Adams (MFS IM): “Creiamo opportunità obbligazionarie multisettoriali attraverso analisi bottom-up sia globali che regionali”


La creazione di nuove soluzioni di investimento in ambito obbligazionario rappresenta senz’altro uno degli obiettivi più importanti per i professionisti del risparmio gestito soprattutto in contesti, come quelli attuali, caratterizzati da bassi rendimenti e valutazioni elevate. Risulta quindi importante poter offrire una vasta gamma di soluzioni che sfruttino la possibilità di investire in diversi settori, regioni, e con differenti strategie: è questa una delle principali sfide che un asset manager dovrà affrontare. A spiegarlo a Funds People è William Adams, CIO Global Fixed Income di MFS Investment Management.

“In MFS cerchiamo di offrire ai nostri clienti soluzioni in grado di mettere insieme tutte le categorie che compongono l’universo fixed income creando vere e proprie ‘multi-sector opportunities’, attraverso analisi bottom-up su base sia globale che regionale”. L’approccio? Prima di tutto diversificare. “Nel nostro settore la diversificazione è fondamentale e può far la differenza in termini di performance e risultati. Questo è uno dei messaggi chiave che cerchiamo di trasferire sempre ai nostri clienti per evitare il rischio che si leghino a una singola asset class o a un singolo Paese o regione. Ciò che apporta valore aggiunto all’investimento è la flessibilità nel saper diversificare”, spiega il manager.

“Siamo molto attivi sulla duration statunitense. I principali dati economici dimostrano che la performance degli Stati Uniti è positiva. C’è grande fiducia per quanto riguarda i salari, il reddito, l’impiego e la creazione di ricchezza. In generale le prospettive degli Stati Uniti per il 2018 si dovrebbero confermare positive. Vorremmo focalizzarci maggiormente sulla duration europea, perché pensiamo si possano ottenere dei profitti interessanti; al momento invece, sottopesiamo la duration asiatica”, afferma Adams. Secondo l’esperto, l’Eurozona e il Giappone hanno registrato performance molto buone nel 2017, ragion per cui ci sono valide ragioni per ritenere che questa crescita prosegua anche nel 2018. La Cina al contrario potrebbe deludere. “La nostra view continua ad essere positiva sul segmento dell’investment grade, soprattutto statunitense (rating AA), sull’high yield americano, e su qualche opportunità nei mercati emergenti dell’emisfero sud che sembrano promettere bene”, aggiunge.

E per quanto riguarda l’Italia?
Per Adams, a differenza degli investitori equity, quelli obbligazionari e in particolar modo gli italiani sono troppo spesso legati ai titoli locali, venendo meno al principio della diversificazione. “Come già anticipato credo che per far bene sia fondamentale avere una diversificazione a livello globale e saper gestire correttamente il rapporto rischio-rendimento”. Molti investitori, continua Adams, sono propensi ad assumere maggiori rischi attratti dalla possibilità di ottenere maggiori performance massimizzando quindi le probabilità di ‘drawdown’ quando il mercato inverte le proprie tendenze. Il saper cogliere opportunità in diverse asset class ma con meno rischio è quello che contraddistigue MFS rispetto ai suoi competitor.

“Da sempre MFS si è imposto sul mercato come gestore attivo e i risultati ottenuti nel corso dei nostri 90 anni di storia ci hanno dato finora ragione. I nostri professionisti oltre a saper generare alpha su vari orizzonti di investimento puntano a proteggere il capitale durante le fasi “orso”. Le nostre soluzioni obbligazionarie globali hanno dimostrato sia in passato che tutt’ora la qualità dei nostri portafogli e la validità della gestione downside risk. Il motivo? È da ricercare nel nostro approccio strategico. In MFS riteniamo fondamentale oltre che far crescere il portafoglio, proteggerlo!”, afferma Adams.

Considerazioni macro
“Le recenti tensioni geopolitiche (Corea, Iran, politica estera di Donald Trump, ecc.), hanno comportato un aumento della volatilità che sembra destinata a crescere ancora. Sarà importante tener d’occhio le politiche monetarie delle Banche centrali man mano che il QE rallenterà e più avanti, nel corso dell’anno, l’inflazione che potrebbe rimettere tutto in discussione”, conclude il CIO.

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