BCE, un passo verso l’uscita


Nonostante la decisione della BCE di lasciare i tassi di interesse invariati, i toni dell’annuncio odierno dell’istituto rappresentano per il mercato un chiaro segnale della fine della politica di QE in Europa. La sensazione che si percepisce da parte degli esperti del settore è infatti quella che il presidente Draghi abbia gettato le basi per l’avvio di una nuova fase di normalizzazione a livello globale.

Secondo Olivier Marciot, investment manager di Unigestion, dopo l’iniziale rafforzamento dell'euro e l’impennata degli yield europei legati alla decisione principale di mantenere i tassi invariati - scelta secondo il manager in un certo senso “da falco” - il mercato sta adesso digerendo i toni più moderati delle parole di Mario Draghi. “Presto ci lasceremo alle spalle l’era delle politiche monetarie accomodanti, così come la bassissima volatilità che ha caratterizzato questi ultimi anni. Il ritmo con cui ciascuna banca normalizzerà la propria politica monetaria sarà l’elemento fondamentale per i rendimenti degli asset da quest’anno in poi. Crediamo ora più che mai nei vantaggi di un'ampia diversificazione e di una gestione dinamica del rischio. La diversificazione, infatti, consente alle soluzioni multi-asset di essere meno direzionali e legate al coefficiente beta, mentre la gestione dinamica del rischio permette a tali soluzioni di adattarsi e trarre beneficio da un incremento della volatilità, attenuando al tempo stesso le condizioni di mercato avverse", spiega Marciot. 

“Un meeting poco entusiasmante”. Così lo definisce invece Antoine Lesné, responsabile Strategia e Ricerca di SPDR ETFs per l’area EMEA, che fa notare come le leggere modifiche relative alla posizione della Banca centrale sul programma di acquisto di asset erano ampiamente previste. “Lo scenario generale caratterizzato da bassa inflazione spinge a mantenere un approccio prudente e paziente, mentre le previsioni degli esperti vengono riviste leggermente al rialzo. Il riconoscimento del calo dei rischi downside dovrebbe significare che la normalizzazione si sta gradualmente avvicinando. Al contempo, la BCE potrebbe cercare di controbilanciare un troppo rapido apprezzamento dell’euro, fattore che rende il raggiungimento del target di inflazione ancora più difficile. Questo risultato dovrebbe essere neutrale per i bond sovrani denominati in euro, con una leggera probabilità di un rialzo dei rendimenti”, sostiene l’esperto.

Secondo la casa M&G Investments, da questo momento in poi, è possibile che la BCE si avvii verso un inasprimento della politica monetaria. “I passi successivi consisteranno, probabilmente, nell’annuncio di un'ulteriore riduzione del programma di acquisto degli asset, prima di porvi fine nel corso dell'anno. Nel 2019 potrebbero seguire aumenti dei tassi di interesse”, commenta Stefan Isaacs, deputy head del team Retail Fixed Interest dell’asset manager, che aggiunge, “A nostro parere, questo approccio è in linea con la crescita economica superiore ai trend, con la riduzione costante dell’eccesso di capacità produttiva, e con le pressioni inflattive al rialzo verso il target prestabilito. Tutto ciò potrebbe esercitare ulteriori pressioni sui rendimenti dei titoli di Stato, in particolare nella parte corta della curva, ed è probabile che vada a beneficio delle industrie cicliche e che continui a sostenere gli asset rischiosi”. 

Infine Nicolas Forest, global head of Fixed Income Management and member of the Executive Committee di Candriam Investors Group, si sofferma sulle stime di crescita al rialzo della BCE per il 2018, passando dal 2,3% al 2,4%, e al ribasso quelle sull’inflazione per il 2019, dall’1,5% all’1,4%. “Con un’inflazione core oggi all’1%, la BCE è dunque ancora lontana dal suo target del 2%, che non prevede di raggiungere nemmeno nel 2020. Per quanto riguarda il programma di acquisti, Mario Draghi ha rimosso dalla propria comunicazione il riferimento alla formula con cui la Banca centrale si è sinora impegnata a espandere il piano di QE "in termini di entità e/o durata" nel caso di un peggioramento delle prospettive. Il presidente di Eurotower si allontana dunque da un atteggiamento accomodante, preparando il mercato alla fine del QE a dicembre. Un primo passo verso l’uscita dall’allentamento quantitativo. E così, mentre si avvicina la fine del suo mandato, Draghi ha introdotto dunque oggi le premesse per la sua exit strategy, che dovrebbe portarlo ad aumentare progressivamente il tasso sui depositi nel 2019”, conclude il manager, sottolineando come questa strategia graduale sarà ancora più prudente, in quanto il rischio protezionistico sembra costituire una nuova minaccia alla solidità della ripresa.

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