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Brexit, in arrivo la seconda stagione


Brexit, seconda stagione. Non che gli esperti non l’avessero immaginato, eppure dopo tre giorni di timori, discussioni e votazioni al cardiopalma il finale tanto atteso - dopo quel sorprendente referendum del giugno 2016, quando il Regno Unito disse “fuori dall’Ue” – non è ancora stato girato. Si attende una seconda stagione che in sostanza ripartirà dal punto di partenza: dopo aver bocciato il piano politico di Theresa May, i deputati britannici dicono no ad un secondo referendum e danno il via libera, con 412 sì contro 202 no, alla mozione che dà mandato alla premier inglese di chiedere all’Unione un rinvio breve della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno.

Una proroga che non significa maggiore certezza né tranquillità per gli investitori, come spiega bene Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners SGR. “La mossa successiva della premier è stata di far mettere al voto una mozione che chiede al parlamento di mettere nuovamente al voto un accordo entro il 20 marzo (in tempo per il Summit EU del 21/22). Se questo viene approvato, il governo chiederà all'Ue un’estensione fino al 30 di giugno, per metterlo in pratica. Viceversa, l'estensione richiesta sarà assai lunga, per permettere l'elaborazione di un nuovo accordo, oppure elezioni anticipate o un referendum”. Il ricatto ai conservatori euroscettici è evidente, continua Sersale. “O votate il mio piano, oppure mettetevi comodi, perché il rinvio sarà lungo, col rischio di uscire con un accordo ancora più morbido, oppure non uscire affatto. Difficile dire, dopo tanti ricatti falliti, se quest'ultimo può riuscire”.

Sempre che l’Europa dia il suo consenso. Dobbiamo ricordare, infatti, che Jean Claude Juncker ha già detto che non è disposto a dare al Regno Unito una terza possibilità di accettare l'accordo. La seconda opportunità è arrivata questa settimana poche ore prima che il parlamento britannico affrontasse il primo voto. In realtà, non si può escludere che anche il Regno Unito decida alla fine di indire un nuovo referendum, nuove elezioni o, se l'Ue rifiutasse l'estensione, scegliere di votare di nuovo l’accordo in parlamento. “Le possibilità sono talmente tante che è difficile prevedere cosa succederà” dice Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm. “Il rinvio non è una soluzione neutra ma bisognerà valutare con quali prospettive esso prenderà forma (rinvio con secondo referendum, rinvio tecnico, rinvio con elezioni generali)”.

Adeguare o no il portafoglio?

Al di là dei rumors che continueranno a susseguirsi nei prossimi giorni, la domanda che gestori e investitori devono farsi è se sia necessario o meno adeguare il portafoglio ai diversi scenari che potrebbero sorgere nella seconda stagione della Brexit. “Il contesto in cui ci si muove non presenta certezze in quanto si tratta di un unicum nella storia del Vecchio Continente ed azzardare previsioni potrebbe portare a clamorose smentite” dice subito Antonio Amendola, co-gestore insieme a Giacomo Tilotta del fondo AcomeA Europa. “In questo scenario la principale variabile che fa da padrona per gli investimenti resta l’andamento della sterlina. A tal proposito il recente rialzo della valuta inglesa non va interpretato come un miglioramento dello scenario di base ma come una riduzione della probabilità di Hard Brexit. Appurato quindi lo stato di ‘territorio inesplorato’ preferiamo non prendere forte esposizione sui titoli esposti all’economia domestica come le banche regionali o i titoli dei comparti dei beni di consumo”, continua il gestore di AcomeA SGR. “Vediamo invece valore nel settore farmaceutico, che presenta caratteristiche difensive e ricavi fuori dall’area domestica, e il settore tecnologico ad alto valore aggiunto. Preferiamo quindi esposizione a titoli con la maggior parte del fatturato al di fuori del Regno Unito, ancor meglio se presentano costi in valuta locale mentre i ricavi in valuta estera. Il posizionamento resta al momento cauto, in attesa di maggiore chiarezza. Preferiamo pertanto approcciare l’area sterlina in maniera cauta guardando a nomi con bilanci solidi e margini resilienti”.

 In generale, la raccomandazione dei professionisti è che nessun movimento rilevante debba essere eseguito solo per la questione Brexit. “Le imprese hanno avuto più di due anni per prepararsi a un eventuale Brexit. Il ritiro del Regno Unito dall'Ue, di cui nemmeno il primo ministro Theresa May sa esattamente quali saranno le conseguenze, è davvero così minaccioso per le imprese globali come potrebbe apparire dopo aver letto alcuni lugubri articoli di giornale?” si chiede Thomas Lehr, capital market strategist di Flossbach von Storch AG. “Dal referendum sulla Brexit, l'MSCI World ha guadagnato quasi il 30%. Il nostro obiettivo è ottenere rendimenti assoluti interessanti a lungo termine. In questo mercato così altalenante, che a nostro avviso pone agli investitori una serie di sfide, consigliamo quindi: un portafoglio di azioni di qualità selezionate attivamente, arricchito da obbligazioni e oro, selezionati in chiave opportunistica, un’assicurazione contro i rischi noti e sconosciuti del nostro sistema finanziario”.

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