Addio quantitative easing, bentornata gestione attiva


È sufficiente un parziale recupero nel primo mese dell’anno per far dimenticare la pressione generalizzata vissuta nel 2018? Non dovrebbe essere così. Eppure un fenomeno di parziale rimozione di quanto appena vissuto potrebbe essere in atto. È quanto ritiene Natale Borra, head of Distribution Italia di Fidelity International, che, intervistato in occasione di ConsulenTia 2019, sottolinea un clima di eccessiva positività nell’industria. “Dovremmo ricordarci”, afferma Borra, “che le condizioni macroeconomiche non cambiano nel giro di poche settimane”. “Noi eravamo cautamente ottimisti a fine 2018 e lo siamo tuttora”, prosegue, “visto che le politiche rimangono generalmente supportive e la crescita a livello globale, seppur non eccitante, si mantiene a livelli accettabili. Le valutazioni, inoltre, dopo le correzioni del secondo semestre 2018, sono in generale interessanti”.

Un contesto in mutamento che è destinato a influire, secondo l’head of Distribution Italia di Fidelity International, sul portafoglio modello degli investitori così come si è evoluto negli ultimi anni. “Il lungo corso del quantitative easing ha creato un ambiente perfetto per la gestione passiva”, afferma Borra. “L’acquisto del beta di mercato era sufficiente per partecipare ai rialzi generalizzati favoriti dall’espansione dei bilanci delle Banche Centrali, ma i tempi della liquidità facile stanno per finire e la maturità del ciclo economico riporta al centro il tema della selettività”.

Il tema della delega orientata alla gestione attiva, all’approccio bottom-up e alla flessibilità fornirà dunque agli asset manager in grado di competere su questo terreno uno strumento per affrontare il 2019 con rinnovato spirito di fiducia. “Il ruolo del gestore di relazioni”, sottolinea però il manager, “diventa fondamentale poiché in questi momenti di cambiamento è essenziale che il mondo della consulenza capisca nel dettaglio confini e caratteristiche della delega e che questa venga adeguatamente spiegata al cliente finale”.

La costruzione del portafoglio dovrà, inoltre, avere secondo Fidelity International un dimensione globale e insieme specifica, affidandosi alle competenze dei team di gestioni lasciati liberi di agire in modo discrezionale. “Le distinzioni settoriali e geografiche conteranno sempre meno”, afferma Borra. “È ormai necessario trovare tematiche globali che offrano diversificazione rispetto ai rischi idiosincratici presenti oggi sui mercati. L’approccio tematico, laddove il rischio concentrazioni in universi composti da un numero non elevato di titoli è alto, deve andare di pari passo con la capacità di selezione del gestore, unico attore in grado di garantire una genuina diversificazioni in contesti complessi come quello dell’esposizione a singoli temi di investimento”.

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