Asbjorn Trolle Hansen: “Riusciremo ad ottenere rendimenti, anche se aumentano i tassi”


Asbjorn Trolle Hansen, gestore del Nordea 1-Stable Return

Negli ultimi mesi, Il Nordea-1 Stable Return è diventato uno dei fondi di investimento più conosciuti  nel contesto attuale di mercato. In vetta alle preferenze dei funds buyer italiani, il suo successo si è diffuso durante l’anno nel resto d’Europa, dove è diventato uno dei prodotti con un maggior volume di vendite. Attualmente, il suo patrimonio sta intorno ai 7.000 milioni di euro, un volume che la compagnia considera perfettamente assumibile. “E’ un fondo grande, ma non di una dimensione che non abbiamo gestito già”, afferma Asbjorn Trolle Hansen, principale gestore del prodotto. Spiega che si procede all’analisi della liquidità degli asset sottostanti e che “Se tutti gli asset sono molto liquidi, potremmo arrivare a gestire con facilità fino a 20 miliardi”.

Si tratta di un prodotto che si è distinto da sempre per la sua capacità di generare rendimenti con uno stile conservatore, difensivo e centrato sulla protezione del capitale. Detto questo, nell’attuale contesto di mercato, conviene fare la seguente riflessione: come può un investitore continuare ad essere conservatore quando le banche centrali, sempre di più, lo spingono ad assumere maggiori rischi? “Devi muoverti verso le parti del mercato nelle quali già si prevede che le banche centrali adottino misure in qualche modo aggressive e credo che, per esempio, questo è quello che sta succedendo negli USA”, risponde rapidamente Hansen.

Dal suo punto di vista, considera che negli Stati Uniti si è verificata già una parte della normalizzazione monetaria: “Il dollaro si è apprezzato e si è appiattita un po’ la curva. Crediamo che il portafoglio ha le esposizioni giuste per affrontare un eventuale rialzo dei tassi, anche nel caso in cui, come noi pensiamo, sia più lento di quello che la gente si aspetta. Durante la vita del nostro ciclo di investimento, ci aspettiamo di ottenere rendimenti anche se si produce una nomalizzazione dei tassi in livelli superiori –che comunque si mantengano relativamente bassi- durante i prossimi anni, dei livelli che riflettano la crescita nominale futura”.

Piccole correzioni

Nell’universo dei titoli azionari, il team dei gestori segue la sua caratteristica filosofia stable return, che si centra sulla ricerca di compagnie capaci di generare ritorni stabili, appartenenti a settori di basso rischio, generalmente molto difensive. Tuttavia, il gestore chiarisce che in certi casi, come per esempio con gli asset del settore del consumo basico, il portafoglio ha girato dai nomi più classici ad altri meno tradizionali, per l’aumento del prezzo dei primi. Il risultato è che ora sono esposti a compagnie tecnologiche come Microsoft, così come a farmaceutiche e utilities statunitensi. Nella parte azionaria del portafoglio ci sono in questo momento circa 100 nomi. Un altro dei punti forti della gestione del prodotto è l’analisi fondamentale del portafoglio per evitare correlazioni inopportune: “La nostra filosofia prevede la ricerca di correlazioni stabili; le scommesse difensive assorbono il rischio delle classi concrete di asset, ma anche la solidità delle correlazioni”.

Hansen sottolinea allo stesso tempo la necessità di monitorare da vicino tutti gli asset del portafoglio: “Bisogna controllare se il tipo di asset è di alta qualità e se è economico, perché quando diventa caro perde la capacità di diversificazione. Per questo bisogna vigilare costantemente la valorazione. Il rischio è che, se diventa caro, si produca una distorsione nel comportamento del mercato”.

Per spiegare meglio questa affermazione, Hansen fa un esempio reale: “Attualmente il bund tedesco offre un ritorno sperato negativo per i prossimi cinque e dieci anni, ciò che significa che è troppo costoso per diversificare. In cambio, il debito USA sta in una situazione opposta, non ha perso la sua correlazione con la borsa”.

Dieci anni di stabilità

Il Nordea-1 Stable Return celebra quest’anno il suo decimo compleanno: fu lanciato nel 2005. Si tratta di una distanza temporale molto ampia, se si prendono in considerazione tutti gli eventi accaduti da allora nei mercati. Quando si chiede a Hansen se questo track record suppone un vantaggio competitivo, risponde solamente: “E’ positivo avere esperienza su come si comporta un asset. Impari che non ci sono mai rialzi e ribassi che siano uguali. Bisogna sapere che il seguente ciclo al ribasso può avere una natura diversa, capire i differenti tipi di mercati al ribasso. Tutte le crisi sono diverse, bisogna comprendere che cosa darà robustezza al portafoglio, sapere quali siano i rischi, prima di entrare in una crisi”. 

Cosa deve aspettarsi l’investitore nel futuro? “Sicuramente, gli investitori devono abituarsi a ricevere un minor rendimento”, risponde il gestore categoricamente. La sua affermazione si basa sul fatto che uno dei grandi motori storici della crescita delle nazioni –la produttività e l’aumento della popolazione attiva- si è indebolito. 

“In Europa questo tasso non crescerà, dovuto ai problemi demografici, per cui la crescita del PIL sarà inferiore. Invece del 2% o il 3% sarà dell’1% o l’1,5% e la crescita arriverà solo dalla produttività, a meno che non si facciano più riforme. E se la crescita è inferiore, allora i tassi di interesse dovranno essere inferiori”, spiega Hansen. Per questo, considera che “i tassi della BCE rimarranno a livelli relativamente ridotti in un orizzonte temporale strategico”.

“Negli Stati Uniti succede lo stesso, pero in misura minore, perché i dati demografici del paese sono più positivi. La Riserva Federale potrebbe mantenere i tassi di interesse, una volta che arrivino intorno al 2%, in maniera strategica, invece della media storica del 3,5%. La stessa cosa succederà con la BCE”, aggiunge Hansen.

Tutto questo lo porta a concludere che “se gli investitori –incluso a livello strategico- vogliono ottenere ritorni del 5%, ovviamente sarà un problema stare solo nel mercato obbligazionario”.

 

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