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Per il post-crisi guardiamo a Eurobond e azionario sudafricano


Contributo a cura di Erik Renander, gestore del fondo HI EMIM Africa Fund di Hedge Invest SGR.

Data la volatilità registrata di recente sui mercati, sono stati necessari ampi cambiamenti ai portafogli per aumentare la liquidità e proteggere il capitale da un sell-off. Ora tuttavia stanno iniziando ad emergere diversi casi di titoli eccessivamente venduti, in grado di offrire opportunità molto attraenti. Ve ne sono due a cui stiamo guardando con particolare interesse.

La prima opportunità è quella offerta dalle azioni del Sudafrica. L’azionario sudafricano ha perso il 37% da inizio anno, se si considera il rendimento in euro. Questo calo deriva dalla combinazione di un crollo del 22% dell’indice Top 40 e del deprezzamento del Rand. I fattori che lo hanno determinato sono molteplici: infatti, l’effetto negativo del coronavirus si è sommato a una condizione già debole dell’economia locale e al declassamento del debito del Paese da parte di Moody’s al di sotto del livello investment grade. Ciò ha portato le valutazioni di banche, retail e fondi comuni immobiliari (REIT) su livelli pari o inferiori a quelli raggiunti durante la crisi finanziaria globale del 2008. Tuttavia, occorre prestare attenzione alla possibilità di un’ulteriore debolezza della valuta e prendere in considerazione la possibilità di utilizzare coperture valutarie per investire in questo mercato.

Una seconda opportunità interessante sta emergendo nel mercato degli Eurobond governativi africani. Gli Eurobond sono obbligazioni internazionali emesse in un Paese diverso da quello del debitore e denominate in una valuta diversa da quella del Paese di collocamento. Alcuni titoli di emittenti africani che a fine 2019 avevano rendimenti del 7-9% ora rendono il 9-23%. In particolare, gli Eurobond dei Paesi produttori di petrolio come Nigeria, Gabon e Angola sono stati duramente colpiti. Anche i bond della Namibia, storicamente considerati molto sicuri, sono passati da un rendimento standard del 4% all’8,5%. Stiamo monitorando con grande attenzione la risposta del Fondo Monetario Internazionale allo stress nel mercato degli Eurobond emergenti. Al momento, esso sta indirizzando i Paesi ad accedere alla propria Rapid Credit Facility (RCF), ma se le condizioni dovessero peggiorare, ci aspettiamo che il supporto offerto dal FMI aumenti, cosa che potrebbe rappresentare proprio l’evento catalizzatore che aspettiamo.

Siamo invece molto preoccupati riguardo alla pressione sulla valuta nigeriana e abbiamo quindi una view negativa sia sulle azioni che sui titoli governativi del Paese. Infine, guardiamo con cautela anche diversi bond in valuta locale, ad esempio quelli di Ghana ed Egitto. La sterlina egiziana è rimasta stabile per ora, ma ci preoccupa l’ampia presenza di capitali stranieri nel mercato dei titoli di Stato egiziani.

In ogni caso, un contesto volatile come quello attuale mette in luce ancora una volta l'importanza di una gestione attiva, flessibile e dinamica per proteggere il capitale dai ribassi e cogliere le opportunità a mano a mano che si presentano.

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