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Approcci di selezione ESG a confronto


Sono passati ormai vent’anni da quando le società di gestione hanno cominciato ad avvicinarsi ai criteri ESG. I primi passi sono stati verso i fondi etici azionari, obbligazionari e bilanciati. Nel corso del tempo, si sono sviluppate diverse metodologie di selezione e una maggior attenzione al tema.

Se prendiamo in esame Eurizon Capital SGR, per tutti i prodotti sono state implementate due distinte policy: la prima esclude i titoli che non rispettano determinati criteri etici (come ad esempio i produttori di bombe a grappolo), mentre la seconda policy prevede un processo di monitoraggio, engagement ed eventuale esclusione per i titoli con basso rating ESG: “le aziende con minore capacità di gestire la loro fase di transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile possono quindi essere anche escluse dal nostro universo d’investimento”, spiega Corrado Gaudenzi, responsabile long term sustainable strategies di Eurizon Capital SGR. “Per la gestione di prodotti con elevata integrazione ESG abbiamo recentemente sviluppato un punteggio interno che ha lo scopo di misurare il grado di sostenibilità dei profitti aziendali. L’analisi della sostenibilità viene poi integrata con l’analisi fondamentale per investire in aziende che abbiano al tempo stesso sia bilanci solidi e la capacità di generare flussi netti di cassa”.

Anche Raiffeisen CM ha diversi livelli di analisi: “Il primo livello è basato sull'identificazione dei rischi ESG e criteri di esclusione come lavoro minorile a livello statale e diritti del lavoro a livello societario”, spiega Wolfgang Pinner, CIO sustainable & responsible investments di Raiffeisen CM. “Il secondo, approfondisce in modo dettagliato i criteri ESG, applicando un modello proprietario che combina un ampio set di dati sostenibili e finanziari: da una parte facciamo ricerca interna e dall’altra esterna attraverso una cooperazione con due agenzie ESG. Terzo, svolgiamo attività di engagement con almeno 200 dialoghi con le imprese ogni anno. Infine costruiamo il nostro portafoglio sostenibile e ottimizziamo il livello di sostenibilità per ogni impresa. Per ciascun emittente calcoliamo un ‘Raiffeisen ESG Score’ e diamo un punteggio da 0 a 100”.

La selezione di Etica SGR si basa su un doppio screening: “In prima analisi vengono applicati i criteri negativi di esclusione, che permettono di scartare tutti gli emittenti coinvolti in attività controverse o che hanno violato norme e convenzioni internazionali. In seconda analisi, la selezione applica i criteri positivi di valutazione, che permettono di analizzare imprese e Stati in modo dettagliato e valutarli sulla base di parametri ambientali, sociali e di governance. Ad ogni titolo è attribuito un punteggio sintetico, basato sulla valutazione di numerosi indicatori (65 per le imprese e 55 per gli Stati)”, spiega Francesca Colombo, responsabile analisi e ricerca dell'Sgr.

Sella SGR fa uso di una piattaforma che permette di modulare il peso del singolo criterio, a seconda del settore o tipologia di società, e dare un peso maggiore al tema di governance ambientale o sociale. Rimodulando questi pesi, viene definito un rating. “Grazie a una maggiore sensibilità ai temi ESG da parte degli investitori e aziende abbiamo cominciato ad applicare i filtri anche ad altri prodotti”, spiega Nicola Trivelli, amministratore delegato della società. "Cerchiamo di fare una misurazione dell’impatto ex ante con analisi degli emittenti, e in seguito ex post con la verifica effettiva che sia stato fatto tutto quello che è stato dichiarato. Sulla base delle otto tematiche che prendiamo in considerazione, ribilanciamo i risultati sulla base di 17 obiettivi dell’ONU per migliorare l’ambiente e il sociale”. 

Il processo di selezione di AllianzGI si basa sull’utilizzo di diversi data provider. “Crediamo che la varietà di tali fonti, ciascuna con una specifica e differente specializzazione, dia un grosso contributo”, spiega Isabel Reuss, senior portfolio manager Investimenti Europei SRI e membro del Conviction Strategy team di AllianzGI. “Il processo è basato su un approccio 'best in class', secondo il quale le 'worst practices' vengono escluse direttamente. L’abbiamo preferito al modello di esclusione vero e proprio perché questo approccio cambia con il tempo, mentre il modello di esclusione dipende più su ciò che è successo in passato. Uno dei fattori maggiormente distintivi della nostra metodologia è che non consideriamo il profilo governance di per sé, ma lo scorporiamo in due componenti: quello della corporate governance, che è uguale per tutti i settori, definendo un 'best universe' e non il best in class, e quello del business behavior, ossia come si comporta la società nel mercato. Calcoliamo al termine della nostra analisi un rating interno", conclude Reuss.

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