Anima SGR, nuove soluzioni private per la clientela istituzionale


In occasione dell’evento organizzato da Valore S.r.l. “Investire sull’Italia: strategie, strumenti e protagonisti”, a cui hanno partecipato gli investitori istituzionali, Anima Alternative SGR ha presentato oggi il suo primo fondo, Anima Alternative 1.

Il fondo chiuso di diritto italiano di direct lending, riservato a investitori istituzionali ha un obiettivo di raccolta tra i 150 e i 200 milioni di euro con il primo closing entro la fine del 2020. Il fondo investirà prevalentemente in strumenti di debito (debito senior, unitranche / 2nd lien e debito mezzanino) e per una quota del 20% circa in partecipazioni azionarie di minoranza.  Il fondo ha come target di investimento aziende italiane, sia Pmi (fino a 250 dipendenti) sia mid-cap (fino a 3.000 dipendenti).

“Il lancio di questo primo fondo è un passo importante nel percorso di diversificazione del nostro business in un’area, quella dei private market, di grande interesse per rispondere alla ricerca di fonti di rendimento alternative da parte della nostra clientela e complementare rispetto ai segmenti di mercato che già copriamo”, dichiara Alessandro Melzi d’Eril, amministratore delegato di Anima Holding e presidente di Anima Alternative SGR. “I mercati privati sono un veicolo indispensabile per sostenere l’economia reale del Paese”.

Philippe Minard, amministratore delegato di Anima Alternative afferma: “Il primo fondo di Anima Alternative ha l’obiettivo di rispondere in modo flessibile alle esigenze di finanza a medio-lungo termine delle Pmi italiane e rappresenta il punto di partenza nella costruzione di una piattaforma italiana di fondi alternativi, che comprenderà fondi di private debt nonché altre asset class”.

Andrea Mandraccio, direttore commerciale di Anima Alternative aggiunge: “Abbiamo già raccolto l’interesse di alcuni investitori istituzionali italiani di primo piano a partecipare in modo significativo al fondo, siamo soddisfatti dei segnali di fiducia che stiamo raccogliendo in questo nuovo progetto, che allarga ulteriormente le soluzioni di anima SGR dedicate agli investitori istituzionali”.

Il posizionamento di portafoglio degli investitori istituzionali

Durante il lockdown, Inarcassa ha avuto un calo del patrimonio da 12 a 10,5 miliardi di euro in gestione, per poi tornare, durante il periodo estivo, oltre gli 11 miliardi. “La nostra principale preoccupazione è stata garantire la liquidità per rispondere alle esigenze dei nostri aderenti. Ad oggi, stiamo definendo con il CDA la nuova asset allocation strategica e il ruolo che gli investimenti privati avranno nei nostri portafogli sempre secondo una logica d’investimento seguendo dei criteri ESG”, spiega Marco Mizzau, direttore generale di Inarcassa. “Al momento il 17% del totale del totale dei nostri investimenti è in alternativi e il 5,8% in economia reale”.

Giuseppe Scolaro, vicepresidente presso Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Ragionieri e Periti Commerciali pensa che gli effetti della crisi si vedranno nella prossima primavera. “Al momento il mercato è drogato dalle politiche delle Banche centrali e dei governi. C’è il rischio reale che gli studi più piccoli di professionisti del settore rischino di chiudere l’attività a causa dei costi di fiscali e di struttura”, spiega. “La nostra allocazione attuale sugli strumenti alternativi (liquidi e illiquidi) è del 13% sul totale. Nel mese di settembre andremo a verificare se c’è ancora dello spazio per aumentare la componente sui private market”.

Secondo Luigi Tommasini, senior Partner di Fondo Italiano di investimento SGR, i mercati privati hanno reagito bene al lockdown. “Per quanto riguarda il private debt posso dire che non abbiamo visto una variazione di valore. I gestori hanno preferito rimanere investiti con scelte mirate di allocazione”, spiega. “Penso che in questo contesto la qualità del gestore e delle sue scelte sia fondamentale. Sono convinto che in Italia ci siano delle grosse opportunità d’investimento e che il nostro ruolo sia quello di riuscire a colmare il gap tra quello che vuole l’investitore e la società privata”.

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