Alberto Foà ( AcomeA SGR): " Ecco i mercati emergenti che riescono a sedurre"


La politica monetaria degli ultimi anni, a livello globale, ci ha abituati a tassi di interesse vicini allo zero e all’acquisto di titoli per incrementare l’offerta di moneta, ma ora le cose stanno cambiando. Le principali economie mondiali stanno intraprendendo strade differenti, Alberto Foà, gestore obbligazionario e presidente di AcomeA SGR, in occassione della conferenza sulle opportunità dei mercati obbligazionari, tenutasi il 14 giugno scorso, ha delineato la sua view in questo contesto di significativo cambiamento.

Foà spiega che “negli Stati Uniti l’aumento dei tassi di interesse e le azioni di tapering hanno prodotto come principale effetto un incremento dei rendimenti dei titoli obbligazionari emessi dai Paesi emergenti più che proporzionale rispetto all’incremento dei tassi americani degli ultimi mesi”.

Per quanto riguarda invece l’area Euro “ la politica di ‘quantitative easing’ è ancora in atto, con rendimenti negativi fino a 7 anni per i governativi della Germania”, una dichiarazione che è stata successivamente confermata anche da Draghi, con la sua decisione di lasciare i tassi invariati almeno sino al 2019. In questo scenario il presidente di AcomeA SGR ha presentato le sue prospettive all’interno dei mercati obbligazionari. Spiega infatti che “ in questi mesi abbiamo lasciato a disposizione molta liquidità per avere la possibilità di cogliere opportunità più interessanti, man mano il mercato ci dava dei segnali”.

Il manager aggiunge “ stiamo puntando molto sulle emissioni in valuta forte dei Paesi emergenti, che sono fuori dal solito radar dei gestori nel tratto breve della curva”. Si tiene conto della solidità finanziaria del singolo Paese, “ per esempio la Russia presenta un attivo di bilancio delle partite correnti, maggiori riserve valutarie, più basso rapporto debito/pil, rappresenta un’ottima opportunità, come anche Turchia e Arabia Saudita, che nonostante le incertezze politiche, non presentano probabilità di default”, commenta l’esperto.

Foà spiega che “ le emissioni in dollari dei Paesi emergenti non sono sensibili al tasso di inflazione del Paese stesso, ma al tasso dei titolo americano equivalente, per questo ne risentono particolarmente delle manovre della Fed”. “Il sell-off degli ultimi giorni che ha interessato le obbligazioni dei mercati emergenti, è stato un problema di ‘positioning’”, il gestore sottolinea che “molte posizioni infatti sono state assunte non in maniera cosciente, ma, per noi, questo rappresenta un ulteriore opportunità”.

Per AcomaA SGR oggi le opportunità sui mercati obbligazionari provengono principalmente dai Paesi emergenti. Foà infatti sostiene che “ le emissioni dei Paesi sviluppati sono poco attraenti e persino pericolose, per due motivi: i rendimenti sono ancora troppo bassi sulla maggior parte dei tratti della curva, o proprio negativi, non conviene ancora comprare. Il secondo aspetto è il rapporto debito pubblico/pil vicino o superiore al 100% nella maggior parte dei Paesi sviluppati. Se prima l’Europa periferica era considerata la pecora nera delle economie sviluppate, oggi non è più un caso isolato, si aggiungono anche Francia e Stati Uniti”.

Alberto Foà ha parlato anche della sua posizione rispetto all’Italia, che rimane per il momento ancora negativa sulla curva oltre due anni, crede infatti che “continuerà ad esserci incertezza politica per lungo tempo, soprattutto in relazione ai parametri di finanza pubblica”. A fine maggio è esploso lo spread tra btp italiano e bund tedesco e AcomA SGR ha colto l’occasione di incrementare la sua esposizione su Italia perchè era divenuto conveniente (raggiungendo circa il 33%). “I rendimenti nel tratto breve della curva ad oggi hanno già subito ribassi, se continuano in questa direzione si può liquidare la posizione” aggiunge il gestore.

Foà commenta inoltre che “l’Italia deve mirare al contenimento del debito pubblico e a riforme strutturali, perchè è quello che si aspetta il mercato, se ciò non avviene, sarà difficile che lo spread possa ulteriormente abbassarsi”. Ad oggi i Paesi emergenti rimangono la soluzione di investimento obbligazionario migliore, “anche se bisogna avere molta prudenza”, sottolinea il manager, “se i tassi dei Paesi sviluppati aumentano, ciò non giova ai Paesi emergenti e in tal caso occorrerà fare anche valutazioni di currency”.

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