Azionario, come sono posizionati i fondi di Raijv Jain


GQG Partners, fondata nel giugno 2016, nasce dalla visione di Raijv Jain, gestore storico di Vontobel AM, che dopo 25 anni nell’asset manager svizzero ha avviato un progetto proprio incentrato sulla gestione attiva nelle asset classes azionarie, con particolare focus sui mercati emergenti. I fondi GQG Partners, società che in Italia vede Pablo Chiodi e Gabriel Poloni (di Chiodi Alpha Management) come i responsabili marketing, sono ad oggi quattro: un Global Equities, un International Equities, un Emerging Markets Equities e un US Equities. Le masse in gestione al 31 dicembre 2018 hanno toccato quota 16 miliardi di dollari. In formato UCITS sono disponibili due dei quattro fondi della casa. Il primo ad essere commercializzato in Europa è stato il fondo Emerging Markets Equities che ad oggi conta 550 milioni di euro di masse, mentre da gennaio 2019 è possibile investire anche nel fondo Global Equities.

Chulantha De Silva, analista di GQG Partners, ha incontrato a Milano una selezione di investitori professionali per esporre la view della società per il 2019, le principali novità in termini di gestione e le caratteristiche specifiche del fondo globale, ora investibile anche in Italia.

Posizionamento cauto, ma pronto ad una accelerazione

“I dati macro in questo momento sono confusi e di difficile interpretazione”, spiega De Silva. “L’atteggiamento che abbiamo assunto dopo un trimestre così complicato a conclusione del 2018”, aggiunge, “è di cautela, posizionandoci in modo tale da poter aumentare velocemente l’esposizione al rischio in caso di chiarificazione di alcuni nodi globali o interni a singoli mercati.” Da un punto di vista internazionale il grande fattore citato dall’analista è l’azione delle principali Banche Centrali e le ripercussioni che un inasprimento delle condizioni di politica monetaria possono portare in tema di volatilità. In questo quadro, anche la qualità del credito diventa un fattore per l’investitore azionario, poiché, sottolinea De Silva, “l’iniezione di liquidità a cui è stato sottoposto il mercato negli ultimi anni ha determinato un progressivi indebitamento societario, nascondendo in alcuni casi le difficoltà di bilancio”. Per questo motivo GQG Partners ha annunciato di voler integrare l’analisi obbligazionaria all’interno del proprio processo di investimento, dal momento che il contesto impone un surplus di attenzione sulla solidità delle società prima del loro inserimento in portafoglio. Una visione laterale integrata nell’approccio tipicamente bottom-up che fa parte del DNA della società fondata da Raijv Jain nel 2016, che ha voluto includere nel team due figure giornalistiche, Carolyn Vul, proveniente dal Wall Street Journal, e Polyana da Costa, prendentemente a Bankrate, per scandagliare, in modo del tutto indipendente da analisti e gestori, contesto di mercato e reputation del management delle realtà aziendali selezionate per un possibile inserimento in portafoglio.

Settori e titoli: di chi è davvero Alibaba?

“Manca chiarezza sulla struttura societaria di Alibaba”, afferma De Silva affrontando nello specifico le posizioni presenti nei portafogli, “e per questo motivo abbiamo deciso di rimanere fuori dal titolo”. L’opacità nella definizione delle effettive proprietà aziendali non è l’unico problema relativo al contesto cinese riscontrato da GQG Partners, che sottolinea anche la difficoltà nel prevedere i mutamenti delle regolamentazioni emanati da Pechino. Per questa ragione, ad esempio, l’asset manager ha deciso di uscire da un titolo come Tencent ad agosto 2018. Se la Cina risulta generalmente sottopesata nei portafogli della casa di gestione con sede a Fort Lauderdale, Florida, la partecipazione alla crescita del gigante asiatico, in rallentamento ma comunque sostenuta, ha posto nell’esposizione attraverso un deciso sovrappeso di Hong Kong, realtà che, sottolinea De Silva, “permette di beneficiare dell’avanzamento economico cinese, abbassando drasticamente il rischio regolamentare”. Altra zona di forte interesse è rappresentata dall’India e in particolare dal settore bancario. Il titolo HDFC Bank è, infatti, presente come seconda maggiore posizione sia nel portafoglio Global che in quello Emerging Markets Equities, per una quota, rispettivamente, del 4,9% e 5,8%.  “Una società”, sostiene De Silva, “che ha tutte le carte in regola per raddoppiare la propria quota di mercato nei prossimi cinque anni”.  Nel quadro dello stile fortemente attivo e guidato dalla selezione bottom-up, una posizione settoriale contrarian è riscontrabile nella sovraesposizione alle utilities. “La motivazione fondamentale”, spiega De Silva, “si trova nelle valutazioni estremamente a sconto a cui si aggiunge il contributo in termini di stabilità che questi titoli possono fornire e la forte ricerca del comparto su nuove soluzioni improntate ad un maggiore rispetto di parametri ambientali”.

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