AssiomForex, cosa emerge su risparmio gestito e consulenza dal discorso di Visco


Primo discorso dell’anno del governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, come da tradizione, tenuto nel corso del convegno annuale AssiomForex. Da Brescia, Visco ha aperto sulla congiuntura macroeconomica, chiarendo come l’elemento fondamentale ravvisabile nell’attuale contesto sia l’incertezza. “Indicatori contrastanti” caratterizzano l’economia globale, così come quella italiana. Da un lato un anno positivo per i mercati finanziari con aspettative di relativa crescita per il prossimo biennio e dall’altro rischi al ribasso rilevanti, concretizzati nel pessimo dato relativo alla produzione industriale tedesca. Rischi geopolitici, Brexit, ancora citata tra i fattori di incertezza, tensioni sul commercio e, in merito all’attualità, rischio pandemico legato al Coronavirus e effetto sulla crescita cinese, sono i possibili freni citati da Visco per quanto riguarda il 2020.

Piccole banche in crisi, bene gestione del risparmio e consulenza

Uno spazio significativo è dedicato dal governatore all’universo della gestione del risparmio e della consulenza nell’ambito della valutazione delle realtà finanziarie operanti in Italia.

“Il modello tradizionale di attività bancaria ha ormai rendimenti contenuti, per ragioni non solo congiunturali. A risentirne soprattutto le banche di piccola e media dimensione”, ha affermato Visco. “Ottengono risultati migliori gli intermediari specializzati che si dedicano alla gestione del risparmio, alla distribuzione di prodotti finanziari attraverso l’utilizzo di reti”, ha aggiunto. Anche asset management e consulenza, ha inoltre argomentato Visco, sono interessate, come tutti gli operatori, da “processi di ristrutturazione e adattamento al nuovo economico, regolamentare e di mercato, nonché agli sviluppi della tecnologia”. Centrale per il superamento delle attuali sfide è l’aumento della scala operativa.

Risparmio privato: fattore di stabilità e possibilità per il sistema finanziario

Fattore di stabilità e opportunità per il mondo della gestione e consulenza è la quota di risparmio privato. “Le attività finanziarie delle famiglie italiane”, ha spiegato Visco, “ammontano a circa 4.400 miliardi di euro, 2 volte e mezzo il PIL, un valore elevato nel confronto con i Paesi dell’Europa continentale. La quota di depositi e circolante è gradualmente risalita dal 2000 a oggi”, ha fatto notare Visco, citando allo stesso tempo la maggiore diffusione dei prodotti di risparmio gestito.

Rimane però molto spazio per un'ulteriore crescita. “La parte di ricchezza affidata dalle famiglie agli investitori istituzionali rimane inferiore di dieci punti percentuali alla media dell’aerea euro e agi Stati Uniti, di trenta punti rispetto al Regno Unito, anche per il ruolo della previdenza pubblica nel nostro Paese”.

Valutazione positiva delle iniziative normative che hanno portato alla creazione di PIR e ELTIF che “favoriscono gli investimenti delle famiglie” in fondi d’investimento specializzati in titoli di imprese italiane e finanziamento di capitale di rischio e di debito delle imprese. Citato, infine, l’aumento dell’interesse per private equity e venture capital, anche se a livelli ancora modesti rispetto al contesto internazionale. “Dal 2016 a oggi la Banca D’Italia ha autorizzato la costituzione di quasi 70 società di gestione del risparmio (SGR) e società d’investimento a capitale fisso (SICAF), buona parte delle quali investono in queste attività”.

Sfide e impegni del sistema per il futuro

Cinque sono le sfide centrali per il sistema finanziario individuate da Visco:

  • “Le autorità di controllo devono favorire e accompagnare l’adattamento del sistema finanziario al nuovo contesto economico (con particolare al prostrarsi del contesto di bassi tassi di interesse)  e regolamentare, ai cambiamenti tecnologici e climatici”.
  • “In Europa va completata l’Unione bancaria”.
  • “Va definito un percorso per l’introduzione di un sistema genuinamente comune di assicurazione dei depositi”.
  • “Maggiore integrazione dei mercati dei capitali e politica di bilancio europea”.
  • “Introduzione di un titolo di debito europeo da considerare privo di rischio, come nelle principali economie avanzate”.
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