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Asset italiani nelle mani dei player internazionali


Nel giro di pochi anni sono arrivati in Italia i principali gruppi finanziari multinazionali a controllare circa l’75% dell’attività di banca depositaria. Gli istituti di credito nazionali hanno progressivamente passato la mano, un po’ per rafforzare i coefficienti patrimoniali, un po’ perché le funzioni recentemente attribuite alla custodian bank richiedono investimenti tecnologici e organizzativi sempre più costosi. Poco convenienti per chi non fa del global custody il proprio core business. 

Infatti sono in atto trasformazioni nel settore bancario italiano dove i principali gruppi nazionali e locali stanno ridefinendo da tempo il proprio modello di business concentrando investimenti e sforzi attorno a un nucleo di attività core e cedendo o affidando in outsourcing tutto le altre, dalle attività di banca depositaria a quelle di back office, dalla ricerca sull’azionario, all’asset management. La banca depositaria non si limita alla custodia dei titoli e delle disponibilità liquide dei fondi, ma svolge anche attività di trustee, fund accounting e fund administration, ovvero di controllo di regolarità delle operazioni e di calcolo e amministrazione delle quote dei fondi.  

DEPOSITARI INTERNAZIONALI   
State Street Bank S.p.A. 70.269,58
BNP Paribas Securities Services 30.279,49
Société Générale Securities Services SpA 18.706,44
RBC Investor Services 11.162,86

DEPOSITARI NAZIONALI  
Istituto Centrale delle BPI S.p.A. 35.978,95
ICCREA Banca S.p.A. 3.029,76

Fonte: Morningstar Direct. Patrimonio in milioni di euro solo in fondi aperti.

Stando ai dati di Morningstar Direct solo sui fondi di diritto italiano, le principali banche depositarie presenti nel mercato italiano sono State Street Bank, BNP Paribas Securities Services, Société Générale Securities Services e RBC  Investor Services che si spartiscono tre quarti degli asset di fondi aperti, con un patrimonio che sfiora i 170 miliardi di euro. Il gruppo americano da solo ha in mano il 41% del comparto, oltre 70 miliardi di euro di asset. E nel portafoglio custodisce clienti come Eurizon Capital, Anima, Mediolanum, Generali, acquisiti con l’ affare chiuso nel 2010 con Intesa Sanpaolo. BNP Paribas Securities Services tiene il passo con una quota che si aggira intorno al 18%, un patrimonio di asset che vale circa 30 miliardi. Dentro ci sono una parte dei fondi di Anima, le attività di Poste Italiane, Euromobiliare. L’ altro colosso francese Société Générale ha in mano ormai da qualche anno una fetta di mercato che oscilla intorno al 11% degli asset di fondi aperti, con clienti del calibro di Pioneer Investments, Allianz, Kairos Partners, Investitori. Anche la franco-canadese RBC Investor Services conferma la propria presenza portandosi a quota 7%: il gruppo vanta un patrimonio di masse in custodia che ammonta a 11 miliardi di euro, sostanzialmente quelle dei fondi Ubi Pramerica. 

Depositari italiani

Una presenza italiana rilevante, però, è ancora garantita dal Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (ICBPI), che controlla il 21% delle masse in circolazione e nel portafoglio custodisce, fra gli altri, gli asset di Arca, Sella. Spiega Paolo Tadini, Responsabile Direzione Securities Services che “l’ICBPI ha compiuto negli ultimi anni notevoli investimenti per aumentare la propria presenza sul mercato italiano dei securities services e offrire alla clientela un servizio integrato di intermediazione mobiliare (negoziazione, settlement, custody, banca depositaria, fund services).

Nell’ambito delle attività di banca depositaria, prestate a favore sia dei fondi comuni di diritto italiano che dei fondi pensione, ICBPI è il terzo player italiano, dopo State Street e BNP, per masse gestite, che ammontano a fine aprile 2014 a circa 43 mld di euro, ed entro la fine dell’anno punta a raggiungere i 50 mld grazie anche ad una importante  acquisizione in corso di definizione. Con riferimento ai fondi pensione, ICBPI è il primo operatore italiano, leader di mercato sia per numero di fondi gestiti che per masse amministrate".

Secondo  Tadini, “il fattore che differenzia ICBPI dai competitor è l’italianità: ICBPI è un player totalmente italiano e svolge tutte le attività in Italia, nella sede di Milano, garantendo efficienza e tempestività a supporto e nella gestione dei bisogni della clientela. Inoltre l’entità agisce come Banca di Sistema di secondo livello e quindi non costituisce una minaccia verso la clientela retail, non entrando in concorrenza con i propri clienti sui servizi offerti a questo comparto”. ICBPI svolge attualmente l’attività di banca depositaria per 128 fondi comuni, una trentina di fondi chiusi, istituiti da 16 SGR clienti, oltre a 43 fondi pensione.

La strategia di ICBPI nel mercato italiano è quella di continuare la crescita intrapresa in questo business, concentrando le azioni commerciali sui fondi pensione e sulle SGR medio piccole, proponendosi come unico depositario in grado di coprire l'intera filiera delle attività nell'ambito dei Securities Services. Presente sul  campo, è anche Iccrea Banca, che svolge l’ attività di Security Service per i propri istituti di credito cooperativo e per la SGR interna al gruppo, BCC Risparmio&Previdenza.

Depositari internazionali

Mercato italiano, dunque, principalmente nelle mani dei player internazionali. “L’ingresso sul mercato italiano del 2010 con l’acquisizione di una book of business rilevante si basava e tuttora si basa sulla convenzione che il mercato italiano abbia molte potenzialità di crescita nel mondo dei securities services grazie alle sue dinamiche demografiche, all’altissimo livello di risparmio e alla forte cultura imprenditoriale degli italiani”, dice Riccardo Lamanna, head of State Street Bank. 

“Pensiamo che questa crescita di assets sarà caratterizzata da un maggiore livello di sofisticazione degli investimenti per favorire rendimenti di lungo periodo e maggiori ritorni rispetto a strategie passive, soprattutto nell’ambito della previdenza complementare dove State Street copre una quota rilevante e porta l’esperienza del leader mondiale in questo settore. Diventa quindi fondamentale la presenza sul mercato italiano di providers capaci di fornire prodotti ad alto valore aggiunto con una forte customizzazione per seguire da vicino le specifiche esigenze della clientela italiana, a prezzi competitivi ma tali da supportare relazioni di lungo periodo. State Street, leader mondiale nei securities services, ha tutte queste caratteristiche e la ha portate sul mercato italiano che ha dimostrato di apprezzarle”.

Per Stefano Catanzaro, Head of Asset & Fund Services di BNP Paribas Securities Services, “attualmente nel mercato italiano non ci sono delle grosse opportunità di crescita, quanto meno nel breve termine. Se guardiamo al mercato globale, ci sarà ancora un processo di consolidamento, mentre sul mercato locale italiano sono già presenti i principali attori. Risulta difficile pensare che qualcuno si ritiri o che qualcuno entri nel breve. Il mercato non é poi cosi grande da giustificare altre entrate”, aggiunge il manager.  

“Il mercato italiano sta cambiando in termini di asset class comprate, stiamo vedendo investimenti diversi da quelli di 10 anni fa. La diversificazione degli attivi comporta una complessità dei rischi maggiore, pertanto il nostro  fattore differenziale è l’innovazione delle soluzioni per andare incontro alle esigenze del mercato”, spiega Catanzaro. “La nostra strategia di fatto è quella di utilizzare il servizio base  di custodia per fornire tutta una serie di serivizi a valore aggiunto che portano al monitoraggio dei portafogli che il gestore gestisce. Quindi si parte dalla custodia e gestione attivi con il calcolo NAV per arrivare al monitaraggio rischi e all’offerta soluzioni di risk management rivolte al gestore. Si tratta di un processo evolutivo del servizio che ha portato  BNP nel corso degli anni ad essere un partner nella gestione finanziaria”.

“In un contesto mondiale complesso ed in continua evoluzione, a livello globale SGSS mira a posizionarsi come il provider di riferimento nell’ambito della previdenza complementare”, dichiara  Jeanne Duvoux, amministratore delegato. “Per i clienti asset manager, la nostra strategia è di puntare al segmento investitori previdenziali, per il quale abbiamo creato un team specializzato e totalmente dedicato. In questo ambito prevediamo di voler ampliare il nostro market share (che attualmente pesa nella misura pari al 32% sul totale fondi pensione negoziali) sia in ambito fondi pensione che casse di previdenza, capitalizzando il nostro vantaggio competitivo grazie al nostro servizio NOVE. 

Frutto di importanti investimenti, il nostro fiore all’occhiello NOVE consente, da un lato, la centralizzazione dei dati dei clienti, dall’altro, la produzione di una reportistica modulare e personalizzata, estremamente fruibile per i clienti, e rispondente alle loro esigenze di monitoraggio, controllo e ottimizzazione del portafoglio gestito. Prevediamo inoltre azioni selettive su alcuni segmenti di asset manager, tra cui fondi immobiliari, private equity e fondi comuni. In questo ambito SGSS intende quindi ampliare il proprio raggio di azione sviluppando ulteriormente la propria gamma di prodotti e servizi, coprendo l’intera catena a partire dall’execution, passando al custody e fino al collateral management. 

Destinato a consolidarsi

“Il mercato della custodia è naturalmente destinato a consolidarsi per via della sua globalizzazione, del consolidamento dei mercati, guidato ad esempio dall’applicazione del T2S e della necessità di fornire prodotti sofisticati a prezzi competitivi. L’ingresso di nuovi attori è possibile e potrebbe essere determinato da cambiamenti delle infrastrutture di mercato piuttosto che cambiamenti normativi che possono aprire diverse opportunità di business. L’aspetto tecnologico continua però a giocare un ruolo fondamentale e solo chi persegue innovazione nella gestione delle informazioni e riesce a rendere le informazioni leggibili e utili sarà vincente” dice Lamanna.

“Impatti significativi sui sistema informativi e sui processi operativi sono stati necessari per far fronte al progetto T2S”, conferma Jeanne Duvoux, “In qualità di Directly Connected Participant (DCP) a T2S per il mercato italiano, ed essendo l’Italia inclusa nella prima “finestra” (wave) del progetto di migrazione, ci siamo da tempo dotati di una struttura organizzativa interna dedicata alla gestione relative tematiche nei molteplici ambiti di competenza (IT, gestione liquidità, gestione cliente…). Questo ci consentirà di proporre ai clienti italiani un servizio di Global Custodian efficiente. 

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