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Brexit, dal Lussemburgo arriva il reminder per le società Uk


Ogni secondo che il Governo britannico riesce a strappare all’UE per cercare di risolvere la questione Brexit è prezioso ma il regolatore lussemburghese non è disposto a negoziare le sue scadenze. Per questo, lo scorso 4 settembre la Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) ha pubblicato un ‘reminder’ per le società britanniche che prestano servizi finanziari nel Granducato e hanno intenzione di continuare a operarvi.

Entro e non oltre il 15 settembre, infatti, dovranno notificare tale volontà all’autorità lussemburghese mediante gli appositi moduli disponibili sul sito della CSSF per poter così beneficiare del regime transitorio. In caso di mancata comunicazione saranno considerate entità di Paesi terzi, il che comporterebbe la perdita dei diritti di passaporto e l’applicazione di sanzioni qualora continuassero a svolgere attività regolamentate in Lussemburgo a seguito di una ‘hard Brexit’.

Dopo il 15 settembre, le entità autorizzate avranno quindi tempo fino al 31 ottobre 2019 per presentare alla CSSF la corrispondente domanda di autorizzazione, le notifiche circa le azioni intraprese e riguardanti la natura delle attività che vorranno perseguire in caso di un no-deal o le misure adottate per far fronte alla perdita dei diritti di passaporto. 

L'esodo degli asset manager

Negli ultimi anni diverse società hanno spostato le attività attinenti ai clienti europei fuori dal Regno Unito e hanno preferito trasferire le loro succursali in Lussemburgo, indipendentemente dall’esito degli accordi sulla Brexit. A muoversi per prime, nel 2018, erano state Legg Mason e Schroders. Successivamente, Columbia Threadneedle Investments aveva comunicato i suoi piani per il trasferimento delle attività dei suoi clienti dell'Unione Europea dalla gamma di fondi OEIC britannici alla sua gamma equivalente della SICAV lussemburghese, al fine di fornire il miglior servizio ai clienti europei dopo aver lasciato il Regno Unito dall'UE. Lo stesso ha fatto M&G Investments, spostando tutte le 21 classi azionarie non denominate in sterline dai suoi fondi OEIC domiciliati nel Regno Unito in Lussemburgo.

Nei primi mesi del 2019 altri asset manager internazionali hanno deciso di adottare misure concrete per proteggere il patrimonio dei loro clienti europei dai rischi di una Brexit senza accordo: T. Rowe PriceFranklin TempletonCapital Group e UBS AM hanno già riorganizzato le proprie attività in Lussemburgo. L'ultima a muoversi è stata Jupiter AM, spostando le sue principali filiali, compresa quella italiana, per dipendere dall'entità in Lussemburgo. 

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