Azionario, obbligazionario e immobiliare: tutte le facce del nuovo anno


La traduzione dell’universale in particolare, delle view complessive in operatività all’interno dei singoli comparti di investimento, è quanto mai importante in una fase di passaggio come quella di fine anno. L’analisi della situazione attuale è il canonico punto di partenza per arrivare a calare le previsioni degli andamenti macroeconomici, qualora possibili, nelle scelte di allocazione.

“Il 2018 è stato descritto come l’anno in cui quasi tutte le asset class sono scese, mentre il 2019 si appresta ad essere un anno in cui la maggior parte dei mercati finanziari sono saliti. Curioso, dato che l’anno scorso ha visto una crescita del PIL globale in rallentamento, ma attorno a un robusto 3,6% stando alle stime dell’FMI, mentre quest’anno la crescita è rallentata parecchio, portandosi a un ben più basso 3%. Stessa cosa dicasi per gli utili aziendali, saliti in media del 13% a livello globale nel 2018 e pressoché fermi quest’anno”. L'analisi di Manuel Pozzi, investment director di M&G Investments, disegna uno scenario da affrontare con cautela e che rende complesso sviluppare previsioni macro puntuali per quanto riguarda il 2020.

La casa di gestione britannica privilegia perciò un approccio che guarda alla specificità di ogni singola asset class, segnalando gli sviluppi sulla contesa commerciale tra Stati Uniti e Cina come ago della bilancia, ancora sospeso, per quanto riguarda il movimento della crescita globale.

Azionario: non è più tempo di tattica

“I mercati azionari sono saliti quest’anno per via sia delle valutazioni appetibili di inizio anno, sia per i tassi di interesse sempre più bassi, ma ormai sembrano prezzati in modo più corretto”, entra dunque nello specifico Pozzi. “Ciò significa che nel 2020 gli investitori saranno meno permissivi in caso di delusioni sugli utili aziendali, che in media sono attesi salire del 9% circa. Per vedere una tale crescita probabilmente servirà un’accelerazione del ciclo economico e una minore incertezza politica”, aggiunge.

“Meglio quindi”, conclude logicamente, “valutare attentamente l’esposizione azionaria e limitarsi alle posizioni più strategiche poiché il tempo per le posizioni aggiuntive di natura tattica si è concluso per il momento”.

Obbligazionario: l’opzione difensiva

“È difficile capire cosa potrebbe portare l'economia globale nel 2020”, concorda per quanto riguarda la visione complessiva Ariel Bezalel, head of Strategy Fixed Income di Jupiter AM. “Ci aspettiamo più o meno le stesse cose viste sin qui: una crescita globale anemica, una politica monetaria sempre più accomodante e un aumento del rischio politico, mentre i forti driver deflazionistici, l'invecchiamento demografico e le tecnologie disruptive continuano ad agire sullo sfondo”, afferma, prevedendo un ulteriore movimento dei rendimenti obbligazionari su livelli sempre più bassi.

“In assenza di uno shock inflazionistico, riteniamo che i rendimenti dei Treasury USA potrebbero addirittura scendere a zero nei prossimi 12-18 mesi. Continuiamo quindi a mettere in atto una strategia difensiva che bilancia i titoli di Stato americani e australiani liquidi, con rating AAA, con crediti di breve durata altamente selettivi e situazioni speciali, e a trovare nuove opportunità sui mercati obbligazionari globali, dalle obbligazioni sovrane greche ed egiziane ai produttori di carne bovina e pollame statunitensi e brasiliani”, specifica.

Immobiliare in continuità

“Nel mercato degli investimenti, gli asset immobiliari continueranno ad attrarre capitali grazie alla loro resilienza dovuta a un premio al rischio rassicurante”, dichiara relativamente al 2020 dell’asset class Virginie Wallut, director of Real Estate Research and Analysis di La Française Real Estate Managers, entrando poi nel dettaglio dei singoli e specifici comparti. “Dopo una caduta di circa 100 punti base nei primi nove mesi del 2019, ci attendiamo che nel 2020 i rendimenti dei prime office in Europa calino ulteriormente, almeno di altri 100 punti base”, dichiara. “Le asset class alternative, rappresentate da hotel e residenziali gestiti, dovrebbero attrarre un numero crescente di investitori, poiché assicurano una buona diversificazione grazie a fondamentali solidi non correlati ai cicli economici locali”, prosegue. “Il mercato residenziale dovrà integrare l’influenza dei valori sociali sugli spazi che utilizziamo, in particolare il confine sfumato fra lavoro e vita privata, lo sviluppo di nuovi servizi smart e la necessità di flessibilità”, spiega inoltre Wallut. “Il mercato degli uffici in locazione, che nel corso del 2019 ha conosciuto un rallentamento, nel 2020 dovrebbe registrare un atterraggio morbido e nel nuovo anno dovremmo assistere a un ritorno della domanda verso volumi più convenzionali e a una vera dicotomia fra location centrali e periferiche”, completa, ricordando inoltre come con il nuovo anno il settore sarà interessato da un irrigidimento degli obblighi regolamentari in materia ambientale parallelamente allo sviluppo del dibattito sulla tassonomia Ue e alla sua implementazione.

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