Assogestioni, il valore della diversità nelle scelte d’investimento


Quando si parla di diversity si è portati a pensare immediatamente ai riflessi della differenza di genere. Che è certamente fondamentale e rappresenta una tendenza di sviluppo e sensibilizzazione in atto da tempo e che si sta rafforzando anche dopo la pandemia.

Ma nella valutazione delle scelte di investimento dei risparmiatori è importante non sottovalutare gli impatti delle differenze economiche, sociodemografiche, culturali, familiari e relative agli stili di vita, che hanno un forte peso specifico nelle decisioni di investimento delle famiglie italiane. “L’adozione di un concetto ampio di diversità, articolato su più canoni di valutazione come l’età, il genere, le competenze, le esperienze e la provenienza geografica aiuta a promuovere la diversità di pensiero necessaria per offrire scelte di investimento migliori per i clienti”, spiega Roberta D'Apice, direttore settore legale Assogestioni.

“La diversità conta e il suo peso è destinato a crescere perché è legato alla personalizzazione degli ambienti di vita che coinvolge anche la gestione del risparmio e degli investimenti”, prosegue. Del resto, il tema della diversità “costituisce ormai da tempo uno dei pilastri dell’attività di Assogestioni”, che si concretizza anche nell’impegno a “incoraggiare l’investimento da parte dei fondi in società quotate che adottino adeguati criteri di diversità”.

Secondo il rapporto Censis-Assogestioni 'il valore della diversità nelle scelte d’investimento prima e dopo il Covid-19', il 40,3% degli italiani preferirebbe investire in un’azienda o in fondi di investimento guidati da donne. E il 39,9% sceglierebbe un consulente finanziario donna. Spicca il fatto che tra le donne le quote che optano per la preferenza di genere per decidere in cosa investire (42,4%) o per il consulente a cui dare fiducia (39,9%) sono prossime a quelle dei maschi (rispettivamente, 38,1% e 39,9%). Sulla base di questi numeri possiamo dire che la diversity in finanza conta molto, anche nel post Covid-19.

Quando si tratta di soldi, vince un sano pragmatismo. Che la diversity conti in finanza lo dicono forte e chiaro anche i consulenti finanziari, tra i quali il 76,4% ha una clientela molto diversificata per genere, età, istruzione, disponibilità economica. Il 95% di loro ritiene che la diversity conti molto più che in passato, motivo per cui l’86% pensa che ci sia bisogno di una formazione ad hoc per affrontare meglio e gestire la diversity. Questi sono alcuni dei risultati del rapporto.

Italia, la penisola della paura. Il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare. Una paura radicata nei territori e trasversale ai diversi gruppi sociali. La percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, sfiora il 75% nel Sud, supera il 76% tra gli imprenditori e arriva all’82,6% tra le persone con i redditi più bassi. Nella fase post-emergenza, la biopaura da contagio e la minaccia alla salute si saldano ai timori per le incerte prospettive economiche. La paura diventa così il principio regolatore emotivo di questa nuova stagione.

L’epidemia del Covid-19, oltre ad aver diffuso la paura, ha generato una grande incertezza economica ed esistenziale. Lo pensa il 49,7% degli italiani (il dato sale al 58,9% tra gli imprenditori). L’unica certezza è che tutto può succedere. La fine della storia ha lasciato il posto alle infinite storie possibili. La possibilità che un evento inedito e inatteso possa cambiare in un attimo la vita delle persone fa esplodere un senso acuto di vulnerabilità. In questo contesto, sul piano economico per gli italiani ora serve una grande cautela, soprattutto nella gestione dei propri soldi. Lo pensa il 39,7% dei risparmiatori (il dato sale al 45% nel Nord-Est).

Sorpresa lockdown: tanti italiani con più risparmi da investire.

Il 38,9% degli italiani ha incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown. La percentuale sale al 49,1% tra i risparmiatori abituali. Del resto, nel periodo della quarantena sono stati 28 milioni i percettori di reddito le cui entrate non sono state intaccate (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale), pari al 71,2% del totale. Il risparmio forzoso è nato da continuità nelle retribuzioni e tagli nei consumi. Come si vorrebbe investire questa liquidità aggiuntiva? Sui titoli di Stato ci si divide: il 43,7% degli italiani li comprerebbe, il 51,3% no, il 5% è incerto. Più propensi ad acquistarli i residenti del Nord-Ovest (47,5%), le persone con redditi elevati (55,9%), i dirigenti e i quadri (59,3%), mentre i più scettici sono gli operai (54,5%) e i residenti del Sud (54%). Vince il timore per un debito pubblico che nel lungo periodo può generare rischi anche per i propri risparmi. Buona la propensione all’acquisto di strumenti finanziari Esg (Environmental, Social, Governance), basati su criteri di investimento responsabile: il 52,3% degli italiani si dice interessato a investirvi (il 68,2% tra i laureati, il 70,2% tra i dirigenti e i quadri). Una voglia di sostenibilità che oggi si lega al tema della tutela e promozione della salute, balzato in cima alle priorità delle persone con l’emergenza sanitaria. 

Paola Pietrafesa, amministratore delegato e direttore generale di Allianz Bank Financial Advisors ha notato che, rispetto alle crisi passate, la clientela è riuscita a gestire molto meglio l’emotività. “Il merito va sicuramente a un cliente più evoluto ma anche al consulente che è riuscito a trasmettere sicurezza ai risparmiatori”.

Nuovo boom di liquidità

I soldi parcheggiati sui conti correnti negli ultimi tre anni valgono più del Piano Marshall. La liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell’epidemia (febbraio-aprile): una cifra quasi uguale al valore del Mes per l’Italia di cui oggi tanto si discute. Sono risorse che si aggiungono ai 121 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulata negli ultimi tre anni, prima dell’esplosione dell’epidemia (+8,4% in termini reali nel triennio): una cifra pari a nove volte le risorse del Piano Marshall destinate al nostro Paese per la ricostruzione del dopoguerra rapportate ai valori attuali. Paura, incertezza e cautela fanno decollare ancora il cash cautelativo, da tempo in crescita, come strumento familiare di autotutela. Se il trend proseguirà allo stesso ritmo del triennio trascorso, nel 2023 ci saranno altri 135 miliardi di liquidità aggiuntiva per le famiglie. Per il prossimo futuro il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all’ampliamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all’acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi (18,6%). 

“Il concetto di inclusione, in senso ampio, aumenta la diversificazione nelle idee e nelle scelte d’investimento”, ha commentato", D'Apice. “Già nel 2018, Assogestioni ha costituito il Comitato Diversity per promuovere le pari opportunità dell’industria. Abbiamo elaborato alcune linee guida finalizzate a sensibilizzare le persone sui temi della diversità e non solo tra organi sociali ma all’interno delle stesse società”.

Secondo Carla Scarano, senior portfolio manager Azionario Anima Sgr avere un gruppo di lavoro troppo omogeneo può essere pericoloso. “Il group thinking non permette lo sviluppo di nuove idee”, spiega. “La diversità va favorita ma anche guidata attraverso delle poltiiche aziendali adeguate”.

Cinzia Tagliabue, presidente del Comitato Diversity Assogestioni e amministratore delegato di Amundi SGR ricorda che i concetti di sostenibilità sono sempre più importanti nelle scelte d’investimento. “Con l’emergenza sanitaria si è posta maggior attenzione su due variabili in particolare: quella sociale e quella della governance”.

Anche Pietro Martorella, amministratore delegato di AXA Investment Managers Italia vede una crescente consapevolezza e di interesse anche da parte degli investitori retail verso le tematiche ESG. “Naturalmente ci vuole tempo per capire se questo trend sarà strutturale, anche se le evidenze degli ultimi anni ci fanno ben sperare. Pensiamo che la scelta dei prodotti sostenibili sia ormai una strada tracciata".

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