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Biolzi (Cassa Lombarda): "Con MiFID II servono soluzioni più efficienti in termini di costi-benefici"


L’entrata in vigore di MiFID II incide profondamente sul business del risparmio gestito. E non solo per le case prodotto. Anche istituti bancari, come Cassa Lombarda, che opera prevalentemente nell'area del private banking, è alle prese con una serie di scelte e, con riferimento al modello di servizio, alcune evoluzioni di natura strategica ed operativa. Come spiega a Funds People Alberto Biolzi, responsabile direzione wealh management dell’istituto milanese, “la nuova regolamentazione mira a rafforzare la tutela degli investitori. Tale tutela si estrinseca in una serie di obblighi posti a carico degli operatori in termini di qualità e di completezza delle informazioni fornite al cliente nell'ambito dei servizi di investimento, in termini di vincoli operativi nello svolgimento di tali servizi, in termini di requisiti di professionalità previsti per il personale chiamato a prestare il servizio di consulenza, solo per citare alcuni degli aspetti più rilevanti della normativa”, riassume il manager.

“È evidente che per le banche che prestano il servizio di consulenza, sia su base indipendente che non indipendente, l'evoluzione del contesto normativo e competitivo implica la necessità di incrementare gli standard qualitativi della propria offerta affinché la clientela possa percepire il maggiore valore aggiunto dei servizi resi e sia, quindi, disposta a sostenerne i costi. La maggiore trasparenza si assocerà presumibilmente a una riduzione dei costi per la clientela. A spiccare saranno ovviamente solo quei player in grado di meglio posizionarsi in termini di valore aggiunto percepito/costi sostenuti e, quindi, in grado di assumere una chiara posizione di vantaggio competitivo”.

 In questo scenario uno dei principali cambiamenti riguarderà proprio l’arricchimento dei contenuti dei servizi prestati alla propria clientela, ma anche la riqualificazione dell'offerta verso soluzioni più efficienti in termini di costi-benefici e un'informativa sia pre-contrattuale sia periodica molto più trasparente e articolata. “Gli ETF potrebbero beneficiare, lato prodotti, dei cambiamenti in corso nel momento in cui nell'analisi costi/benefici dovessero emergere. È evidente che la sostenibilità di un maggior costo nell'ambito delle soluzioni di risparmio gestito potrà essere giustificata solo da un maggior valore aggiunto atteso dall'investimento in un dato prodotto”, dice Biolzi.

Proprio per questo “in un contesto particolarmente incerto e caratterizzato da modesti ritorni attesi per gli attivi più tradizionali, l'attenzione della clientela si sta rivolgendo principalmente verso prodotti gestiti attivamente. I prodotti passivi sono per lo più oggetto di interesse dei gestori professionali che li dovrebbero utilizzare in proporzioni crescenti nell'ambito dell'attività di implementazioni dei portafogli per quelle soluzioni in cui il valore aggiunto ‘venduto’ al cliente deriva soprattutto dalla qualità delle scelte di asset allocation”.

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