Abenomics, sta funzionando davvero?


Sono passati quasi cinque anni dall’introduzione delle politiche monetarie che hanno preso il nome di Abenomics, ma quali sono gli effetti che hanno prodotto? A rispondere è Richard Kaye, gestore del Comgest Growth Japan.“Innanzitutto vorrei dire che l’Abenomics ha avuto tre impatti: il primo è sulle aziende, il secondo sulla politica estera e il terzo sul rafforzamento della politica interna”.

Il primo punto riguarda un impatto significativo sul tessuto industriale nipponico. Il primo ministro Abe continua la sua politica dei tagli delle tasse alle imprese, passando da un 42% nel 2012 a un 36% alla fine del 2017. Tale provvedimento ha avuto un impatto davvero significativo sugli utili, permettendo un rilancio della produzione. “Se guardiamo al profitto delle società in Giappone, troviamo una crescita simile a quella dei mercati emergenti: la crescita degli utili negli ultimi 6 anni è simile al dato registrato in India e Cina”, fa notare Kaye.

Il secondo aspetto riguarda il rafforzamento della relazione con gli Stati Uniti. Abe è stato il primo leader ad incontrare Donald Trump dopo le elezioni, rafforzando la relazione tra i due Paesi. I due leader condividono le stesse ideologie politiche: la deregolamentazione, la privatizzazione e la riduzione delle imposte sulle imprese. “Gli Stati Uniti sono il miglior partner commerciale del Giappone: dal nostro punto di vista, in termini di posizionamento, circa un terzo del nostro portafoglio è composto da aziende che esportano negli Stati Uniti”. Spiega Kaye: “Se con la riforma americana, gli utili delle aziende aumentano, significa che anche l’economia del Giappone ne trarrà beneficio”.

Il terzo punto riguarda un consolidamento della maggioranza parlamentare. L’anno scorso il ministro Abe è stato rieletto battendo la sua avversaria Yuriko Koike, governatrice di Tokyo. Koike è una persona molto carismatica, ma uscita sconfitta dalla tornata elettorale perché aveva un programma molto simile a quello di Abe (tra i principali punti di contatto la riduzione delle tasse e l’implementazione dei trattati di libero commercio con gli Stati Uniti). “Perché i giapponesi avrebbero dovuto scegliere un nuovo leader con le stesse idee di quello già in carica?” Tutto ciò ha permesso al Paese di aumentare la sua credibilità verso gli investitori esteri, ma soprattutto ha restituito agli investitori giapponesi la fiducia nel loro Paese: “Le banche giapponesi hanno ricominciato ad inserire all’interno delle loro GPF una serie di strumenti finanziari che investono nel Paese”, spiega Kaye.

Strategie e approcci di gestione
Il team di analisi e ricerca è composto da cinque persone ed è basato a Tokyo. Secondo Kaye, avere un team di studio e ricerca basato in Giappone è un aspetto di notevole interesse. Le aziende giapponesi sono molto complesse e le società che fanno analisi sul mercato sono poche. “I nostri portafogli sono molto concentrati, con 30-35 società”. E’ necessaria quindi una conoscenza e un rapporto duraturo con le imprese per riuscire a monitorare la crescita del business. Il gestore non utilizza strumenti derivati, ma predilige investire in beni difensivi per ridurre l’esposizione al mercato. Tra i fondi di Comgest che vantano il Marchio Funds People troviamo il Comgest Growth Japan con rating Consistente. Il comparto, gestito attivamente, investe in società con un obiettivo di crescita a lungo termine con sede o operanti in Giappone. Il fondo investe esclusivamente in azioni. Al momento la ripartizione settoriale è concentrata su beni ciclici (15,15%), beni industriali (33,03%), beni difensivi (15,70%) e tecnologia (13,12%).

Utilizziamo dei modelli previsionali, basati sulla tendenza demografica (popolazione attiva) ed è sulla base di tali modelli che monitoriamo l’andamento dell’economia nei prossimi 5 anni”, spiega Kaye. Il fondo investe quasi l’80% del portafoglio in società che distribuiscono dividendi. “Siamo convinti che il valore della nostra gestione dipenda da un investimento in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo”, conclude Kaye.

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