BNY Mellon, le 12 ragioni per investire nelle small cap giapponesi


Il 2017 è stato un anno particolarmente positivo per il Giappone, caratterizzato da stabilità politica e crescita economica. L’economia giapponese ha chiuso lo scorso anno con una crescita dell’1,6%, facendo registrare l’ottavo trimestre consecutivo di crescita. Secondo Miyuki Kashima, gestore del fondo con rating Consistente BNY Mellon Japan Small Cap Equiy Focus, il proseguimento della ripresa economica del Sol Levante ha avvantaggiato le piccole e medie imprese domestiche. Il gestore individua 12 ragioni per investire nelle small e mid cap giapponesi:

  • Contesto macroeconomico positivo

Secondo Kashima, le prospettive per il Paese rimangono positive, con il PIL nominale che per la prima volta ha superato i 533 000 mld di yen. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), la crescita degli investimenti, il rimbalzo del commercio globale e l’aumento dell’occupazione contribuiranno a rafforzare la ripresa economica nel prossimo biennio.

  • Maggiore focus sul mercato domestico

Le small e mid cap nipponiche sono più orientate verso il mercato domestico. Kashima spiega che “fino ad oggi, gli investitori internazionali si sono interessati maggiormente alle grandi imprese esportatrici e hanno essenzialmente puntato sulla ripresa economica mondiale. Oggi la situazione è cambiata: sono soprattutto le piccole imprese che si sviluppano, e la loro crescita si basa prima di tutto sulla solidità della ripresa dell’economia del Paese. Il Giappone è un’economia domestica prospera, dove le imprese più performanti non sono necessariamente dipendenti dall’attività internazionale”.

  • Le small cap sovraperformano le large cap nelle fasi di bull market

Il 2017 è stato un anno eccellente per l’azionario giapponese, con l’indice Topix che ha guadagnato il 19,7%. Tuttavia, aggiunge il gestore, analizzando la performance delle small e mid cap dell’indice Russell/Nomura dal 1984 al 2017, “osserviamo che l’asset class ha sovraperformato le large cap nelle fasi di bull market, ad eccezione del periodo ottobre 1998 – marzo 2000”. Se la fase rialzista dell’equity del Paese dovesse continuare, le small cap continuerebbero a rappresentare un’interessante opportunità di investimento.

  • Una questione di correlazione

Un altro fattore positivo è rappresentato dalla bassa correlazione con gli indici europei, asiatici (escluso il Giappone), emergenti e americani. “A nostro avviso, gli investitori che cercano di diversificare il proprio portafoglio potrebbero trarre vantaggio da un’esposizione alle small cap giapponesi, essendo caratterizzate da performance relativamente decorrelate dagli indici azionari internazionali”, spiega Kashima.

  • Ventaglio più ampio di opportunità

Gli investitori che puntano sulle small cap giapponesi possono beneficiare di un ventaglio di opportunità più ampio: l’indice large cap è composto da 350 imprese, contro i 1250 titoli dell’indice small cap. Inoltre, la mancanza di trasparenza sul mercato giapponese porta gli investitori a trascurare le opportunità offerte dalle imprese a bassa capitalizzazione. “Spesso il team di investimento specializzato nelle small cap giapponesi è costretto a realizzare previsioni sugli utili e sui ricavi, visto che generalmente le imprese stesse non pubblicano previsioni. Il team di Kashima cerca di sopperire alla mancanza di informazione attraverso una forte conoscenza del contesto locale e organizzando incontri con i dirigenti delle varie imprese”.

  • Selezionare le società ‘vincenti’

Al fine di costruire un portafoglio diversificato, spiega Kashima, è fondamentale analizzare le opportunità dell’intero mercato, e non concentrarsi solamente sulle imprese a più grande capitalizzazione. “Al fine di ampliare l’universo di investimento, è indispensabile avere una presenza locale e affidarsi a team con una solida esperienza settoriale, linguistica e culturale”, afferma.

  • La stabilità politica

La stabilità politica rappresenta un’altra ragione per investire nell'asset class. La netta vittoria di Shinzo Abe alle elezioni di ottobre ha consentito al primo ministro di rafforzare il suo governo, dando di fatto continuità alle riforme economiche. L’Abenomics, e in particolare il programma di riforme fiscale e monetaria, rappresenta ‘una manna’ per le piccole imprese. “In Giappone le elezioni sono spesso seguite da un redistribuzione degli incarichi ministeriali, anche se questa volta è alquanto improbabile”, afferma.

  • Dinamiche di crescita dei salari

L’aumento dei salari rappresenta una delle sfide del governo giapponese nel 2018. La crescita salariale proposta da Shinzo Abe, di circa il 3%, è fondamentale per contrastare la deflazione e stimolare i consumi. “Fino a poco tempo fa, solo le grandi aziende e le multinazionali erano disposte ad aumentare i salari. Tuttavia, negli ultimi due anni, abbiamo osservato un’inversione di tendenza: gli stipendi nelle aziende più piccole sono aumentati maggiormente”.

  • Contesto favorevole di accesso al credito

Il rapporto tra prestiti e depositi delle banche giapponesi è inferiore al 60%, mentre quello delle banche americane è circa il 70%. In Europa, 16 dei 28 Paesi analizzati dalla BCE presentano un coefficiente medio superiore al 100%. “Le banche nipponiche dispongono di capacità di prestito nettamente superiori rispetto alle omologhe internazionali. A nostro avviso, un contesto favorevole di accesso al credito rappresenta un fattore di sostegno per le piccole imprese locali”.

  • Le abbondanti riserve di liquidità

Le imprese giapponesi dispongono di abbondanti riserve di liquidità. Questa situazione è in parte riconducibile al periodo di deflazione, dove le imprese si sono mostrate restie a investire o spendere. Nel caso in cui la deflazione dovesse terminare e la fiducia delle imprese dovesse aumentare, le società saranno sicuramente più propense ad utilizzare le loro riserve di liquidità, con conseguente effetto domino positivo sull’economia del Paese, e più in generale sugli investitori”.

  • Un potenziale sottostimato

Nonostante i fattori favorevoli, gli investitori internazionali continuano a mantenere una posizione di sottopeso sulle azioni giapponesi. Analizzando le performance dell’equity nipponico negli ultimi 20 anni, spiega Kashima, l’atteggiamento degli investitori non è sorprendente. “A nostro avviso, il proseguimento della ripresa economica e dei buoni risultati delle imprese giapponesi porteranno ad un maggiore interesse degli investitori per l’azionario. Questo potrebbe risultare un elemento positivo per le azioni giapponesi”.

  • La buona notizia non è nei prezzi..

Le azioni giapponesi, oltre a essere sottostimate dagli investitori internazionali, sembrano anche intrinsecamente sottovalutate. “Questo mette in evidenza un divario tra la performance degli indici giapponesi e l’incremento degli utili societari. La forte ripresa degli utili è stata accompagnata da una crescita piuttosto modesta dei corsi azionari. Almeno da questo punto di vista, le azioni giapponesi sembrano offire un potenziale di rialzo significativo”, conclude il gestore.

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