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Voluntary disclosure, un’altra occasione perduta?


C’è ottimismo da parte del direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, in tema di voluntary disclosure che la scorsa settimana ha detto in apertura dei lavori del Telefisco 2015: “dai primi segnali ci aspettiamo un’adesione massiccia. Stiamo attrezzando gli uffici e formando il personale”. Intanto è arrivato il rilascio del modello e delle istruzioni definitive ed è così partita ufficialmente la cosiddetta collaborazione volontaria con il fisco per regolarizzare capitali o patrimoni detenuti all’estero (o anche in Italia) in violazione delle norme fiscali. Ecco come la pensa Andrea de Vido, AD di Finanziaria Internazionale.

Possiamo aspettarci un grande rimpatrio e di che ammontare?

Purtroppo anche questa sembra diventare l’ennesima occasione perduta. A distanza di parecchi mesi dall'inizio delle prime discussioni sull’argomento non sembrano ancora totalmente risolti vari aspetti tecnici. Vengono sistematicamente disattese le legittime aspettative dei cittadini di poter godere di norme chiare, semplici e certe. In mancanza di un quadro di questo tipo è difficile prevedere i comportamenti. Assisteremo a un conflitto tra la paura di infilarsi volontariamente in un processo di cui non si è in grado di prevedere compiutamente sviluppi e conseguenze, al di là delle norme per come sono attualmente scritte, e la consapevolezza crescente che non esiste rifugio sicuro per capitali illegittimamente accumulati in grado di proteggere dalle richieste del fisco di contribuire al finanziamento delle spese dello Stato. Se i contribuenti condivideranno, come personalmente ritengo sia giusto, questa seconda ipotesi, il gettito potrebbe essere considerevole.

Quali sono i nodi da sciogliere tra questione penale, burocrazia, comparsa di figure professionali che si improvvisano consulenti? E chi ci guadagna? 

In Italia sono proliferati nel tempo molti professionisti del Fisco, a naturale conseguenza della infinita capacità della Pubblica Amministrazione di produrre adempimenti onerosi e norme difficilissime da decifrare. Conviviamo già con un corpo di consulenti che si sono moltiplicati proprio per consigliare i contribuenti. Non dovrebbero servire quindi nuove figure. Il tema piuttosto è quello della adeguatezza della padronanza che possono conseguire tenuto conto che fino ad alcuni giorni fa i testi erano soggetti a modifiche, privi delle istruzioni, dei regolamenti, etc. È intuitivo che il processo alla fine si ritrovi disrupted. Manca una fonte adeguata di sapere, conoscenza: non ci sono vincitori in uno scenario dove chi dovrebbe assistere le scelte dei contribuenti si trova ad acquisire una enorme mole di informazioni emanate in uno scenario di continuo cambiamento ed evoluzione.

La Svizzera potrebbe paradossalmente tornare alla ribalta nel senso che molti potrebbero pensare di lasciarli (o portarli) in Svizzera in chiaro per timori sull'euro, o perché la considerano una piazza più interessante?

Mi permetto di premettere che su questo tema abbiamo assistito a feroci discussioni sulle differenze tra rimpatrio e mantenimento degli averi all’estero (rimpatrio giuridico). Si perde così l’aspetto principale della questione. A mio avviso l’obiettivo principale dell’esercizio è la diffusione della cultura della legalità e un ulteriore passo verso l’eliminazione del sommerso. In un mondo liberalizzato non fa molta differenza se i patrimoni sono gestiti in Italia o all’estero, almeno su certi aspetti. Ad esempio non è assolutamente diverso ai fini della gestione del rischio valutario che le somme siano detenute in Italia o all’estero: io posso ordinare alla mia banca italiana di detenere franchi svizzeri (un bond, un’azione) ovvero dire alla mia banca estera di detenere titoli denominati in euro. Ma per incoraggiare l’arrivo anche fisico dei capitali con i conseguenti vantaggi per l’economia - occupazione, centri decisionali, accessibilità - servono più semplicità nel sistema e soprattutto più certezza e stabilità nel tempo dell’assetto normativo. Che la mancanza di queste caratteristiche abbia impatti negativi parrebbe certificato dalla proposta dell’esecutivo di garantire agli investitori esteri un quadro di certezze all’interno del quale pianificare gli investimenti. Mi chiedo quindi: e degli italiani chi si occupa? Loro sono abituati, e subiscono.

Cosa auspica? 

L’augurio è duplice. Da un lato auspico che tutti si convincano che il sommerso non ha futuro e che questa è un’occasione per regolarizzare la propria posizione, per quanto con i limiti e limitazioni sulla efficacia tombale, dall'altro che la Pubblica Amministrazione inizi a produrre legislazione con caratteristiche ben diverse e più rispettose dei diritti dei cittadini.

 

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