Azionario emergente, capire il business è il centro dello stock picking


Non credo nella maggior parte delle affermazioni che vengono normalmente riferite ai mercati emergenti. Credo ad esempio che l’affermazione secondo cui i Paesi in via di sviluppo siano un luogo di mobilità sociale ed espansione della classe media sia in linea generale non corrispondente al vero. La Cina è un caso speciale e unico. Non penso inoltre che il potenziale di sviluppo sia così ampio per la maggior parte dei Paesi che compongono l’asset class, quantomeno nel medio periodo. Affermare che i mercati emergenti sono il motore della crescita globale è fondamentalmente sbagliato, ma questo non vuol dire che non ci siano significative opportunità di investimento”. Justin Leverenz, senior portfolio manager Emerging Markets di Invesco, gestisce da oltre 10 anni una delle strategie azionarie sui mercati emergenti più grandi al mondo che conta ad oggi oltre 48 miliardi di dollari di masse in gestione. “Il motivo per cui siamo arrivati a un così importante patrimonio è la consistenza della performance nel tempo, e la capacità di consegnare alpha è tutto per chi fa il nostro lavoro”, afferma Leverenz. L’Invesco Oppenheiemer Developing Markets Fund sarà disponibile agli investitori professionali dal 26 agosto 2019, una volta completata la fusione tra Invesco e Oppenheimer, processo iniziato ad ottobre 2018 con l’annuncio dell’unione e in corso di perfezionamento relativamente all’incorporazione della Sicav lussemburghese di Oppenheimer all’interno della gamma dell’asset manager con sede ad Henley on Thames, alle porte di Londra.

Modelli di business al centro dell’analisi

La definizione fornita dal senior portfolio manager di Invesco di compagnia eccezionale, e dunque investibile all’interno dell’Invesco Oppenheiemer Developing Markets Fund, include le caratteristiche di crescita al di sopra della media, vantaggio competitivo e soprattutto posizionamento in ottica di crescita futura nel mercato di riferimento. Una prospettiva che porta Leverenz a definire la gran parte della propria attività come analisi di modelli di business piuttosto che di fondamentali finanziari. Il risultato di questa filosofia di investimento naturalmente incentrata sul lungo periodo è un portafoglio concentrato di soli 90 titoli nonostante l’entità delle masse in gestione. “Penso come un imprenditore e non come un’analista finanziario”, spiega Leverenz, “poiché l’elemento che realmente fa la differenza, su cui spendiamo la maggior parte del nostro tempo, è la comprensione di ciò che rende una società in grado di differenziarsi positivamente all’interno del proprio contesto e come tale posizionamento sia sostenibile nel tempo”. Lo stock picking passa dunque primariamente attraverso l’immaginazione del futuro. “Fare ricerca sul campo significa per me dedicare molto tempo a un numero ristretto di meeting con aziende selezionate e avere, inoltre, la possibilità di vivere il contesto in cui una data compagnia opera per capire a fondo se e per quale motivo un dato modello di business può essere vincente nel lungo periodo”, afferma.

Francia in un fondo emergente? Si può!

Un’evidente capacità di pensare out of the box, da cui deriva ad esempio un dato che risalta analizzando la ripartizione geografica dell’allocazione dell’Invesco Oppenheiemer Developing Markets Fund: il 6,5% di esposizione è infatti relativo alla Francia. “È sufficiente fare una passeggiata sugli Champs Elysees o in Bond Street a Londra o in via Montenapoleone a Milano per capire che fatturato e utili dei grandi marchi del lusso sono generati dai mercati emergenti, con Cina e Russia in testa”. “Abbiamo un forte posizionamento nei due principali gruppi francesi, Kering e LVMH”, rivela, “non per il settore di appartenenza o per la forza del marchio, ma perché si sono dimostrate in grado di comprendere il cambiamento della base di clientela, non solo sempre più concentrata nei mercati emergenti in termini di volumi ma soprattutto più giovane in termini di età e con il desiderio di certificare il proprio status sociale”.

Kering

Un passo, sottolinea il senior portfolio manager di Invesco, che non sono ancora riuscite a fare molte aziende italiane operanti nello stesso settore.

Ascesa della Cina e tecnologia: così sta già cambiando il mondo

Due sono i grandi cambiamenti in atto individuati da Leverenz e riferiti non solo allo scenario macroeconomico e al contesto di investimento ma alla storia globale. L’ascesa della Cina e l’impatto della tecnologia sono i driver di cambiamento di lungo periodo destinati a dare forma al mondo del futuro, secondo il senior portfolio manager di Invesco. “La continua crescita della classe media, il tasso di innovazione e la quantità di capitale derivante dal risparmio privato sono i fattori che fanno della Cina l’assoluto protagonista della scena globale”, dichiara, “e lo scontro con gli Stati Uniti va ben oltre la specifica questione del commercio, ma deriva dal fatto che è ormai chiaro che il peso del gigante asiatico sia destinato a crescere senza una vera possibilità da parte di forze esterne di porre un limite a tale ascesa”. In merito alla tecnologia, la posizione di Leverenz è che tale forza rappresenti il più potente driver di cambiamento della condizione economica e sociale a livello globale, ma che necessiti allo stesso tempo di una valutazione degli impatti inscritta nelle specifiche realtà locali. “I mercati emergenti sono in tale senso un luogo in cui rapidità e dimensioni del mutamento sono più marcate”, afferma, “poiché da un lato una grande massa di consumatori fa il proprio ingresso nel mercato direttamente attraverso le nuove tecnologie digitali, principalmente mobile, e dall’altro una maggiore quantità di business risultano scalabili, come accade ad esempio per Uber in forza della grande massa di persone per cui rappresenta un facile accesso a un’attività lavorativa profittevole, cosa che non avviene nei Paesi sviluppati”.

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