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Azionario europeo, i titoli da non sottovalutare


Contributo a cura di Paul Marriage, gestore del fondo HI European Market Neutral Fund, Hedge Invest SGR.

Mentre ci inoltriamo nell’ultimo trimestre di un anno senza precedenti, il sentiment delle aziende al momento sembra rimanere abbastanza solido. Da un lato, le nuove restrizioni hanno trattenuto i progressi dei business più legati ai consumi; dall’altro, la rapida evoluzione della pandemia, che sembrava una grande preoccupazione fino a un mese fa, pare aver perso di peso. Vi sono comunque diversi rischi significativi che incombono sui mercati per il resto del trimestre. Tra questi spiccano in particolare le elezioni USA. Anche la Brexit non è ancora stata risolta e la performance dei titoli UK sembra dipendere strettamente dai futuri progressi. Se da un lato ciò potrà rappresentare un’opportunità di trading, dall’altro è anche un rischio che va gestito con attenzione. Ci aspettiamo che in ultima analisi si arriverà ad un accordo, ma non senza ulteriori difficoltà. 

In questo contesto, vi sono diversi titoli che stiamo guardando con particolare interesse. In generale crediamo che ci sia molto valore sul mercato britannico, dove si stanno realizzando un numero maggiore di operazioni di M&A e dove sono attivi sempre più acquirenti esteri, dato che la sterlina rimane su livelli depressi per via del rischio Brexit.

Un esempio è l’azienda di servizi informatici Computacenter, basata nel Regno Unito, che di recente ha annunciato ulteriore upgrade del 18% nelle previsioni sugli utili. La società aveva iniziato l’anno con valutazioni compresse e con condizioni credibili per ricostruire il business: ora sta cavalcando l’onda della maggiore domanda di tecnologia ed è divenuta un ‘serial upgrader’, con continue revisioni al rialzo sugli utili. Ha ancora una valutazione modesta in base a molte metriche e rispetto al competitor britannico Softcat, che possiede un rapporto prezzo/utili di un terzo più alto pur non avendo lo stesso momentum sugli utili.

Un settore che stiamo monitorando è quello dell’arredamento e degli articoli per la casa. Infatti, è ormai ben documentato come molte persone che sono state soggette al lockdown abbiamo speso una parte dei soldi risparmiati a causa delle restrizioni per migliorare la propria abitazione. In questo scenario spicca Kingfisher, società che possiede brand quali B&Q e Castorama. L’azienda beneficia di un nuovo team di gestione focalizzato sul miglioramento dei margini e di un business particolarmente forte in Francia, senza arretrati di bilancio legati ad affitti o pensioni, che invece penalizzano molti altri retailers. Se si considera la revisione al rialzo degli utili, le azioni di Kingfisher rimangono valutate con un multiplo a cifra singola.

A differenza del settore degli articoli per la casa, i produttori di auto sono stati colpiti duramente durante la pandemia. Tuttavia, la domanda per le loro merci ha retto abbastanza bene. In particolare, Peugeot ha cavalcato la ripresa: Carlos Taverez è un Amministratore Delegato molto capace e l’accordo con FCA sta generando sinergie significative. Il business combinato sarà pari a quello di un grande produttore, con oltre il doppio delle vendite di Tesla – pari a $80 miliardi. 

Rimanendo in questo settore, di recente stiamo guardando con interesse l’azienda di semiconduttori tedesca Infineon: infatti, crediamo che vi siano molte sinergie in arrivo grazie all’acquisizione di Cypress e che la società sia ben posizionata per beneficiare del crescente uso di tecnologia nel settore automotive.  Un’ultima società che siamo seguendo con attenzione è Orpea, leader europeo nelle residenze per anziani. L’azienda ha un bilancio sostenibile e dati demografici a proprio vantaggio, e tuttavia la sua valutazione non è mai stata così bassa come in questo momento.

In conclusione, siamo convinti che la strategia migliore per affrontare questa fase così incerta sia mantenere un approccio di gestione altamente attivo, senza essere eccessivamente avidi sia dal lato lungo sia dal lato corto, e facendo di tutto per non avere bias di stile nel portafoglio, in modo da ridurre il rischio di volatilità della performance dovuta a rotazioni settoriali.

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