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Azionario europeo: abbiamo bisogno di titoli tecnologici?


L’azionario europeo, negli ultimi anni, non ha registrato rendimenti particolarmente interessanti, se paragonati a quelli segnati dalle piazze statunitensi e asiatiche. Questo si spiega con il fatto che gli indici azionari europei presentano pesi in titoli tecnologici nettamente inferiori. Infatti, proprio il settore tecnologico ha dato la spinta all’eccezionale rally che si è verificato negli altri mercati. A tal punto, ci chiediamo, esistono allora altre opportunità sul mercato europeo?

Philip Dicken, responsabile azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments, sostiene che “gli investitori in Europa possono comunque accedere a società tecnologiche leader su scala globale. Tra le maggiori figurano il gigante tedesco dei software SAP, il fornitore olandese di macchinari per la produzione di chip per l'informatica ASML e ancora la svizzera STMicroelectronics e la tedesca Infineon Technologies, entrambe produttrici di chip. Alcuni osservatori ritengono che diverse di queste società godano di un buon posizionamento, tenuto conto del fatto che l'implementazione tecnologica stia passando da una fase incentrata sul consumo a una fase industriale. Ad esempio, l'espansione attesa del comparto dei veicoli elettrici dovrebbe giovare ai produttori europei di semiconduttori, dal momento che i chip sono fondamentali nel processo produttivo”.

Inoltre, “Lo STOXX Europe 600 Technology Index raccoglie un bacino molto più ampio di titoli di società tecnologiche quotate in 17 Paesi europei, con capitalizzazioni di mercato comprese tra circa 1 miliardo fino a più di 100 miliardi di euro. Nel quinquennio conclusosi a fine giugno, l'indice del settore tecnologico europeo ha sovraperformato il mercato più ampio, generando un rendimento annualizzato del 16,2% a fronte del 9,6% offerto dall'indice STOXX Europe 600 più generale. Tuttavia, l'andamento di questo indice tecnologico segna comunque il passo rispetto al Dow Jones US Technology Index 1. Quello tecnologico è un settore in cui l'innovazione promuove una crescita rapida e in cui le sorti cambiano in fretta. Alcune delle aziende più piccole potrebbero diventare i giganti di domani, e qualcuna di esse potrebbe avere sede in Europa”, conclude l’esperto.

Rory Bateman, head of UK & European Equities di Schroders, commenta che “abbiamo osservato che la performance dei titoli ciclici e value europei ha iniziato a mostrare un miglioramento. In questo modo si è ridotta una parte del gap tra USA ed Europa, e ci aspettiamo che questo trend prosegua. La nostra opinione sul probabile proseguimento della ripresa del mercato azionario in Europa si basa sull’estrema divergenza nella crescita degli EPS tra le aziende statunitensi ed europee, spinta dal programma di buyback di azioni per un ammontare stimato di 1.000 miliardi di dollari portato avanti dalle società oltreoceano. Le differenze di EPS derivano principalmente dai tagli fiscali del presidente Trump e dai riacquisti, a cui si deve in ultima analisi la significativa escalation del debito societario statunitense”.

“La principale incertezza da qui alla fine dell’anno è ovviamente l’esito ‘deal’ o ‘no deal’ della Brexit. È molto difficile prevedere il risultato ma, volendo fare un’ipotesi, ci aspetteremmo che si arrivi ad un accordo di qualche tipo, seguito da una reazione positiva del mercato britannico. Il sentiment sui mercati europei verrà influenzato qualunque sia la decisione finale, ma si tratterà di un effetto relativamente a breve termine, dato che l’impatto economico per l’Eurozona nel complesso è minimo. In sintesi, riteniamo incoraggiante il recente movimento nei mercati che ha favorito i titoli value più ciclici rispetto ai più costosi titoli difensivi. La valutazione complessiva del mercato rimane attraente, con il CAPE ratio (cyclically-adjusted price-to-earnings ratio) che è circa 20% al di sotto della media storica. L’enorme divergenza di performance rispetto agli USA di recente ha iniziato a rientrare e ci aspettiamo che continui a ridursi. I mercati rimangono suscettibili a periodi di volatilità, perciò consigliamo agli investitori di essere opportunisti e approfittare di tale volatilità per acquistare asset le cui valutazioni finiscano per essere distorte”, conclude.

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