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Zenit Multistrategy Sicav, a breve la quotazione di Defender


Dopo Stock picking, Stability e Global opportunities, Zenit Multistrategy Sicav si prepara al lancio di un quarto comparto attivo: Defender. Funds People ha chiesto a Marco Simion, presidente di Zenit Multistrategy Sicav, Senior portfolio manager e  membro del comitato investimenti di Zenit SGR, di tracciare un primo bilancio.

Simion, cosa rappresenta per voi la quotazione dei fondi in Borsa? 
Per una società prodotto come la nostra la quotazione rappresenta un’opportunità importante. La piattaforma garantisce la tutela tipica di un mercato regolamentato MiFID compliant e rappresenta un valido canale di distribuzione complementare al modello tradizionale esistente, permettendo di allargare considerevolmente il bacino di potenziali soci sottoscrittori dei nostri comparti. Per i risparmiatori italiani la quotazione in Borsa consente di approcciare l’investimento anche con piccole cifre, aumentando la scelta a loro disposizione. Il tutto a commissioni ridotte, comparabili a quelle dei clienti istituzionali.

Quale pensa possa essere la risposta dei risparmiatori italiani e quanto stima di raccogliere con questi fondi? 
La stima sulla nuova raccolta è resa difficile dalla passiva resistenza da parte di molti intermediari, come reti e banche, che tendono a ostacolare l'acquisto dei prodotti da parte del cliente (mi ricorda la resistenza agli ETF di una decina di anni fa). Tuttavia è vero che manca ancora un'adeguata informazione e pubblicità. Borsa Italiana, a mio vedere, potrà svolgere un ruolo molto importante sulla conoscenza di quest’opportunità.

Si tratta di un banco di prova in vista del collocamento di ulteriori nuovi fondi o iniziative? 
Per Zenit Multistrategy Sicav, questi sono i primi tre fondi, cui dovrebbe seguire il quarto comparto attivo, Defender.

Quali sono le principali caratteristiche  dei tre comparti?
Stock picking è un fondo azionario Italia. Investe con uno stile di gestione attivo, prevalentemente in titoli azionari italiani con focalizzazione sulle mid/small cap e offre l’opportunità di cogliere le potenzialità di crescita di un segmento che è il cuore della produttività e della creatività del sistema imprenditoriale italiano. Il suo focus è investire in small cap di nicchia che diventeranno le star del futuro.
Stability è un fondo di fondi bilanciato flessibile. L’investitore ha la possibilità di beneficiare non solo della diversificazione geografica e settoriale, ma anche della diversificazione derivante dalle diverse politiche d’investimento attuate dai gestori dei fondi sottostanti. Gli investimenti sono gestiti attraverso l’utilizzo di modelli di natura algoritmica e quantitativa per svincolare le scelte dalla soggettività e dall’emotività.
Global opportunities, infine, è un fondo bilanciato flessibile globale. Il suo obiettivo è di investire nelle società migliori dei settori più promettenti, cogliendo le opportunità d’investimento nelle diverse fasi del ciclo economico. Attua un’ampia diversificazione del portafoglio e ha un focus su aziende di qualità, sottovalutate e con un buon potenziale rialzista.

In questo contesto di mercato, quale dei tre fondi è più adatto? 
Ogni fondo racchiude delle caratteristiche proprie in termini di rendimento, volatilità e mercato di riferimento, perciò più che al contesto di mercato guarderei agli obiettivi del cliente, alle sue aspettative e al suo profilo di rischio.

Ormai siamo alla fine dell'anno, è possibile tracciare un bilancio 2015 e fare una preview degli obiettivi per il 2016? 
Gli obiettivi raggiunti, a un mese di distanza da fine anno, pongono i nostri fondi nel primo 10% delle rispettive categorie di appartenenza. Un ottimo risultato in assoluto, ancor più di valore, se contestualizzato in un anno, come quello che sta per finire, dove si sono avvicendati movimenti degli indici molto marcati in un senso e nell’altro. Quanto alla preview, in un ambiente a modesta crescita economica come l’attuale e visti i livelli raggiunti dai principali indici, non mi aspetto ritorni a doppia cifra sugli indici azionari, anzi, direi che siamo appesi al filo del ciclo economico che, guardando all’Europa, stenta ancora a mostrare chiari segni di ripresa. Potremmo quindi aspettarci un’ampia volatilità soprattutto se i dati macro pubblicati nei prossimi mesi saranno deludenti. È pur vero, comunque, che siamo in un contesto di QE da parte della BCE e questo dovrebbe aiutare: “Don’t fight the Fed” dicono a NYC.

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