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Anche i fondi d'investimento possono essere riciclati


L'offerta di fondi sostenibili è sempre più ampia. Il numero di prodotti sia di gestione attiva che passiva aumenta a gran velocità, data la volontà dei gestori di posizionarsi in un mercato che sta registrando un interesse crescente da parte degli investitori. Solo nella prima metà del 2019, la raccolta netta in fondi ESG ha sfiorato i 37 miliardi di euro (in pratica, quello che questi prodotti hanno captato nel corso di tutto il 2018). La maggior parte dei flussi confluisce in strategie di gestione attiva, sebbene la quota di ETF e fondi indicizzati ESG in termini di afflussi netti non smetta di crescere di anno in anno: attualmente è intorno al 25%.

Gli asset manager hanno subito preso la palla al balzo. A fine giugno, erano 2.232 i fondi registrati in Europa che, stando al prospetto, rispettano i criteri ESG nel loro processo di selezione degli asset, seguono una determinata tematica legata alla sostenibilità o sostengono di perseguire, insieme al rendimento finanziario, un impatto positivo misurabile. Il lancio di nuove strategie si è incrementato negli ultimi anni. Secondo l'ultimo report semestrale di Morningstar, infatti, nei primi sei mesi dell'anno sono stati creati 168 nuovi prodotti in formato ESG, di cui 142 a gestione attiva e 26 passivi. A questo ritmo, il 2019 passerà alla storia come un anno record.

Schermata_2019-09-06_alle_15Fondi che cambiano denominazione

Parallelamente al lancio di nuovi fondi sul mercato, si sta verificando un altro fenomeno molto interessante nel settore dell’asset management, strettamente legato all'ambito ESG: il ‘restyling’ dei prodotti. "Stimiamo che ogni anno tra il 4 e il 5% dei fondi cambino la loro denominazione. Per molti prodotti questo accade a seguito di un'operazione aziendale, pensiamo ad Aberdeen Standard Investments, i cui i fondi sono stati adattati al nuovo brand. In tanti altri casi, invece, questi diventano nuove strategie a tutti gli effetti e gran parte di tali cambiamenti hanno a che fare con gli SRI", hanno spiegato Chris Chancellor, senior director presso Broadridge e Lynn Pattinson, senior editor per EMEA presso l’entità.

In questo senso, molte società di gestione scelgono di modificare i mandati dei prodotti per porre il focus principale delle strategie sui criteri ESG, riflettendo questa trasformazione nella ridenominazione dei fondi di investimento. 

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L'ultima società a fare qualcosa del genere è stata BNP Paribas AM, annunciando l'integrazione sistematica dei criteri ESG in tutte le sue strategie, per rendere la sua gamma di fondi di punta sostenibile al 100%. Tuttavia, questi cambiamenti non sono sempre ben specificati nei prospetti. "Il linguaggio utilizzato a volte è poco chiaro e, in alcuni casi, è difficile distinguere un fondo che segue una filosofia ESG da uno tradizionale.

Molti asset manager hanno iniziato ad aggiungere nella loro documentazione informazioni su come implementano i criteri ESG, di solito con una frase breve e generica che recita che tale criterio è formalmente incorporato come parte del processo di investimento, ma sarebbe esagerato considerare questi prodotti come fondi puramente sostenibili", avvertono da Morningstar.

Cosa ci guadagnano le società da tutto questo? Come sottolineano dalla società di analisi, "è un modo per le entità di sfruttare le risorse esistenti per costruire il loro business di prodotti sostenibili, evitando così di doverlo creare da zero, permettono di raggiungere più velocemente le economie di scala. Può anche essere un modo per rinvigorire prodotti che fanno fatica ad attrarre flussi di capitali”, dicono. Rinominare un fondo, poi, aumenta la visibilità degli sforzi di un gestore nell'ambito della sostenibilità ma potrebbero darsi casi di entità che si limitano alla forma, senza apportare modifiche significative al processo di investimento o ai portafogli.

Per quanto riguarda le parole più utilizzate nel processo di ridenominazione dei fondi, non ci sono sorprese: ESG, Sustainable, SRI, Green o Responsible sono i termini più utilizzati.

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Non bisogna dimenticare che la vera sfida consiste nel fatto che gli investitori si aspettano che un fondo riconvertito sia altrettanto performante quanto uno appena lanciato. “Non c’è motivo di pensare che questo non accada ma la realtà non è sempre questa. Per ora possiamo solo speculare sui motivi: forse perché un cambio di strategia non comporta tanto entusiasmo come il lancio di un prodotto nuovo, non genera la stessa energia all'interno dei team di marketing e sales degli asset manager, eppure la conversione dei fondi è un meccanismo che ha senso, è un metodo più economico ed efficiente”, concludono Chancellor y Pattinson.

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