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Brexit, per la terza volta vince il no, e ora?


Avanzano i giorni, ma ancora nessun progresso sulla Brexit. L'Europa ha concesso al Regno Unito un'estensione fino al 12 aprile per raggiungere ad un accordo, ma anche questa nuova data si sta avvicinando e senza alcuna previsione di una soluzione. Il 29 marzo, il primo ‘Brexit Day’ fissato nel calendario, il Parlamento britannico ha respinto - per la terza volta - l'accordo proposto da Theresa May e dall'Unione Europea. E ora? È la grande domanda che si pongono i mercati. Alcuni manager internazionali provano a dare una risposta.

"Giungono velocemente i voti nel Parlamento britannico, ma sono tutti uguali. Nessuno porta ad una strategia di uscita e le possibilità di un hard Brexit continuano a sorvolare la Gran Bretagna, come il fantasma di Cromwell, quel grande e controverso uomo politico ", riassume Igor de Maack, manager di DNCA, del Gruppo Natixis IM.

  1. Perché il Regno Unito è bloccato in un circolo vizioso

Forse la prima cosa da capire è perché il processo rimane stagnante; perché il Parlamento ha respinto una hard Brexit e allo stesso tempo l'accordo proposto dall'Europa. Karen Ward, chief strategist presso J.P.Morgan Asset Management per EMEA, spiega molto bene le sfumature all'interno degli schieramenti politici:

Da un lato c'è il gruppo di parlamentari che non sostengono l'accordo perché mirano ad una hard Brexit. La loro priorità è che il Regno Unito esca da quest’organizzazione con la possibilità di stabilire il proprio regolamento e negoziare i propri trattati commerciali. Non accettano l'attuale accordo per paura di rimanere intrappolati in un'unione doganale.

Un secondo gruppo non accetta l'accordo perché preferisce la soft Brext.. Secondo Ward, non credono che il Paese possa superare l’eventuale frattura dei rapporti commerciali con l'Europa e le altre parti del mondo e, pertanto, si auspica ad un’unione doganale con l'Unione europea.

2. Quali strade possono essere prese ora

Questo lunedì il Parlamento ha proseguito con le votazioni. Sebbene molte delle otto proposte siano state respinte la scorsa settimana, alcune sono state nuovamente sottoposte al Parlamento. Non sono vincolanti, ma consentono ai parlamentari di dirigersi verso la Brexit che vorrebbero. Come, ad esempio, la settimana scorsa hanno formalmente respinto un'uscita senza accordo.

Come ricorda Ward, nel voto di mercoledì scorso, l’idea più popolare è stata quella di tenere un secondo referendum, anche se la richiesta formale non è stata ancora definita. La seconda più popolare era un accordo sulla futura unione doganale. Per l'esperto di JP Morgan AM questa è l'opzione più probabile per ottenere una maggioranza.

 

3- Una lunga strada da percorrere

È chiaro che il partito conservatore non ha abbastanza parlamentari - né la capacità di mettersi d'accordo - perché il processo vada avanti. Ward sostiene che all'ultimo momento il partito si renderà conto che l'accordo sul tavolo è la hard brexit. Ma questo deve accadere prima del 12 aprile. Cioè, in meno di 10 giorni. Per Ward, è chiaro che sarà necessaria una rappresentanza più ampia in Parlamento.

Ricordiamo che un altro evento chiave della scorsa settimana è stata l'offerta della May di dimettersi se l'accordo fosse stato approvato. Cosa che non è successa. Si apriranno le porte a nuove elezioni? Da DWS sono scettici. Secondo il loro punto di vista, convocare elezioni anticipate non è così facile sotto Fixed-Term Parliament Act. Inoltre, non sembra una mossa tanto intelligente "I parlamentari conservatori (Tory) temono una nuova campagna sotto la guida della May. Theresa May è diventata famosa per prendere decisioni rischiose per chiunque non sia nella sua cerchia ristretta", commenta il manager tedesco. Detto questo, nuove elezioni rappresenterebbero anche un modo per proporre un secondo referendum.

Tuttavia, Ward ritiene che il risultato finale sarà una Brexit relativamente soft, sulla base di un'unione doganale, "semplicemente perché è l'unica soluzione con l’Irlanda del Nord e con l'Unione europea”. Da DWS, hanno anche sollevato la possibilità che il paese finalmente parteciperà alle elezioni europee di quest'anno.

Sembra che il Regno Unito abbia gli stessi problemi di cinque secoli fa. "Come Theresa May, Cromwell ha affrontato una rivolta parlamentare che ha represso. Inoltre ha soggiogato l’Irlanda, che sta vivendo una rinascita nel processo elettorale: sono proprio i parlamentari dell’Irlanda del Nord, il Democratic Unionist Party (DUP), coloro che stanno definendo la maggioranza parlamentare ", conclude De Maack.

 

 

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