2020 e flessione dei green bond: facciamo un punto


Contributo a cura di Pietro Sette, research analyst di MainStreet Partners.

L’instabilità dovuta al rallentamento economico e industriale e i timori rispetto ad un possibile nuovo verificarsi di restrizioni sugli spostamenti legati al Covid-19, hanno senz’altro prodotto un impatto significativo sui mercati finanziari. 

In particolare, le emissioni di green bond hanno subito una brusca frenata nei primi mesi del 2020, con un minimo nel mese di febbraio, in cui abbiamo assistito all’emissione di soli 7 miliardi di dollari in green bond a livello globale. Tuttavia, dopo pochi mesi, ci troviamo in una situazione diametralmente opposta: sono bastati i primi quindici giorni di settembre per far segnare il volume mensile più alto di emissioni green da inizio anno, 26 miliardi di dollari, e per sancire la ripartenza. 

In ogni caso, fatta eccezione per settembre, che si sta appunto rivelando un mese straordinario, nel periodo gennaio-agosto 2020 sono stati emessi solamente 130 miliardi di dollari di green bond, un ammontare raggiunto con due mesi di anticipo nel 2019. Nonostante la flessione osservata, il 2020 ha portato un consolidamento dell’utilizzo di questo strumento da parte dei governi. Infatti, ben cinque emittenti statali (Cile, Francia, Indonesia, Lituania e Paesi Bassi) sono tornati a lanciare obbligazioni verdi sul mercato e hanno dimostrato come questo strumento stia divenendo sempre più convenzionale nelle tesorerie statali, un fattore importante per la crescita del comparto, che proprio nel 2020 ha raggiunto il traguardo di quota mille emittenti.

Come noto, una caratteristica chiave dei green bond risiede nella possibilità di associare ciascuna obbligazione a specifici progetti ambientali. Questo aspetto si rivela particolarmente cruciale nel caso specifico del settore utility, poiché permette una più efficace transizione energetica da parte delle società. A conferma di questa tesi, vediamo infatti come nei primi sei mesi del 2020, un’emissione su quattro è stata prodotta da società “Corporate” (non appartenenti al settore bancario), con il 25% di queste obbligazioni provenienti dal comparto utility in piena transizione: E.ON(Germania), EDP (Portogallo) e Iberdrola (Spagna).

I protagonisti della ripartenza settembrina

Durante questo mese, troviamo in prima fila la Germania, che ha emesso il suo primo green bond per un controvalore di 6,5 miliardi di euro. Ilgreen bond tedesco ha portato con sé un livello di innovazione inusuale: l’obbligazione è stata infatti emessa in congiunzione con un’emissione tradizionale, non green, con le stesse caratteristiche. La struttura “twin” permette all’investitore di convertire il green bond nel suo gemello e favorisce così liquidità per l’emissione green. Al debutto sul mercato nel mese di settembre anche la Svezia, con un importante emissione equivalente a circa 2 miliardi di dollari.

Oltre alle obbligazioni verdi, un’altra tipologia di bond che favorisce l’allineamento di fonti di finanziamento e target di sostenibilità è ilSustainability-Linked Bond. Nel mese di settembre, Novartis, nota multinazionale farmaceutica, ha infatti collegato il coupon di una nuova emissione ad un target di raggiungimento di pazienti nei paesi in via di sviluppo, e anche l’azienda Suzano, il più grande produttore di pasta di cellulosa e carta nel Sudamerica, ha emesso un sustainability-linked bond connesso a tematiche ambientali.

Nonostante l’attività economica stia solo lentamente tornando ai ritmi pre-Covid, processo che con ogni probabilità si completerà non prima della fine del 2021, i trend secolari della sostenibilità e della transizione energetica sono tornati a far notizia sui mercati finanziari, con emissioni green in forte aumento e strutture obbligazionarie innovative. Davanti a noi c’è ancora il quarto trimestre. In questo anno difficile è davvero arduo fare previsioni: staremo a vedere se i green bond riusciranno a sostenere i ritmi di settembre o se dobbiamo attenderci ulteriori rallentamenti.

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