Ambrosetti AM SIM: "Puntate a strategie che non siano indissolubilmente legate al futuro dei tassi"


Le economie mondiali faticano a rientrare su soglie di crescita accettabili nonostante le politiche monetarie siano tornate ad essere particolarmente accomodanti e con livelli di tassi d’interesse come quelli attuali viene da chiedersi quali margini di manovra abbiano ancora le autorità monetarie. Secondo Riccardo Ambrosetti, presidente di Ambrosetti AM SIM, è su quest’analisi che gli scenari potenziali devono dividersi in modo netto, in quanto ogni area presenta criticità diverse. “In America, trovandoci nella fase finale di un ciclo economico maturo, la Fed sembra avere ancora una varietà di strumenti ai quali attingere per supportare l’economia USA, tra tagli preventivi per mantenere la crescita economica e la possibilità di attivare politiche fiscali in grado di sostenere i redditi reali e far ripartire la domanda interna. Ma per lealtre aree sviluppate la situazione è ben diversa”, spiega l’esperto.

In Europa, solo alcuni Paesi potrebbero permettersi di attuare politiche fiscali adeguate e di certo manca la possibilità di un lavoro congiunto tra i governi in tal senso, mentre, se si guarda al livello dei tassi, i margini di manovra al ribasso sono pressoché esauriti essendo oramai per buona parte già tutti in territorio negativo come del resto risulta per il Giappone”, commenta Ambrosetti. Mentre negli Stati Uniti qualche inghippo tecnico alimenta dubbi sulla disponibilità di liquidità, in Europa e Giappone il problema è diametralmente opposto. “La disponibilità monetaria è alta ma è intrappolata tra bond governativi che non rendono o addirittura costano e livelli di fiducia delle imprese talmente bassi da soffocare il ciclo economico”.

In generale, per il presidente della società, il dubbio principale ora è di carattere strategico. “Gli interventi delle Banche centrali possono attutire gli impatti negativi di breve termine ma l’atteggiamento accomodante rischia di aumentare la possibilità di uno shock futuro più grande senza supporti politici e fiscali adeguati e se ciò avvenisse le autorità monetarie si troveranno con ancora meno strumenti a disposizione per combattere il problema”, avverte Ambrosetti.

Dove e come investire

Il dilemma che tormenta molti investitori consiste nello scegliere le strategie su cui puntare nell’era dei tassi negativi. A tal proposito, Ambrosetti fa una premessa: “L’investimento in obbligazioni restituisce un rendimento che non è solo rappresentato dal tasso di interesse ma anche dall’apprezzamento/deprezzamento del valore del titolo durante la sua vita”, spiega. “Ipotizzando, dunque, ulteriori spazi di discesa tasso, sia pure in molti casi in territorio negativo, un investimento obbligazionario potrebbe dare rendimento positivo in funzione della tipologia di titolo grazie all’apprezzamento del suo valore”.

Ciò detto, per il presidente di Ambrosetti AM SIM, i tassi negativi sono un necessario stimolo verso politiche di investimento maggiormente volte a finanziarie attività economiche più favorevoli allo sviluppo economico-sociale di quanto possano risultare gli investimenti obbligazionari e, in particolare, i governativi. “Occorre, quindi, puntare a strategie che non siano indissolubilmente legate al futuro dei tassi di interesse: strategie di investimento miste azioni-obbligazioni, dinamiche decorrelate che utilizzano tecniche di allocazione azionaria a basso rischio, in alcuni casi abbandonando l’abituale elevata liquidità dei principali prodotti finanziari, investendo in soluzioni private equity di lungo termine legate all’andamento dell’economia reale”, suggerisce.

Il rischio più grosso, tuttavia, è di tipo culturale: “I risparmiatori cresciuti nel mondo ‘rendimento garantito senza rischio’ potrebbero risultare restii a questo cambiamento e, quindi, mantenere alti livelli di liquidità con danno sia per loro che per la mancata ricaduta positiva economico-sociale”, sottolinea Ambrosetti. Secondo l’esperto, il nuovo mondo degli investimenti, “nel quale non esistono pasti gratis”, è difficile da accettare poiché scardina l’impalcatura comoda e sicura degli ultimi 50 anni. Considerando, poi, che i risparmiatori con cifre importanti da investire non sono giovani, questo problema di ancoraggio a un mondo che ormai non esiste più è molto radicato e difficile da smantellare. “La difficolta sta proprio nel condividere con il cliente questo cambiamento di paradigma”, riassume.

Per il presidente, la tentazione oggi è quella di ascoltare qualsiasi messaggio conforti circa gli ancoraggi storici, “accettando quindi le offerte di prodotti che garantiscono miracolosamente una cedola a fronte di investimenti a basso rischio”, spiega. “Gli studiosi di frodi finanziarie hanno dimostrato una stretta correlazione tra rendimenti obbligazionari e volume delle frodi finanziarie realizzate. In pratica, più bassi sono i rendimenti obbligazionari, maggiormente disponibile risulta il risparmiatore a sottoscrivere nuovi strumenti di investimento, anche con rendimenti apparentemente ragionevoli”, avverte. “Oggi assicurare il 5% ad un investitore medio italiano non è strano, suona come il rendimento di un BTP di solo 2 anni fa. In realtà, ottenere questo rendimento con investimenti obbligazionari a basso rischio è praticamente impossibile e si sa che perseguire ritorni impossibili porta a sostenere rischi altissimi”, conclude.

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