Arrighi (LFDE): “Tocca all’asset manager essere selettivo sulla distribuzione”


Il processo di concentrazione che interessa l’industria dell’asset management a livello europeo è per certi versi appena iniziato. Lo testimonia il grande numero di realtà estere presenti nel nostro Paese. Risulta, però, ormai centrale a tutti i livelli calibrare il modello di business in base alla size in misura maggiore rispetto al passato. “Funds People ha recentemente pubblicato un report che evidenzia il fatto che in Italia sono presenti oltre 200 società di gestione estere, di cui i due terzi sono presenti con sede fisica”, afferma Alessandro Arrighi, country head Italy di La Financière de l'Echiquier. “È un numero enorme e se non si può contare su certe masse e su una certa struttura, non si può fare tutto. Diventa inefficiente provare a cogliere qualunque richiesta o opportunità. In ottica qualitativa è meglio focalizzarsi sulle proprie expertise. Essere coerenti significa in questo contesto fare delle scelte”, aggiunge.

Scelte che hanno significato nel caso della presenza dell’asset manager parigino in Italia uno screening completo delle partnership in corso e il rafforzamento del DNA di gestore con specifiche e peculiari expertise. “Destrutturare per ristrutturare”, così descrive Arrighi il proprio lavoro a nove mesi dall’insediamento come country head. “Abbiamo fatto un grande sforzo per capire quali sono le priorità dei nostri distributori. Un’altra attività è stata la ricerca di nuovi partner. Abbiamo trattative ben avviate con reti di consulenza finanziaria e stiamo stringendo rapporti con il mondo del private banking anche attraverso la partnership siglata con AIPB. Abbiamo, inoltre, avviato per la prima volta l’attività su investitori istituzionali e wholesale, impegnandoci nella relazione con il mondo dei selezionatori, sia nell’ambito della gestione patrimoniale, sia nell’ambito dei fondi di fondi. Abbiamo anche congelato alcuni accordi di distribuzione che rivedremo più avanti, perché è necessario concentrare lavoro e risorse nell’ottica di un piano di sviluppo organico”, spiega.

“Oggi”, sottolinea Arrighi, “l’associazione brand/expertise è ciò che permetterà di fare la differenza ai player di dimensioni medio-piccole che non possono contare su una particolare forza contrattuale sul mercato”. Per quanto riguarda la specificità gestionale una delle expertise maggiormente riconosciute a LFDE è quella su small e middle cap europee. Importante anche la competenza in ambito ESG/SRI, “su cui”, specifica il country head Italy di LFDE, “possiamo contare su un modello proprietario implementato fin dal 2007, da cui deriva una notazione ESG per singolo prodotto in una scala da 0 a 10 applicata oggi a tutti i nostri strumenti e riportata direttamente nella documentazione disponibile a tutti gli investitori”. “Un’altra tematica dovrà a nostro parere tornare a brillare è”, aggiunge Arrighi, “quella della carta bianca, su cui stiamo operando una revisione delle strategie come avvenuto grazie ad esempio alle novità nel team di gestione del nostro storico strumento Aggressor”. Più specificamente rivolta agli investitori istituzionali la strategia sulle convertibili, anch’essa considerata primaria dalla casa francese per l’offerta da proporre nel 2019.

Un ultimo tema sottolineato dal country head Italy di LFDE è relativo alla qualità del servizio. “Vogliamo ridurre al minimo la distanza tra cliente e gestore, con il fund manager che risponderà in prima persona nei confronti del cliente o del partner che ripone in lui la propria fiducia”. L’obiettivo è un nuovo approccio commerciale che sposti il focus dalla performance al servizio, permettendo di creare relazioni di fiducia stabili grazie ad una più intensa prossimità.

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