che in molti casi sono ben gestite, ma che non giustificano i livelli a cui sono quotate (parliamo in generale di società che fanno parte del settore dei consumi di base). In un contesto di politica monetaria che tende alla normalizzazione, sembra evidente che ci sia meno vulnerabilità nei titoli di società che crescono al di sopra di quanto il mercato stima e che vengono scambiate a multipli più bassi. Nel lungo termine ci sono settori in cui deve verificarsi una crescita e se è necessario pagare multipli elevati allora si pagano: stiamo parlando del settore delle telecomunicazioni, di quello finanziario e di alcuni segmenti IT.

In Alken non vediamo grandi opportunità nel settore finanziario, che già sconta un contesto di normalizzazione dei tassi e ha già beneficiato in modo significativo delle politiche di ristrutturazione. Allo stesso modo, vediamo un potenziale limitato nelle grandi compagnie di telecomunicazione, che sebbene siano quotate a multipli bassi, hanno un profilo di crescita inferiore rispetto a concorrenti alternativi la cui quota di mercato continua a crescere. Al contrario, riteniamo che vi sia un enorme potenziale in compagnie con una debole percezione da parte del mercato, come Peugeot e Renault. Queste presentano evoluzioni positive nei loro fondamentali, con prospettive di miglioramento dei margini e esposizione a segmenti che crescono (mercati emergenti, ad esempio, nel caso di Renault). In quanto alla valutazione, i loro titoli sono scambiati a livelli di cassa e pertanto vediamo uno sconto significativo rispetto al loro valore intrinseco (sono quotati a livelli di cassa, e a 5-7 X PER € 2019). Inoltre, si tratta di titoli che hanno catturato a stento il rialzo del mercato nel 2017 e in cui vi è ancora un potenziale considerevole di rialzo rispetto ai loro valori oggettivi.

È possibile, dunque, affermare che ci sia un potenziale rialzista nell’azionario europeo? La nostra risposta è sicuramente sì. Dopo il rialzo del mercato nel 2016, ci sono ancora settori che scontano scenari molto conservativi nonostante un'evoluzione positiva dei loro fondamentali. Con ogni probabilità il 2018 sarà un anno favorevole per gli stock-pickers.

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