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UniCredit, la banca punta all’estero e procede l’integrazione col gestito di Santander


Nuovo piano per l’espansione all’estero per UniCredit che vuole diventare la banca più internazionalizzata tra quelle italiane: prima sarà la volta di Spagna e Portogallo, poi di Sudamerica, Asia e Medio Oriente. Intanto in Spagna UniCredit aprirà una filiale dedicata esclusivamente al CIB, il settore corporate and investment banking, in capo a Gianni Franco Papa, che si occuperà di mercato dei capitali anche per il Portogallo. L’obiettivo, come ha fatto sapere l’amministratore delegato Federico Ghizzoni, non sarà appunto “fare concorrenza alle banche spagnole retail” ma costruire una piattaforma di servizi a disposizione delle imprese: quelle spagnole interessate a operare nei Paesi in cui è presente Unicredit e viceversa.

Intanto il gruppo che a Milano ha sede in Piazza Gae Aulenti sta portando avanti un’altra partita in salsa tutta spagnola: l’integrazione con le attività di asset management del colosso spagnolo Santander che riguarderà tutte le attività di Pioneer Investments, comprese quelle negli Stati Uniti. Ancora, informative vere e proprie al CdA non ne sono state date, tuttavia la trattativa con la controparte spagnola, insieme ai fondi WarburgPincus e GeneralAtlantic starebbe procedendo secondo i tempi previsti, seppur più lunghi di quelli che tutti avevano in mente un anno fa, quando era stata avviata la trattativa in esclusiva. Non si sanno quindi ancora nei dettagli i piani operativi ma quello che si sa è che l’operazione darà vita a una società che gestisce 350 miliardi di masse in 40 diversi Paesi e dovrebbe liberare 20/25 punti base di Common Equity Tier 1 ratio per Unicredit.

In ogni caso, sia l’espansione della rete del CIB, sia lo sviluppo del wealth management, rientrano tra le azioni messe a punto dalla banca per potenziare la componente dei servizi e quindi delle commissioni. Un’ulteriore conferma di questo obiettivo si dovrebbe avere nei prossimi mesi, quando Unicredit presenterà l’aggiornamento del piano industriale. Del resto, lo stesso Ghizzoni lo aveva già accennato: il documento strategico sarà più focalizzato sul capitolo commissioni ed è proprio nell’ottica della diversificazione dei ricavi che la banca sta cercando di potenziare la propria presenza internazionale al di fuori dell’Europa. L’idea è di fare alleanze con istituti locali, non tanto acquisizioni.

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