Banche centrali e mercati si riconciliano. E ora?


È ancora presto per dire se le nubi che si erano addensate sul panorama dei mercati a fine anno si diraderanno nei prossimi mesi. Di certo, il 2019 si è aperto con una ripresa dei mercati, azionari soprattutto (che a gennaio sono saliti in media di oltre 7 punti percentuali) e il cui rimbalzo è stato accompagnato da un “generale recupero anche sui mercati del reddito fisso, che hanno visto salire sia il debito emergente che le obbligazioni societarie grazie alla riduzione degli spread”, ricorda Alberto Zorzi, vice direttore generale Direzione Investimenti di Arca SGR. Dati che, secondo l’esperto della società di gestione, “confermano l’importanza di ragionare sugli scenari, imparando a gestire l’emotività derivante dai movimenti repentini”.

Il rally che si auspicava come di consueto a fine 2018, è arrivato dunque a inizio 2019 “sia per un tema di posizionamento – la forte correzione della seconda metà di dicembre ha determinato un alleggerimento sugli asset rischiosi e un livello di pessimismo tale da rendere possibile il successivo rimbalzo – sia per la combinazione di alcuni fattori positivi”, spiegano gli esperti di Anima SGR.

Primo fra tutti, la riconciliazione tra Banche centrali e mercati, due soggetti che si erano avviati su percorsi completamente divergenti nell’ultimo trimestre del 2018 quando “le prime continuavano a ritenere non pericolosa la situazione del ciclo economico e a pensare a una progressiva normalizzazione delle loro politiche monetarie mentre i mercati avevano sviluppato una sensibilità particolare rispetto ai problemi del ciclo - credevano che questo avrebbe continuato a rallentare - e ritenevano quindi non adatta alle circostanze la politica degli Istituti centrali”, riassume Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos.

Ricordiamo che in occasione della riunione di apertura d’anno del 30 gennaio la Fed ha mantenuto i tassi invariati (tra 2,25% e 2,50%) e la Bce pochi giorni prima ha comunicato che almeno finno all’estate, non cambierà rotta, mantenendo l’orientamento espansivo della politica monetaria. “Economie meno dinamiche implicano meno bisogno di contenere la domanda per consumi e investimenti, cosa che tipicamente si fa attraverso un restringimento delle condizioni finanziarie”, commenta Zorzi. “In sostanza, le Banche centrali, con la possibile eccezione di quella inglese, rimarranno in stand by almeno per un po’, aspettando conferme che il rallentamento in atto sia effettivamente tale, non rappresentando qualcosa di più preoccupante (cosa che attualmente non sembra essere lo scenario base)”, aggiunge l’esperto di Arca SGR.

Aree di incertezza

La riconciliazione citata da Fugnoli darà un forte sostegno ai mercati nel prossimo trimestre ma rimangono ancora aree di incertezza da tenere sott’occhio. “In Italia, archiviato l’iter di approvazione della legge di bilancio, resta da valutare la capacità del governo di rispettare i vincoli concordati con la Ue in un contesto di deterioramento dei principali indicatori economici. Nel Regno Unito, la bocciatura parlamentare dell’accordo raggiunto con l’Unione europea, unita alla riconferma della Premier May, lascia aperti tutti gli scenari inizialmente possibili (ma le probabilità di una ‘hard Brexit’ sono diminuite), mentre in Francia le proteste dei ‘gilet gialli’ hanno spinto Macron a rivedere il budget previsionale per il 2019: stando alle prime stime, le nuove misure introdotte porterebbero il rapporto de deficit/PIL oltre il limite previsto del 3%”, spiegano da Anima SGR.

C’è poi la questione delle trattative fra Usa e Cina in tema di dazi che dovrebbe trovare una soluzione nelle prossime settimane. “Quando ciò accadrà, si spera con esito positivo, assisteremo a un rialzo più marcato delle borse asiatiche e anche a una ripresa delle valute di quei Paesi. Investire adesso in queste aree dovrebbe, quindi, permettere un apprezzamento in conto capitale e di cambio”, commenta Fugnoli.

Dove guardare

Secondo l’esperto di Kairos, ora bisognerà soffermarsi con attenzione sugli indicatori economici: “l’inflazione, che dovrebbe rimanere moderata, la crescita che dovrebbe rimanere positiva anche se non ai livelli dell’anno scorso e ai margini societari, che vanno incontro ad alcune pressioni negative per aumento dei costi (salariali, interessi ecc.) ma che si mantengono su livelli comunque elevati”.

Da Anima SGR mantengono positiva la view sulle borse emergenti, “alla luce dell’atteggiamento attendista della Fed e della conseguente perdita di slancio del dollaro, e ancora di un clima di maggior fiduc sulla crescita cinese e del consistente ritorno di flussi di investimento”. Insieme ai mercati emergenti, il Giappone si conferma in cima alla classifica delle preferenze geografiche per il team gestionale di Anima. “Si trovano, infatti, valutazioni interessanti in larga parte del mercato, con i multipli che scontano una recessione di elevato livello di probabilità e le stime di crescita degli utili che sono state riviste al ribasso in modo significativo”, spiegano dalla società.

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