AB Eurozone Equity Portfolio, approccio private equity all’azionario europeo


“Ci approcciamo all’investimento azionario come proprietari d’impresa, utilizzando i risultati della nostra ricerca per sviluppare una prospettiva differenziata sulla capacità di un’azienda di generare flussi di cassa, elemento che teniamo in considerazione per poter comprare a prezzi che offrono ritorni interessanti”. Un framework interno di tassi di rendimento e analisi cluster di rischio proprietaria sono alla base della filosofia di gestione del fondo con rating consistente Funds People AB Eurozone Equity Portfolio, guidato da Tawhid Ali e Andrew Birse. I portfolio managers di AllianceBernstein applicano una selezione bottom-up, basata sullo studio dei singoli titoli in un’ottica che definiscono “private equity”. Il turnover di portafoglio è quindi determinato dall’analisi di ogni singola posizione. Il portafoglio è inoltre valutato rispetto al suo universo di investimento e ottimizzato per evitare di essere esposto in modo differenziato a rischi politici o macroeconomici. Tra le operazioni effettuate nel 2019 in tal senso, da segnalare la riduzione delle posizioni nel comparto bancario per mitigare la sensibilità del portafoglio a ulteriori ribassi dei tassi di interesse di lungo termine.

Analisi di perfomance

L’AB Eurozone Equity Portfolio da inizio anno ha registrato un ritorno lordo del 19% (al 30 settembre 2019, in euro), sottoperformando lievemente l’indice MSCI EMU. I ritorni assoluti riflettono il rimbalzo dei mercati succeduto a un fine 2018 decisamente sottotono, grazie anche a un ulteriore accomodamento da parte delle principali banche centrali. “La modesta sottoperformance della strategia”, commentano Tawhid Ali e Andrew Birse, “è legata a una nostra sottoesposizione a titoli più difensivi e di tipo growth che trovano invece ampio spazio nel benchmark e che sono risultati alquanto richiesti dagli investitori”. “Non avere in portafoglio ASML, uno dei principali produttori di strumenti per la manifattura dei microchip, e LVMH è stato ad esempio un freno per la nostra performance relativa quest’anno”, specificano.

Guerra commerciale e le pressioni su Airbus

L’ulteriore escalation delle tensioni commerciali rappresenta un rischio significativo, specialmente per il mercato dell’Eurozona, più esposto rispetto ad altre regioni al settore industriale e all’export. “Da parte nostra cerchiamo di capire come questo rischio possa influire su profitti e flussi di cassa delle singole società”, spiegano i portfolio manager del fondo AB Eurozone Equity Portfolio.

Airbus è un esempio interessante e una delle maggiori posizioni nel nostro portafoglio. Le dinamiche di scambio di questo titolo nel breve termine sembrano risentire effettivamente sia delle aspettative sul fronte Cina/Usa, sia dei recenti e più specifici sviluppi. In particolare dell’annuncio di dazi da parte degli Stati Uniti come risposta ai sussidi che in passato l’Europa ha garantito alla società francese, tariffe che si sono rivelate essere meno onerose per Airbus di quanto atteso dal mercato. Le azioni di Airbus potrebbero addirittura beneficiare dell’inasprimento dei rapporti tra Washington e Pechino, nel caso in cui la Cina dovesse preferire il player europeo al rivale Boeing in future commesse. È vero anche che potrebbero soffrire se succedesse il contrario, ovvero se qualche accordo tra i litiganti mettesse Boeing in pole position. La nostra convinzione, fondata su forti basi di ricerca, rimane quella che la performance di lungo termine della società, e quindi anche il prezzo del titolo, sia legata alla generazione di cassa che Airbus sarà in grado di produrre attraverso i suoi sforzi. Nei prossimi anni le prospettive sono solide, dato che il modello chiave A350 e il nuovo A320 entreranno in una fase più remunerativa”, analizzano nel dettaglio Tawhid Ali e Andrew Birse, dimostrando la profondità dell’approccio stock-picking applicato alla gestione del fondo con marchio consistente Funds People.

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