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Amstad (Aberdeen Standard Investments): “Pensiamo che ci sia un enorme potenziale nei China onshore bond”


Dopo la crisi finanziaria globale del 2008, i bassi tassi d’interesse hanno spinto molti investitori alla ricerca di rendimenti alternativi sul mercato obbligazionario. Alcuni hanno deciso di sfruttare l’andamento discendente della curva del credito ricercando le opportunità nell’high yield americano, altri invece hanno preferito investire in obbligazioni corporate dei mercati emergenti che offrono elevati rendimenti a volatilità contenuta. “Questa asset class offre un’elevata affidabilità creditizia, bassa duration e una ridotta correlazione con i Treasury americani”, spiega Donald Amstad, head of Investment Specialists Asia di Aberdeen Standard Investments.

Le obbligazioni dei Paesi emergenti rappresentano un valore totale di mercato superiore ai 2.000 miliardi di dollari, circa il 20% in più rispetto all’high yield americano e contano quasi 800 emittenti diversi. I parametri creditizi di questa asset class sono superiori rispetto a quelli delle obbligazioni corporate dei mercati sviluppati e la leva finanziaria netta è sempre inferiore rispetto a quelle americane. Inoltre, presentano dei tassi di default a lungo termine inferiori a quelli dei Paesi sviluppati. Il mercato è così distribuito per area geografica: 35,4% Asia, EMEA 34,7% e LATAM 29,9%.

Di particolare interesse sono le obbligazioni cinesi onshore, un mercato con un valore di 11.400 miliardi di dollari americani, terzo al mondo per dimensione. “Sebbene l’inasprimento normativo e le restrizioni applicate allo shadow banking abbiano avuto un impatto negativo sui flussi del credito, provocando un innalzamento del costo di rifinanziamento per le società cinesi, pensiamo che ci sia un enorme potenziale nei China onshore bond”, spiega Amstad. “L’esposizione alle obbligazioni cinesi nei nostri portafogli regionali ha già offerto significativi vantaggi, riducendo la volatilità e incrementando la diversificazione, mentre il mercato ha registrato alcune delle performance più solide degli ultimi 12 mesi, nonostante l’impennata globale della volatilità”.

L’indice Bloomberg-Barclays Global Aggregate ha deciso di includere i titoli di Stato e obbligazioni di policy bank denominati in renminbi (RMB) a partire dal prossimo aprile 2019, purché i policymaker introducano una serie di miglioramenti, fra cui la possibilità di un’opzione di consegna contro pagamento per il regolamento delle operazioni. “È interessante notare che i mercati cinesi rimangano relativamente chiusi e il livello di proprietà estera è estremamente ridotto”, spiega l’esperto. “Questo significa che il mercato è meno correlato all’andamento degli altri emergenti e permette dei benefici di diversificazione potenzialmente solidi per gli investitori istituzionali”.

Il governo cinese è espressione di un sistema politico monopartitico che domina ogni aspetto decisionale del Paese. “Questo permette ai policymaker di poter formulare politiche di sviluppo a lungo termine che vanno al di là de cicli politici”, conclude Amstad.

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