Bobtcheff (La Financière de l'Echiquier): "Ci concentriamo su azioni growth soprattutto quando il mercato le penalizza"


"Ciò che ci piace quando investiamo nell'universo delle aziende smid cap è la scommessa sulla crescita dell'utile per azione (EPS). Non scommettiamo su fattori macroeconomici, fattori geopolitici, tassi di interesse... è puro stock picking. Siamo completamente concentrati sulle società, sul loro business, sul loro management”. Ciò rappresenta per Stéphanie Bobtcheff, fund manager azionario smid cap de La Financière de l'Echiquier, il tema fondamentale per investire in questo tipo di società. Lei e il suo team hanno sviluppato molto bene la strategia di Echiquier Entrepreneurs, uno dei fondi di punta dell’asset manager francese che investe in micro-small cap europee, e che vanta anche il rating Consistente Funds People.

Tali risultati si sono riflessi nella domanda da parte degli investitori per questo prodotto, portandolo in soft closure, con quasi 400 milioni di euro di attività in gestione. È un valore relativamente piccolo, ma riflette le vicissitudini di un’asset class composta da società di piccole dimensioni e meno liquide, e di un limite di capacità per proteggere le strategie e gli investitori. Stiamo parlando di un fondo il cui universo di investimento è rappresentato da società europee con una capitalizzazione di mercato compresa tra 50 e 1.000 milioni di euro (capitalizzazione media di 600 milioni di euro) e che riunisce oltre 2.000 aziende nelle quali poter investire.

Bobtcheff e il suo team gestiscono dal 2013 anche lo storico fondo Echiquier Agenor, che investe nell'azionario small-mid cap europeo ed è ancora disponibile per nuove sottoscrizioni, cui applicano il medesimo processo di investimento già utilizzato per Echiquier Entrepreneurs.

"Il nostro fondo si concentra in azioni con un profilo growth e ci piace comprarle soprattutto nei momenti in cui il mercato le penalizza. Se riusciamo ad investire nei nostri asset selezionati dopo questa “penalizzazione” da parte del mercato, tra il 15% e il 20%, ne siamo quindi molto soddisfatti", spiega. Un esempio concreto a cui Stéphanie Bobtcheff fa riferimento è l’italiana Technogym, produttore di attrezzature da palestra. "Non solo l'azienda presenta una posizione molto forte nel segmento premium, focalizzata su segmenti professionali come palestre o hotel, ma ha anche chiarito la sua ambizione di crescere in un enorme mercato come quello degli Stati Uniti e nel segmento dei software di monitoraggio sportivo e attrezzature domestiche. È una storia di crescita molto attraente", dice la manager.

Un processo solido e sistematico

Il processo è, secondo Bobtcheff, molto ben definito e sistematizzato. Innanzitutto, il team applica ogni mese un filtro quantitativo che seleziona tra le 10 e le 15 aziende da analizzare. Questa selezione deriva da un filtro di liquidità del mercato, redditività operativa, crescita delle vendite e margini di profitto lordo, e il free cash flow, oltre alle valutazioni. "È un primo passo non particolarmente attivo", afferma l’esperta.

"Quindi entriamo nella seconda fase, che è veramente il centro del nostro processo di investimento, l'analisi fondamentale. A questo punto ci concentriamo molto sull'azienda, sulla sua posizione di mercato e sulla sua strategia, ignorando i ‘market rumors", spiega. Il team analizza molti report ed esplora il sito web della società, ma essenzialmente entra in contatto con il suo management. "Ci riuniamo principalmente con gli amministratori delegati e i direttori finanziari. È molto importante nell'investimento in small cap essere costantemente in contatto con il top management. Solo così abbiamo una visione completa del posizionamento dell'azienda e della sua strategia di crescita, che è fondamentale per ottenere visibilità su ciò che l'azienda vuole ottenere nel medio e lungo termine", afferma la manager.

Il risultato dei primi due passaggi porta a un giudizio positivo o negativo sulla società. Nel caso in cui questo fosse positivo, si passa all'ultima fase del processo: la costruzione del portafoglio. "Il nostro portafoglio presenta circa 40 titoli selezionati da una lista di cento aziende di cui abbiamo un'opinione fondamentale positiva. Il rispettivo peso viene deciso principalmente in base a due parametri. Uno di questi è il profilo di rischio/rendimento dell'azione - o il potenziale di upside rispetto al potenziale di downside - e l'altro è il momentum", spiega il gestore.

La ponderazione in base al momentum prende in considerazione diversi fattori, come le revisioni delle stime del rendimento per azione da parte degli analisti, le valutazioni storiche o gli indicatori tecnici, tra gli altri. È in questo punto che il team presta finalmente attenzione a ciò che il mercato dice di ogni azione. "Ascoltiamo le opinioni di analisti sia ottimisti sia pessimisti, per avere una visione a 360º di ogni singola società".

Valutazioni

Bobtcheff vede nell'attuale contesto di mercato una maggiore difficoltà nel trovare opportunità, e ciò si riflette in due delle caratteristiche dell'attuale portafoglio. Innanzitutto, i livelli di liquidità del fondo sono piuttosto alti, vicini al 15%. "Non è che non vogliamo essere completamente investiti, è solo il risultato della nostra politica di selezione delle azioni. E oggi abbiamo meno idee, quindi abbiamo una maggiore allocazione sulla liquidità", dice. Un'altra riflessione è il fatto che la maggior parte delle posizioni in portafoglio abbia un peso simile. "Dato che il momentum continua ad essere molto forte e le valutazioni meno allettanti, vediamo meno potenziale al rialzo per ciascuna azione e approfittiamo quindi dell'aumento delle valorizzazioni per prendere profitto".

Tuttavia, la fund manager si fida del potenziale del fondo: "Investiamo in titoli le cui valutazioni sono importanti, ma non essenziali, perché sono storie di crescita a lungo termine e con molta visibilità". "Se dovessimo pagare un prezzo leggermente più alto non ci sarebbero problemi, perché meritano questo premio", conclude.

Professionisti
Società

Notizie correlate

Nuovo CEO per LFDE

Christophe Mianné è stato nominato chief executive officer dell'asset manager francese che a fine novembre scorso ha siglato una partnership con il gruppo Primonial, di cui Mianné rimane deputy CEO.

Anterior 1 2 Siguiente