Assogestioni, ripartire dal risparmio gestito


In occasione dell'apertura di “R-Evolution: Il futuro ha un grande futuro”, il ciclo di cinque conferenze online organizzato da Assogestioni, Tommaso Corcos, presidente dell’Associazione, ha spiegato che “l'industria del risparmio gestito ha proposto, lavorando a quattro mani con il governo e in particolare con il MEF, tutta una serie di soluzioni per fare da ponte tra risparmio degli italiani ed economia reale. Accanto ai Pir tradizionali è stato costruito il mondo dei Pir alternativi, uno strumento di sviluppo di sistema estremamente rilevante perché punta a finanziare ancora di più il mercato delle Pmi, spina dorsale dell’economia produttiva del Paese”.

Cinzia Tagliabue, amministratore delegato per l’Italia e deputy head della retail client division di Amundi Sgr aggiunge: “Come industria abbiamo l’opportunità di far investire la grande massa di liquidità presente nel sistema. Dobbiamo però fare i conti con i timori del risparmiatore italiano. Ma il rischio maggiore è quello di perdere delle opportunità, per cui il nostro ruolo, assieme ai consulenti finanziari, è quello di individuare i bisogni dei clienti e traghettarli verso l'investimento consapevole, nel giusto orizzonte temporale.

Secondo Saverio Perissinotto, amministratore delegato di Eurizon storicamente gli italiani sono sempre stati fantastici risparmiatori, ma non necessariamente ottimi allocatori. “In un mondo come l’attuale con livelli di tassi a zero se non addirittura negativi, la scelta migliore è andare verso un’asset allocation più diversificata e con una componente di rischio o di volatilità implicita più elevata. I risparmiatori italiani tendenzialmente temono la volatilità e spesso la confondono con il rischio. Noi asset manager sappiamo gestire il rischio, offrendo soluzioni di prodotto che sono rispondenti alle diverse propensioni dei risparmiatori. Ma credo sia fondamentale la creazione di un patto tra noi che facciamo produzione, il mondo della distribuzione e il regolatore che crea le condizioni, per trasformare il risparmiatore italiano in un investitore consapevole. C’è un problema di educazione finanziaria, è fondamentale capire che: rischio e volatilità sono differenti. L’industria dell’asset management ha un grande vantaggio competitivo perché ha tutti gli strumenti per fare educazione finanziaria e chiarire ai clienti che, per quanto non si possa eliminare la volatilità implicita nelle dinamiche dei mercati finanziari, si può agire sul rischio dell’investimento complessivo.”

Secondo Perissinotto è importante sposare logiche di pianificazione finanziaria ed essere consistenti con un’asset allocation di medio-lungo periodo a cui l’industria dell’asset management può dare delle buone soluzioni di prodotto, ma è necessario che siano ben recepite dalla parte distributiva. “Allo stesso tempo anche interventi fiscali che favoriscono un allungamento dell’orizzonte d’investimento sono estremamente benvenuti. I fondi europei sono riferibili a tre filoni, il Recovery fund, il fondo per attenuare i rischi della disoccupazione chiamato SURE e il famoso MES. Queste iniziative apporteranno una quantità di denaro che, se indirizzata correttamente a supporto dell’economia reale, può avere dei riscontri positivi anche sui mercati perché le Borse salgono se c’è crescita economica. Quindi sono ottimista verso questi progetti, ma è fondamentale che siano in grado di creare un volano per l’economia reale che sia assolutamente rilevante”.

Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di J.P. Morgan AM, ha commentato il dibattito degli ultimi anni che ha inquadrato fondi attivi e passivi in termini quantitativi piuttosto che qualitativi definendolo ormai sterile. “Quello che ci insegna la maturazione di questa area di prodotti è che bisogna rimettere al centro il cliente con le sue necessità. Sia gli attivi che i passivi devono trovare un giusto collocamento all’interno del portafoglio”.

Santo Borsellino, presidente di Generali Insurance Asset Management e di Generali Investments Partners, ha concluso analizzando un megatrend messo al centro dalla pandemia, quello dell’affermazione del digitale. Come europei “partiamo in una posizione di svantaggio. Per far nascere e crescere i colossi che oggi celebriamo nel Nasdaq con valutazioni stellari, c’è bisogno di creare un microclima in cui far fiorire questo tipo di aziende. Questo vuol dire decenni di investimento in infrastrutture, ricerca e sviluppo, in una cornice legale che si trasforma e asseconda le trasformazioni digitali”.

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