Azionario russo, tra momentum positivo e fattori di rischio


Nel 2017 il mercato azionario russo si è confermato estremamente volatile e dipendente dall’andamento del prezzo del petrolio. Nella prima parte del 2017 il listino russo ha perso il 18,5%, per poi recuperare parzialmente le perdite nella seconda metà dell’anno, che si è chiuso con una perdita del 5,5%. Il trend positivo sta continuando anche nei primi mesi del 2018, con il MICEX che è salito del 9,17% (al 6 marzo). In particolare, l’asset class è stata sostenuta da alcuni fattori quali la maggiore stabilità politica, la diminuzione dell’inflazione e dal rialzo del corso del petrolio.

Nonostante la forte ripresa del prezzo del petrolio, nel 2017 l’equity russo ha sottoperformato sia i mercati emergenti, con l’MSCI Emerging Markets che è salito del 37,28%, che l'oro nero, con il Brent e il WTI che hanno chiuso lo scorso anno rispettivamente con un guadagno del 17,7% e del 12,5%. La ripresa del greggio ha favorito il rublo, che nel 2017 si è apprezzato del 6,25% nei confronti del dollaro e sta continuando a rafforzarsi anche nei primi mesi del 2018 (+1,79% al 6 marzo).

Dopo due anni di recessione, l’economia del Paese ha chiuso il 2017 con una crescita dell’1,5%, sostenuta da un significativo recupero dei consumi delle famiglie e degli investimenti. Un recente report della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo evidenzia come, nei primi nove mesi del 2017, l’economia russa abbia registrato un tasso di crescita in termini reali dell’1,6%, mentre nell’ultimo trimestre 2017 la dinamica tendenziale del PIL abbia probabilmente frenato attorno all’1%. Il rallentamento è riconducibile alla caduta della produzione manifatturiera, di quella agricola e dell’estrazione di petrolio, mentre le vendite al dettaglio hanno accelerato grazie alla crescita dei salari reali, determinata anche dalla frenata dell’inflazione. Quest'ultima, che ha sempre rappresentato uno dei maggiori rischi per l’economia russa, a gennaio 2018 è scesa al 2,2%, in netta diminuzione rispetto al 5,02% di gennaio 2016. 

Secondo gli esperti di Raiffeisen Capital Management, nel 2017 la crescita economica della Russia è stata migliore di quanto atteso dagli analisti, nonostante una politica fiscale e monetaria relativamente restrittiva. Il rialzo del petrolio e una politica monetaria di questo tipo da parte della Banca centrale russa hanno di fatto favorito la ripresa economica del Paese. A febbraio 2018 la Banca centrale del Paese ha tagliato ulteriormente il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo dal 7,75% al 7,5%. L’obiettivo dell’autorità monetaria è quello di portare il tasso di riferimento in un range compreso tra il 6% e il 7% nell’orizzonte di un anno.

Secondo l’asset manager austriaco, la Russia è ancora un mercato molto promettente a lungo termine: le valutazioni favorevoli e i rendimenti dei dividendi molto elevati continuano a suggerirlo. Il 18 marzo 2018 si terranno le elezioni presidenziali russe, anche se non dovrebbero esserci sorprese visto che, secondo i sondaggi pre-elettorali, il Presidente in carica Putin gode ancora della maggioranza dei consensi. “C’è grande necessità di riforme, per esempio, nel sistema finanziario, nella giustizia o nelle spesso inadeguate infrastrutture. La Russia sta facendo progressi nella diversificazione della sua economia e dipende nettamente meno dalle esportazioni di materie prime rispetto a 10 o 20 anni fa, anche se ha ancora molta strada da compiere. Ciò può essere naturalmente visto anche in chiave positiva, perché un tale processo di trasformazione apre anche numerose nuove opportunità per le imprese e gli investitori”, spiegano gli esperti.

Nella categoria dei fondi azionari Russia troviamo due prodotti con rating Consistenti Funds People gestiti da BNP Paribas AM: il Parvest Equity Russia Opportunities Fund e il Parvest Equity Russia (con rating Consistenti per il secondo anno consecutivo).

Società

Notizie correlate

Anterior 1 2 Siguiente