Agora Flex, una gestione dinamica del rischio


La politica d’investimento del fondo AgoraFlex si ispira ai criteri del ritorno assoluto e dell’adeguata remunerazione del rischio: “il portafoglio del fondo viene investito secondo criteri opportunistici, con un approccio top-down fondato congiuntamente sull’analisi dello scenario macroeconomico e sulle valutazioni relative tra asset class”, spiega Daniele Demartis, gestore del fondo Agora Flex e CIO di Agora Investments SGR.

Il Fondo investe in strumenti finanziari di natura azionaria ed obbligazionaria, potenzialmente denominati in qualunque valuta con gestione attiva del rischio di cambio, senza vincoli predeterminati in ordine alle categorie di strumenti finanziari, ai settori ed alla distribuzione geografica degli emittenti. “L’attività di gestione è svolta nell’ambito di una misura di rischio rappresentata dal Value at Risk (VaR) e con un obiettivo di rendimento pari a: Bloomberg Barclays Euro TSY-Bills 0-3 Months Index + 1,50%. Il Fondo non fa utilizzo di derivati ma utilizza ETP come strumenti di copertura del rischio”, precisa il CIO.

Controllo del rischio

L’Agora Flex ha nel controllo del rischio il suo principale punto di forza. “Contrariamente a molte strategie tradizionali, tende a ridurre l’esposizione al rischio in fasi di contrazione della volatilità in cui i mercati sono accomodanti e le valutazioni più dilatate mentre la gestione diventa più attiva quando emergono situazioni di stress finanziario o shock esogeni che generino pronunciate fasi di sell-off sui mercati”.

L’asset allocation iniziale per il 2020 era molto prudente: “l’esposizione al rischio era molto contenuta, la componente valutaria inferiore al 10% e la componente obbligazionaria di adeguato merito di credito”, spiega Demartis. “Tatticamente è stato mantenuto in portafoglio l’investimento in titoli decennali free risk così come l’esposizione al settore minerario aurifero è restata una scelta d’investimento core. A causa della pandemia da Coronavirus, l’incertezza sui mercati si è aggravata dal fatto che la politica monetaria potrebbe essere inefficace di fronte ad una crisi di offerta e ad una paralisi della domanda; una politica fiscale incisiva andrebbe coordinata a livello internazionale ma non tutti i Paesi hanno bilanci in grado di sostenere deficit eccessivi (Italia in primis) senza rendere la traiettoria del debito pericolosamente fuori controllo”.

Il gestore conclude: “nonostante la prudenza, c’è la consapevolezza sia che un’ulteriore riduzione dei tassi accompagnata da nuove misure non convenzionali di quatitative easing potrebbe avere un effetto dirompente sull’inflazione e sugli attivi rischiosi sia che le alternative di rendimento siano praticamente inesistenti e solo tatticamente si possano fare scelte razionali d’investimento nel reddito fisso a lungo termine”. 

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