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Anima Crescita Italia compie un anno


È passato quasi un anno dal debutto sul mercato italiano del primo Piano individuale di risparmio (qui puoi leggere l’elenco completo di tutti i PIR del 2017). A fare da ‘apripista’ in questo nuovo universo che ha velocemente risucchiato risparmiatori e asset manager è stata Anima SGR con il suo fondo PIR bilanciato Anima Crescita Italia, lanciato il 9 gennaio del 2017. Solo pochi mesi dopo, la società annunciava di aver resto PIR compliant anche il fondo azionario Anima Iniziativa Italia e oggi gestisce attraverso questi due prodotti oltre 700 milioni di euro. Come ricordato in più occasioni il successo della normativa che ha introdotto questa nuova forma d’investimento è stato superiore alle attese: in nove mesi, infatti, i PIR hanno portato a casa 7,5 miliardi di euro e raggiunto un patrimonio complessivo di 12,2 miliardi (gli ultimi dati di Assogestioni sono quelli del terzo trimestre 2017).

A crescere, però, non sono solo i dati di raccolta e patrimonio. L’edizione autunnale dell’Osservatorio condotto da Anima SGR in collaborazione con GfK ha riscontrato infatti che la percentuale di investitori che ha sentito già parlare di PIR è passata dal 22% di marzo al 39% di ottobre mentre la porzione di coloro che si dicono disposti ad impegnare per cinque anni una parte dei propri risparmi per ottenere il beneficio fiscale previsto dalla normativa è aumentata dal 39% al 46%.    

Dal suo lancio, Anima Crescita Italia ha performato un +7,71%*. Come ricorda a Funds People Luigi Dompè, portfolio manager azionario di Anima SGR, “i titoli in portafoglio sono selezionati in misura almeno pari al 21% tra quelli di imprese non presenti nell'indice FTSE MIB o in indici equivalenti (come previsto in generale per i PIR) e l'investimento massimo in titoli azionari è del 40%”. Lo stile di gestione adottato è di tipo attivo e per il futuro prossimo, sottolinea l’esperto, l’approccio continuerà ad essere molto selettivo: "Siamo sempre alla ricerca di idee d’investimento in grado di offrire valore e margini di apprezzamento a livello fondamentale e indipendentemente dai flussi di sottoscrizione che alimentano il comparto delle small cap. Inoltre, auspichiamo che l’offerta di nuovi titoli continui ad essere abbondante come nel corso del 2017, in modo da offrire nuove opportunità di investimento”.

Bolla o non bolla?

I PIR hanno veicolato flussi consistenti di sottoscrizione sul comparto delle società a media e bassa capitalizzazione", afferma Dompè. "Pertanto, oggi gli investitori si domandano se le valutazioni di alcune PMI siano diventate, come si usa dire, ‘tirate’.  Riteniamo che tra i titoli di ‘seconda fascia’ in termini dimensionali e che beneficiano della ripresa dell’economia domestica ed europea rimangano opportunità interessanti dal punto di vista fondamentale”.

L’esperto ricorda, inoltre, che sulla spinta dei PIR sono aumentate le quotazioni in Borsa e anche i collocamenti: “Nel 2017 sono state effettuate circa 40 Ipo, il livello più alto degli ultimi dieci anni. L’allargamento dell’universo investibile, a nostro avviso, ridurrà l’effetto distorsivo provocato da un eccesso di domanda e, al contempo, un maggiore bilanciamento tra domanda ed offerta migliorerà le prospettive di lungo periodo del mercato.

“Continuando a promuovere queste forme di investimento, le SGR contribuiscono anche alla crescita delle società a piccola e media capitalizzazione, che meglio rappresentano il cuore del tessuto imprenditoriale made in Italy”, commenta il gestore. “Noi vediamo nei PIR un valido strumento per le famiglie italiane, compresi i piccoli risparmiatori, considerando anche la soglia minima d’ingresso dei nostri fondi PIR, pari a 500 euro, senza contare che possono concorrere in modo significativo a migliorare l’educazione finanziaria dei risparmiatori, portandoli a ragionare su obiettivi d’investimento di più lungo periodo”.

* Fonte www.animasgr.it, dato al 2/01/2018

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